Nelle fabbriche dell’automotive di Cassino, nei magazzini della logistica, nei cantieri e negli ospedali della provincia, ogni giorno migliaia di lavoratori affrontano condizioni che non dovrebbero essere accettabili: appalti che comprimono salari e diritti, pronto soccorso sotto pressione, liste d’attesa che durano mesi.
Questa è la cifra di una quotidianità logorante che la CGIL si è sempre impegnata ad osservare da vicino, cercando di individuarne le contraddizioni e i punti nevralgici su cui intervenire con puntualità, a sostegno di chi ne paga le conseguenze. Da qui, dalla conoscenza attenta di un sistema che da troppo si reitera fortificandosi in negativo, nascono le due proposte di legge di iniziativa popolare promosse dalla CGIL nazionale: “I Diritti Non Si Appaltano” e “Salute è Diritto”.
Venerdì 15 maggio 2026 la CGIL Frosinone Latina scenderà in piazza in quattro città del territorio per presentarle alla cittadinanza e avviare la raccolta delle 50.000 firme necessarie per ciascuna per depositarle in Parlamento, online tramite SPID o CIE e in presenza presso tutte le sedi CGIL.
Come sempre si parte dalle assemblee, luoghi di incontro e dialogo come primo atto di una campagna che porterà i banchetti nelle piazze e nei luoghi di lavoro del territorio. Per la CGIL Frosinone Latina è fondamentale incontrare di persona lavoratori e cittadini e spiegare direttamente in cosa consistono queste proposte e perché sono urgenti.
La proposta sugli appalti nasce da una realtà concreta, visibile a livello territoriale come riflesso diretto di logiche nazionali che tengono nella morsa della stessa precarietà l’intera Nazione. Milioni di lavoratori in appalto e subappalto svolgono le stesse mansioni dei dipendenti diretti del committente, ma con salari più bassi, minori tutele e maggiore esposizione a infortuni e ricatti.
L’appalto si è trasformato, in troppi casi, in uno strumento di sfruttamento permanente e di competizione al ribasso sul costo del lavoro. La proposta introduce il principio di stesso lavoro, stessi diritti: chi lavora nell’appalto su attività tipiche del committente deve avere lo stesso inquadramento e lo stesso salario dei dipendenti diretti. Si tutelano le false partite IVA con un equo compenso minimo, si rafforza la responsabilità del committente in materia di sicurezza, si rende automatica l’assunzione in caso di appalto illecito accertato, si limita il subappalto nei settori a maggiore rischio.
La proposta sulla sanità parte da dati che non lasciano spazio a interpretazioni: otto Regioni non garantiscono i livelli essenziali di assistenza, un decimo della popolazione rinuncia alle cure, la spesa a carico delle famiglie ha superato i 43 miliardi di euro. La proposta fissa un pavimento invalicabile al finanziamento del Fondo Sanitario Nazionale — non meno del 7,5% del PIL dal 2030 — elimina i tetti di spesa per il personale, rende obbligatorie le Case della Comunità su tutto il territorio nazionale e garantisce assistenza pubblica ai 3,9 milioni di anziani non autosufficienti. La salute non si può regionalizzare a seconda della ricchezza del territorio in cui si nasce: per questo la proposta esclude esplicitamente la sanità dall’autonomia differenziata.
Di questo si parlerà durante le assemblee del 15 maggio che si terranno:
- a Cassino alle ore 9.00 alla Villa Comunale,
- a Formia alle ore 16.00 in Piazza della Vittoria,
- a Frosinone alle ore 9.00 in Parco Matusa
- a Latina alle ore 9.00 in Piazza del Popolo. Seguiranno presidi con banchetti per la raccolta firme sul territorio.
Le province di Frosinone e Latina conoscono bene il costo di politiche industriali assenti e di un welfare che si restringe anno dopo anno. Queste due proposte sono una risposta di merito a problemi reali: raccogliere le firme necessarie per portarle in Parlamento è il primo passo per trasformare quella risposta in legge.
