SUONATORE “SUONATO”: VA NEL LOCALE PER ESIBIRSI E VIENE CONDANNATO PER I DIRITTI SIAE

Si reca nel locale per suonare, lo fanno firmare e diventa socio: alla fine il musicista viene multato pesantemente perché non erano stati pagati i diritti Siae

Con una facile battuta si può parlare di “suonatore suonato”. È la curiosa vicenda, con beffa, che coinvolge il musicista Carlo D’Ambrosio, napoletano d’origine trapiantato a Latina, che ha ricevuto un decreto penale di condanna da parte dell’allora giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Giorgia Castriota, per non aver pagato i diritti Siae di un locale di Latina, il Mama Club in Via Pontinia.

C’è un piccolo particolare. D’Ambrosio non è proprietario né gestore e, in quella data del 27 ottobre 2018, si era recato nel locale per suonare in qualità di musicista. All’entrata, come spesso capita in locali gestiti da associazioni culturali, in questo caso un’associazione sportiva dilettantistica ricreativa, si firma la tessera per diventare socio. E così ha fatto D’Ambrosio, firmando e diventando socio del Mama Club.

Mai avrebbe pensato che quella firma gli sarebbe valsa un decreto penale di condanna per non aver pagato i diritti Siae del locale in cui aveva suonato. Un compito che, come accade ovunque, spetta a chi gestisce il locale, sebbene il ragionamento del giudice di Latina sia stato che, in qualità di socio, D’Ambrosio avrebbe dovuto sincerarsi e pagare i diritti.

Fatto sta che il musicista classe 1965 e il coetaneo Massimo Priciani, fondatore dell’associazione alla base del Mama Club, si trovano imputati dinanzi al giudice monocratico Francesca Ribotta sulla base di quell’accertamento svolto dalla Guardia di Finanza che fece emergere il mancato pagamento dei diritti Siae: vale a dire la diffusione dei brani musicali dal vivo.

Il processo si è aperto perché la difesa di D’Ambrosio, rappresentata dall’avvocato Alessandro Mariani, ha avanzato atto di opposizione a quel decreto penale da 6mila euro. Una cifra anche piuttosto cospicua.

Secondo l’avvocato difensore Mariani, infatti, la legge non punisce il musicista ma solo l’organizzatore, comminando sanzioni, anche penali, a lui in qualità di imprenditore che ha lo scopo di lucro della esibizione e quindi della esecuzione dei brani come sfruttamento del diritto d’autore. L’addebito al musicista è una forzatura.

Oggi, in udienza, è stata ascoltata una dipendente della Siae che ha spiegato le modalità in cui vengono svolte gli accertamenti nei locali. Il processo riprenderà il prossimo 8 gennaio. Al momento, rimane la beffa.

Articolo precedente

“DIRTY GLASS”, DALLA FALSA ESTORSIONE INIZIÒ LA MAXI-INDAGINE: “LA DENUNCIA CI APRÌ AL MONDO DI IANNOTTA”

Articolo successivo

FURTI DI ALCOLICI NEI SUPERMERCATI DI LATINA: DENUNCIATI DUE UOMINI

Ultime da Giudiziaria