“Le nuove Case di Comunità di Gaeta e Formia e il nuovo Ospedale di Comunità di Gaeta arrivano in un territorio che continua a soffrire carenze di servizi, liste di attesa sempre più lunghe e una sanità territoriale insufficiente. Per questo ogni nuovo presidio sanitario dovrebbe rappresentare una risposta concreta ai bisogni dei cittadini, non l’ennesima occasione di propaganda politica.
Riteniamo grave il tentativo della destra di trasformare queste inaugurazioni in una passerella, come se si trattasse di opere nate oggi per merito dell’attuale governo regionale. La verità è che questi interventi sono il risultato di una programmazione avviata negli anni scorsi dalle giunte di centrosinistra, che hanno costruito il percorso e reperito le risorse. Oggi il centrodestra prova a intestarsi il risultato finale di un lavoro avviato da altri. Alla destra lasciamo le passerelle.
La vera domanda è un’altra: queste strutture saranno in grado di funzionare come annunciato, e con quale personale? I cittadini del Sud Pontino non hanno bisogno di cerimonie. Hanno bisogno di servizi reali, personale sufficiente, tempi di attesa più brevi e una sanità pubblica che torni a funzionare.
C’è però un elemento che non può essere ignorato: mentre si moltiplicano annunci e inaugurazioni, la Giunta Rocca non sta producendo quel cambio di passo promesso sulla sanità laziale. Le liste d’attesa restano fuori controllo, i pronto soccorso continuano a essere in sofferenza e la carenza di personale non è stata affrontata con misure strutturali adeguate.
Il rischio concreto è che si stia scegliendo la strada più semplice — quella della comunicazione e del ricorso crescente al privato — invece di investire con decisione sul rafforzamento della sanità pubblica. È una scelta politica precisa, che scarica sui cittadini i limiti di un sistema che avrebbe bisogno di ben altro coraggio.
Per questo non basta rivendicare opere ereditate o tagliare nastri: governare significa assumersi la responsabilità di far funzionare davvero i servizi. E su questo terreno, ad oggi, il centrodestra è ancora lontano dal dare risposte credibili ai cittadini del Sud Pontino.
Aprire un edificio non equivale a garantire un servizio. Senza medici, infermieri, operatori, organizzazione e investimenti stabili, anche le strutture più nuove rischiano di restare contenitori vuoti. Al di là della propaganda, quello che ancora manca è una visione di insieme sulla sanità del Sud Pontino.
Le dichiarazioni ufficiali parlano di una Casa di Comunità a Formia attiva 24 ore su 24, sette giorni su sette, con presenza medica continua e con servizi ambulatoriali, assistenza infermieristica, presa in carico dei pazienti fragili, diagnostica di base e continuità assistenziale; e di un Ospedale di Comunità con 20 posti letto per pazienti cronici e a bassa intensità di cura. Tutto condivisibile sulla carta. Ma con quali risorse umane questi servizi verranno garantiti davvero e in modo stabile nel tempo? Servono medici di medicina generale, pediatri, infermieri di famiglia, specialisti, assistenti sociali e strumenti diagnostici. Senza queste figure si creano aspettative destinate a essere deluse.
Queste inaugurazioni arrivano inoltre in un territorio che continua a fare i conti con criticità pesanti: carenze croniche di medici e infermieri, difficoltà nel coprire i turni, la chiusura dell’ambulatorio di Diagnosi Vascolare del Dono Svizzero, il potenziamento ancora insufficiente del presidio, il progressivo aumento del ricorso al privato e la tenuta dei servizi nei periodi più delicati dell’anno. Il Sud Pontino aspetta ancora risposte sulle aree interne, sulla situazione di Ponza e Ventotene e sull’emergenza-urgenza estiva. Presentare queste aperture come la soluzione dei problemi è una forzatura lontana dalla realtà.
A noi interessa che queste strutture funzionino davvero, che i cittadini trovino personale, risposte e tempi certi. Il Sud Pontino aspetta una sanità pubblica all’altezza da troppo tempo — e, ancora, non ce l’ha”.
Così, in una nota, i segretari di Circolo del PD del Sud Pontino.
