CASALESI E SLOT: NELLA MAXI INDAGINE ANCHE GLI INTERESSI NELLE MACCHINETTE

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Maxi operazione dei carabinieri contro un gruppo legato al clan dei casalesi, fazione Zagaria. Su richiesta della Dda di Napoli, il giudice per le indagini preliminari ha disposto 23 misure cautelari: 19 persone in carcere e 4 ai domiciliari.

L’indagine, avviata nel 2019, ha ricostruito l’attività di un’organizzazione attiva tra estorsioni, usura, traffico di droga e controllo di settori economici. Il gruppo sarebbe stato gestito da familiari del capo clan, con ruoli divisi tra gestione operativa e collegamento con i vertici. Tra le contestazioni anche intestazioni fittizie, gestione di slot machine e imposizioni nelle compravendite di terreni. Individuati esercizi commerciali usati come basi operative. Sequestrati 600 cartucce e circa 11 chili di stupefacenti. Disposto inoltre il sequestro preventivo di beni per circa 40 milioni di euro. Tra gli arrestati anche il nipote del boss, rintracciato e catturato a Tenerife, dove si era trasferito dopo la scarcerazione.

E proprio nel settore del gioco d’azzardo legalizzato, spuntano i nomi di Giacomo Penna e Biagio Vallefuoco, titolari della “Seven Slot Srls”, accusati di aver piazzato i loro apparecchi nei bar della zona non con la qualità dei prodotti, ma “spendendo” il nome di Carlo Bianco.

Chi resisteva, come il titolare dell’Havana Club a Casal di Principe, veniva estromesso con la forza dell’intimidazione mafiosa. Un sistema di concorrenza sleale che garantiva al clan entrate costanti e pulite.

Secondo l’accusa, Penna e Vallefuoco, il primo 55enne di Afragola, il secondo 52enne di Villaricca, forti del legame con il clan Zagaria, avrebbero imposto una gestione monopolistica della apparecchiature elettroniche da intrattenimento di cui aveva disponibilità, che piazzavano negli esercizi commerciali sul territorio avvantaggiandosi della forza intimidatrice de vincolo criminale.

Penna e Vallefuoco risultano anche soci al 50% ciascuno di una società, la Gica Slot srl, che è ubicata a Minturno, sull’Appia, ma con sedi operative tra Cellole e Caivano. Una società, nel campo delle slot machine, che è stata dichiarata fallita diversi anni fa. I due, ad ogni modo, con la Seven Slot, sarebbero stati accorti, intestando la società a terze persone.

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