OMICIDIO MAGRINO: COSTITUITE SEI PARTI CIVILI

Luigi Magrino
Luigi Magrino

Omicidio di Luigi Magrino: iniziata l’udienza preliminare nei confronti dell’uomo accusato del delitto

Si è svolta l’udienza preliminare a carico di Giancarlo Pagliaro, 67 anni, accusato dell’omicidio volontario del formiano Luigi Magrino. Rimane immutata per l’imprenditore l’aggravante della premeditazione. Al termine dell’udienza preliminare, Pagliaro è stat rinviato a giudizio davanti alla Corte di Assise. A costituirsi parti civili ben sei famigliari: il padre, la madre, due sorelle, un fratello, difesi dall’avvocato Ciro Balbo, e i due figli minori di Magrino. Il processo partirà nei prossimi mesi con l’avvio del dibattimento.

La Procura di Santa Maria Caputa Vetere, lo scorso autunno, ha chiuso le indagini a carico del 67enne imprenditore, Giancarlo Pagliaro, accusato dell’omicidio volontario del 41enne campano, ma trapiantato a Formia, Luigi Magrino, freddato in un distributore di benzina di Mondragone lo scorso 28 aprile.

Dopo l’arresto, si era avvalso della facoltà di non rispondere, Giancarlo Pagliaro, fermato dai Carabinieri con l’accusa di avere ucciso con due colpi di pistola Luigi Magrino. L’uomo, difeso dagli avvocati Antonio Miraglia e Alfonso Quarto, aveva, però, rilasciato dichiarazioni spontanee al giudice per le indagini preliminari Rosaria Dello Stritto. “Ho temuto per la mia vita e per quella dei miei familiari, sono stato minacciato da lì è partita la colluttazione e ho fatto fuoco”, aveva detto Pagliaro, titolare del mobilificio “Franchino Home Design”, nel corso dell’interrogatorio di convalida dell’arresto.

Il Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere aveva convalidato la custodia cautelare in carcere, escludendo però le aggravanti contestate al killer il quale deve rispondere di omicidio volontario d’impeto.

Un gesto, quindi, dettato dalla concitazione del momento che cela altri dettagli finora non emersi. Uno di essi, che potrebbe essere più di una traccia, è quello recuperato dai Carabinieri di Mondragone i quali avevano trovato una fattura nel corso di una perquisizione al veicolo utilizzato da Pagliaro il giorno in cui si era visto al distributore di benzina a Mondragone.

La fattura si trovava in una busta trasparente, emessa dalla società Franchino Mario & Co. a favore di Magrino. La somma era rilevante: 743mila euro. Non sarebbe da escludere che possa c’entrare con il presunto movente dell’omicidio riferito da alcuni conoscenti di Pagliaro.

I soldi in questo omicidio c’entrano eccome. C’è, infatti, la testimonianza di un amico dell’imprenditore che ha spiegato di come Giancarlo Pagliaro avesse problemi di natura economica. La difficoltà avrebbe indotto Pagliaro a contattare Magrino il quale lo avrebbe tranquillizzato, dicendogli che avrebbe recuperato i soldi per pagare i debiti, in tutto circa 600mila euro tramite una polizza assicurativa da attivare. Ad ogni modo, le promesse di Magrino si sarebbero rivelate solo una truffa, tanto che Pagliaro avrebbe iniziato a dare soldi a Magrino senza avere nessuna corrispondenza. Una truffa che aveva portato all’incontro “chiarificatore” poi sfociato nel sangue.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i due si trovavano nell’abitacolo del Suv di proprietà di Magrino dove è iniziata una discussione degenerata nei colpi d’arma da fuoco. Il colpo che ha ucciso Magrino ha preso l’uomo al collo per uscire dalla nuca. Dopo l’omicidio, i Carabinieri del reparto territoriale hanno trovato due bossoli e il caricatore della pistola con un colpo inesploso. La pistola, però, è scomparsa, né Pagliaro ha voluto o saputo fornire dettagli per il ritrovamento.

In sostanza, Pagliaro ha spiegato che la pistola non era sua, ma di Magrino, il quale avrebbe tentato di aggredirlo. Lui, Pagliaro, si sarebbe solo difeso, per poi sparare due colpi di pistola e uccidere l’uomo.

Magrino, come noto, è stato ucciso lunedì 28 aprile 2025, in una stazione di rifornimento di benzina Agip, a Mondragone, in provincia di Caserta. Tutto è successo dopo le ore 10 quando il commerciante di auto, residente a Formia dal 2021, è stramazzato a terra.

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L’imputato, Giancarlo Pagliaro, era presente. Era in aula ma non ha proferito parola alcuna, ha solo annuito con la testa quando il giudice gli ha chiesto conferma sui due avvocati difensori. I difensori hanno tentato di far cadere l’aggravante della premeditazione senza successo. Infatti il pubblico ministero ha esposto la propria tesi che il giudice ha accolto rinviando a processo, davanti alla Corte di Assise, il commerciante di Mondragone, reo confesso del delitto di Luigi Magrino. Si sono costituite ben 6 parti civili: il padre, la madre, due sorelle, un fratello (tutti difeso dall’avvocato Ciro Balbo di Teano) e i due figli minori di Magrino. Il processo partirà nei prossimi mesi con l’avvio del dibattimento. L’imputato rischia l’ergastolo.

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