ZACCHEO PER LA “LIBERTÀ D’ESPRESSIONE”: SOLIDARIZZA COL SITO DI CUI CHIESE IL SEQUESTRO

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Vincenzo Zaccheo
Vincenzo Zaccheo

Un imputato col clan Travali consiglia al centrodestra di Latina di “chiudere Latina Tu” nel caso di vittoria alle elezioni comunali. Tra gli attestati di solidarietà al sito/blog, quello di Vincenzo Zaccheo che dimentica un “piccolo” particolare

La solidarietà espressa a parole e con i fatti è sempre un piacere in un mondo come quello dell’informazione dove chi scrive e prova a dare un servizio è spesso e troppe volte lasciato solo, anche in ragione di invidie incrociate e piccinerie meschine.

Succede che, venerdì sera (29 luglio), in risposta a un articolo pubblicato su “Latina Tu” da Andrea Stabile, dal titolo eloquente “Si torna al voto in 22 sezioni: mistificazioni e silenzi di Vincenzo Zaccheo“, l’ex Presidente della Provincia di Latina e storico esponente della destra pontina, Salvatore De Monaco, scrive sulla sua pagina Facebook: “Altro che l’instabile……su Latina Tu“, campeggiante su un’immagine che ritraeva una bella frittura di pesce servita presso il noto ristorante di Latina “Pietro il Pescatore”.

Una risposta ironica, goliardica e simpatica che dileggiava l’autore dell’articolo, Andrea Stabile, per la quale, nonostante andasse contro un autore del sito, non si poteva che sorridere. Insomma, fossero tutte così le risposte, si vivrebbe in un mondo civile e in cui, un po’ tutti, a cominciare da noi, ci si prenderebbe meno sul serio. Tuttavia, le risposte, come ben sanno gli operatori dell’informazione e i giornalisti, sono sovente di altro tedio e colore: invece di fritture di pesce e battute, arrivano diffide, letterine di avvocati, messaggi di ogni tipo, minacce di querele e, infine, denunce…e quando va male, ma proprio male, per fortuna quasi mai, anche istanze di sequestro.

Ebbene, tra i commenti al post di De Monaco, ce ne era uno che proprio non poteva passare inosservato: “Prima cosa da fare: chiudere Latina Tu“, ossia un invito rivolto al centrodestra di Latina nel caso di vittoria alle prossime e già storiche (perché uniche) elezioni per le Comunali di Latina in cui si ri-voterà in 22 sezioni.

A scrivere un commento del genere, uno dei compari del clan Travali, al momento sotto processo, nel procedimento denominato “Reset”, accusato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di estorsione con l’aggravante mafiosa. A quel commento, il sottoscritto ha deciso di rispondere (leggi di seguito il post pubblicato sul mio profilo Facebook), sottolineando che un personaggio noto alle cronache giudiziarie poteva vergare porcherie beatamente sotto il post di un ex Presidente della Provincia.

Da qui, ne sono venuti commenti di solidarietà da più parti, sia alla mia persona che allo stesso sito “Latina Tu” che gestisco. Solidarietà da cittadini, lettori, amici, conoscenti, attivisti nelle più disparate associazioni della provincia, sindacalisti e anche dal mondo politico. In particolare, anche da esponenti locali di diversa estrazione, da destra a sinistra, senza distinzione, compresi i due sfidanti alle prossime elezioni comunali: Damiano Coletta e Vincenzo Zaccheo.

Li ringrazio pubblicamente entrambi, ma proprio perché Latina Tu nasce con un intento e un’aspirazione chiara, rifuggendo qualsiasi pelosa accondiscendenza nei confronti di ogni parte politica (negli anni si sono incazzati tutti, da sinistra a destra), non ho potuto fare a meno di notare un aspetto che non nascondo mi ha fatto strabuzzare gli occhi.

Incomincio col dire che sono contento sinceramente della solidarietà di Zaccheo che ha scritto parole molto nette: “Apprendo che un imputato coinvolto al processo relativo al clan Travali si è espresso dicendo “Prima cosa da fare è chiudere Latina Tu”. Chi mi conosce sa che ho la più alta considerazione della libertà di stampa in una società civile e democratica e dell’informazione libera e in grado di esprimere opinioni. Pertanto esprimo la mia assoluta e incondizionata solidarietà alla testata Latina Tu e a Bernardo Bassoli che ne è il creatore. In passato ho subito attacchi gratuiti da parte di alcuni organi di informazione, ma non mi sognerei mai di mettere il bavaglio alla libertà di espressione e di informazione che è sancita dalla nostra Carta Costituzionale”.

Dichiarazioni che fanno anche personalmente piacere. Dichiarazioni peraltro che non possono che essere condivise da tutti, in un certo senso talmente condivisibili da sfiorare l’ecumenico. Solo che, non essendo ancora (o ancora del tutto) nell’età della memoria che fa cilecca, ho avuto un moto naturale che quasi quasi mi ha fatto cadere dalla sedia, una volta aver letto ciò che aveva scritto l’onorevole Zaccheo.

È vero e lo rivendico, nei confronti dell’onorevole il sito Latina Tu non è mai stato tenero, cercando di documentare sull’operato amministrativo di un ex Sindaco che ha governato il capoluogo dal 2002 al 2010 e approfondendo la vicenda di una delle più importanti inchieste che Latina abbia mai visto e che non ebbe, per così dire, fortuna. Insomma, per Zaccheo, Latina Tu non è mai stato un bel leggere. Ecco perché le dichiarazioni di solidarietà gli farebbero ancor più onore se non fosse che proprio lui (non l’unico, peraltro, tra i politici pontini e non solo) ha querelato almeno per un paio di articoli pubblicati su Latina Tu – “Le verità nascoste” e “Latina all’Asta terza parte“. Nel primo articolo si ripercorrevano le vicende dei rapporti intercorsi fra il già Sindaco Zaccheo e il suo vice Galardo e si ponevano interrogativi sulla sconosciuta fine delle conseguenti indagini. Nel secondo articolo si scriveva di alcune scelte amministrative e affari immobiliari andati in scena a Latina durante l’amministrazione Zaccheo: tra cui l’Icos e il Palazzo Pegasol.

Sin qui niente di strano, Zaccheo querelò come suo diritto ritenendosi diffamato. Era l’autunno 2018. Il problema è che l’onorevole Zaccheo chiese addirittura il sequestro preventivo del sito “Latina Tu e della relativa pagina Facebook. Una richiesta peraltro reiterata in un supplemento di denuncia presentata in seguito. Di quella querela, passati quasi quattro anni, non ho saputo più nulla dall’autorità giudiziaria dalla quale mi sono fatto interrogare, fornendo tutti gli elementi e i documenti che attestavano che non vi fosse diffamazione.

Sarà stata la canicola estiva, la trance agonistica per la campagna elettorale, ma è difficile pensare che un uomo attento come l’onorevole Zaccheo non ricordi questa sua richiesta alla magistratura. E aggiungo che tra le tante denunce da difformi parti che mi sono arrivate in quattro anni di “Latina Tu”, lui è stato l’unico a chiedere il sequestro del sito. Un sito che all’epoca della richiesta era appena nato (2018), segno che l’onorevole aveva avuto la vista lunga dal momento che non gliene abbiamo risparmiata nessuna di critica, sempre documentata e carte alla mano.

Ma noi che siamo persone semplici, vogliamo essere fiduciosi: il candidato Sindaco non ricorda e proprio perché ha “la più alta considerazione della libertà di stampa in una società civile e democratica e dell’informazione libera e in grado di esprimere opinioni”, è nostro dovere assolvere a questo compito. E abbiamo fatto di più, non pubblicando un’opinione ma un fatto: la richiesta di sequestro del sito di Latina lo è stato, ossia il contrario del rispetto per l’informazione libera.

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