VILLINI ABUSIVI A BELLA FARNIA: APPELLO CONFERMA CONDANNE

Corte d'Appello di Roma
Corte d'Appello di Roma

I 285 villini di Bella Farnia sequestrati nel 2006 perché abusivi tornano alla “ribalta”: ora la Corte d’Appello conferma la condanna per abuso d’ufficio

La storia è annosa e inizia nel 2004 quando i villini costruiti nel territorio di Sabaudia furono venduti ad alcuni privati. Nel 2006 scattò il sequestro per lottizzazione abusiva eseguito dai Carabinieri del Nipaf su richiesta del sostituto procuratore della Procura di Latina Giuseppe Miliano e a finire accusati di abuso d’ufficio e reati di natura urbanistica furono Carmine Ciccone e la madre Carmen Lorenzi, rappresentanti dell’impresa edile “Petrarca Costruzioni”, i funzionari comunali Carlo Gurgone e Vincenzo D’Arcangelo, e l’ex sindaco di Sabaudia Salvatore Schintu. I villini, peraltro, furono costruiti al posto di una residenza per anziani.

Su quei 12mila metri quadrati di fondo agricolo, infatti, avrebbe dovuto sorgere una casa per anziani autosufficienti, ossia un progetto “a fini sociali che, invece, fu trasformato in un complesso edilizio grazie a una delibera del Comune di Sabaudia il quale rilasciò i permessi a costruire per 285 unità abitative, per l’appunto i i villini del Villaggio del Parco.

Il 21 dicembre 2019, dopo anni di peripezie giudiziarie che hanno visto interpellate anche la Corte Costituzionale e la Corte Europea, la Corte di Cassazione respinse i ricorsi degli acquirenti di alcuni dei villini di Bella Farnia che ricorrevano per chiedere il dissequestro eseguito ben 13 anni prima dal Nipaf.

Nel frattempo, lungo il corso di quegli anni, la Corte d’Appello di Roma aveva dichiarato per i cinque imputati, nel 2012, il proscioglimento per intervenuta prescrizione. Nonostante la prescrizione, i titolari della Petrarca Costruzioni, Ciccone e Lorenzi, rinunciarono ad essa e furono condannati per due anni di reclusione oltreché a ritrovarsi con tutto il complesso dei villini confiscato.

In quella pronuncia datata 2019, la Cassazione stabilì che la lottizzazione abusiva era stata accertata ma c’erano ancora punti da chiarire. Il procuratore generale della Corte di Cassazione, infatti, aveva chiesto un nuovo rinvio alla Consulta e l’annullamento della sentenza per Ciccone e Lorenzi condannati per abuso d’ufficio. Sentenza di condanna annullata, quindi, e rinvio alla Corte d’Appello di Roma chiamata a pronunciarsi di nuovo nei confronti dei due titolari della Petrarca Costruzioni.

Inoltre, rinviate alla Corte d’Appello capitolina anche le posizioni di alcune parti civili, ossia gli acquirenti di alcuni dei villini.

Ora la Corte d’Appello di Roma si è pronunciata di nuovo sulla base di quei rinvii e ha deciso che per Lorenzi e Ciccone va confermata la condanna a due anni per abuso d’ufficio e la confisca dei villini è confermata per quelle parti civili, in tutto 15, che avevano ricorso.

Per quanto riguarda gli altri che avevano comprato i villini (in tutto all’origine erano 107) la vicenda rimane ancora aperta, essendo considerati loro come promissari acquirenti che, quindi, potranno rivalersi sulla Petrarca Costruzioni in sede civile.

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