SUL CAMION CON 342 CHILI DI DROGA: CONDANNA DEFINITIVA PER PADRE E FIGLIO

Trasportavano complessivamente 82 chili di marijuana e 269 chili di hashish, suddivisi in 21 colli occultati all’interno dell’autoarticolato, per un peso complessivo di 342 chili di sostanza stupefacente.

È diventata definitiva la condanna del Tribunale di Velletri, confermata anche dalla Corte d’Appello e ora dalla Cassazione, per i due bulgari Petzev Kostadin Kirilov e Petzev Kiril Kostadinov, rispettivamente padre e figlio, classe 1959 e 1982. I due uomini, difesi dall’avvocato Oreste Palmieri, sono stati ritenuti responsabili del reato di spaccio di sostanza stupefacente per avere trasportato e detenuto 82 chili di marijuana e 269 chili di hashish.

Secondo la difesa, la sentenza dell’Appello “avrebbe dato per presupposto, senza adeguata prova, che l’imputato avesse caricato la sostanza stupefacente sull’autoarticolato e fosse consapevole dell’ingente quantitativo trasportato. L’aggravante sarebbe stata quindi applicata in assenza di elementi idonei a dimostrare la conoscenza della quantità di droga”. Inoltre, tra i motivi addotti, vi era l’incensuratezza,
l’assenza di carichi pendenti, l’ammissione dei fatti e il comportamento processuale collaborativo e un precedente specifico per il più giovane risultato estinto e non valutabile.

Il ricorso, però, è stato ritenuto inammissibile. Quanto alla posizione di Petzev Kiril Kostadinov, gli ermellini ha valutato la consapevolezza dell’ingente quantitativo di droga trasportata, circostanza che emerge chiaramente dalle concrete modalità del fatto.

Le dimensioni del carico, il numero dei colli e le modalità di occultamento rendono del tutto illogico sostenere che chi abbia partecipato al caricamento e al trasporto non si sia rappresentato l’eccezionale entità del quantitativo di sostanza. L’aggravante è stata ritenuta sussistenza anche sul piano oggettivo, dal momento che il quantitativo di principio attivo accertato supera enormemente le soglie elaborate dalla giurisprudenza di legittimità in tema di “ingente quantità”.

Bene, secondo la Cassazione, ha fatto il Tribunale di Velletri a valutare per i due bulgari “l’inserimento della condotta in un traffico internazionale organizzato e, con riferimento al figlio, la presenza di un
precedente specifico, indicativo di una non episodica inclinazione al delitto”.

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