SOCIETÀ SPOLPATE E RAPPORTI DI FORZA: IL FIUTO DI IANNOTTA PER GLI IMPRENDITORI IN CRISI

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Luciano Iannotta
Luciano Iannotta

Il sistema Iannotta, se ce ne è uno, si era specializzato attorno allo spolpamento di società in difficoltà: il caso esemplificativo è quello delle società di Franco Pagliaroli, notissimo imprenditore nel ramo dei vetri e finito indagato nell’operazione Dirty Glass

Gestivano le proprie attività commerciali realizzando profitti illeciti derivanti dall’acquisizione di asset distratti da società commerciali in dissesto” – così la Questura di Latina nella prima nota che mercoledì 16 settembre annunciava agli organi d’informazione la notizia che era in corso, dalla notte, l’operazione Dirty Glass, sicuramente tra le più importanti negli ultimi anni in provincia di Latina soprattutto perché ha colpito uno degli imprenditori più chiacchierati: Luciano Iannotta, nei mesi addietro menzionato diffusamente dai due pentiti del Clan Di Silvio nel processo Alba Pontina.

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È proprio riguardo all’ipotesi di bancarotta contestata Iannotta, al braccio destro Luigi De Gregoris, all’altro uomo considerato prestanome, Pio Taiani, a Gaetano Del Vecchio e al medesimo Franco Pagliaroli (classe 1935), ex autotrasportatore divenuto il re del vetro in provincia di Latina e oltre, che si comprende bene il modo di operare del Presidente di Confartigianato (dopo l’arresto sostituito pro-tempore dal vice).

Da tenere presente che Iannotta, oltre che all’indagine Dirty Glass, sul lato dei fallimenti societari ha in piedi, correntemente, ben tre procedimenti (in passato ha inoltre incassato qualche assoluzione e qualche prescrizione per reati tributari e fiscali, ad esempio in un processo che ha visto coinvolto il fratello minore Filippo Iannotta): risulta indagato dalla Procura di Latina per bancarotta fraudolenta nel fallimento della Industriale Pontina srl e Antares Industriale Group srl; è imputato in un processo al Tribunale di Roma per reati di bancarotta patrimoniale in concorso con l’ex legale rappresentante della Thethys srl Alessandro Celeste Farassino, perché, in qualità di amministratore di fatto, avrebbero distratto 275mila euro e rotti corrispondenti al margine di profitto della Thethys in ragione dell’appalto del Porto Nettuno. In quell’occasione la predetta società, pur in stato di insolvenza, versava oltre un milione di euro alla Antares Industriale Group srl.

Oltre a questi due procedimenti, ce ne è un terzo che vede indagato Iannotta e per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio con il commercialista di Latina Paolo Fontenova, e altri soggetti considerati “prestanome”, per il fallimento della società Ferro Presagomato.

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Una “curriculum” che rende evidente di come, al di là degli esiti penali, l’imprenditore di Sonnino abbia come focus i patrimoni e gli asset delle società e sia abile a fiutare quelle che sono in difficoltà. Condotte che, però, possono incidere su realtà imprenditoriali fino a poco tempo prima molto floride, come quella di Pagliaroli già, tuttavia, compromesse da gestioni allegre.

Ma prima di analizzare cosa sia successo alla storica attività dell’imprenditore nato a Priverno, il cui figlio Umberto e l’ex moglie di lui Gina Cetrone sono a processo per fatti collegati alle stesse dichiarazioni dei pentiti che hanno messo nei guai anche Luciano Iannotta, è utile capire cosa significa per l’attuale Presidente del Terracina calcio possedere diverse società.

C’è da stabilire subito il ruolo di Luigi De Gregoris, il braccio destro insieme a Natan Altomare, o come lo hanno definito i pentiti una vera e propria testa di legno di Iannotta. A causa dei numerosi precedenti penali, quest’ultimo non può ricoprire cariche societarie, ecco perché si affida a persone di fiducia, tra questi, sicuramente con un ruolo preminente, c’è De Gregoris. Tante sono le società di capitali controllale da Luciano Iannotta e formalmente amministrate da prestanome. Gli investigatori le dividono in due gruppi.

Ci sono le società controllate dalla AKROS Holding formalmente amministrata e in quota parte fittiziamente possedute da Luigi De Gregoris: risultano operative da un punto di vista commerciale.
E poi ci sono le le società cartiere definite dallo stesso Iannotta “border line”, anch’esse fittiziamente amministrate e possedute da prestanome ma utilizzate per la consumazione di diversi reati di natura tributaria e fallimentare.

LA STRATEGIA DEL RAGNO – Dalle indagini è emerso il rapporto tra Iannotta e le società riconducibili a Franco Pagliaroli. Infatti, l’imprenditore sonninese ha la capacità di infilarsi nel contesto quando le società di Pagliarioli sono in dissesto, comportandosi, almeno a quanto sostengono gli inquirenti, da vero rapace distraendo il patrimonio delle società decotte e lasciando con un pugno di mosche i creditori. Lo fa, ad esempio, nel caso della società di Pagliaroli in seguito dichiarata fallita, con la stipula di un contratto di affitto nel 2013 in favore della società Italy Glass, facente parte la sua galassia, e la distruzione dei libri sociali.

È il curatore fallimentare delle società di Pagliaroli a riferire che Iannotta le ha di fatto prese in mano le società distraendo dalle stesse elementi attivi suscettibili di un reimpiego in termini economici, destinando tali risorse alla Pagliaroli Italia Spa (poi Italy Glass), fornendo così all’imprenditore pipernese l’aiuto necessario a nascondere te perdite.
Società, quelle di Pagliaroli, che hanno subito due fallimenti praticamente all’unisono tra il Tribunale di Latina e quello di Benevento.

Da notare che nel corso degli anni, e nel mezzo dell’intervento di Iannotta, la Pagliaroli Vetri spa fondata nel 1989 e con un certo profitto (fino al 2011, a detta del Presidente del Collegio sindacale, fatturava 40 milioni all’anno) cambia nome in Pagliaroli Vetri srl con sedi a Mazzocchio e poi in un’altra via di Pontinia, e ancora in Global Distribution srl. Denominazioni mutate insieme ad azzeramenti e ricostituzioni del capitale, cambio di amministratori (i penultimi due sono i campani Del Vecchio e Pio Taiani, entrambi nella cerchia Iannotta ed entrambi indagati in “Dirty Glass”) fino alla nomina di un bulgaro sconosciuto: Nikifirov Zahari. Nomina che più o meno coincide con il trasferimento della società, ex Pagliaroli, nella capitale bulgara di Sofia.

Il curatore fallimentare del procedimento beneventano ha dichiarato a chiare lettere che la Pagliaroli vetri srl era una scatola vuota senza nessuna attività, merce nello stabilimento, alcuna insegna identificativa. Tesi confermata anche dal Presidente del collegio sindacale che aveva attribuito il depauperamento della società alla condotta dei figli di Pagliaroli.

Sfiancata dal comportamento del figlio di Pagliaroli, come Umberto della Vetritalia spa che, secondo il Presidente del Collegio sindacale, pretendeva forti anticipazioni dei pagamenti a favore della sua società, o dell’altra figlia che utilizzava la carta di credito societaria per acquisti personali, nel 2013 fa il suo ingresso Luciano Iannotta il quale, secondo la ricostruzione investigativa, fiuta la preda e inizia a comportarsi come fosse il proprietario avvalendosi della consulenza di alcuni avvocati e commercialisti romani.

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Secondo gli inquirenti, Iannotta e i “prestanome” che hanno guidato la Pagliaroli Vetri srl l’hanno condotta verso un graduale e voluto dissesto. In particolare, Iannotta, come amministratore di fatto, dopo aver estromesso Pagliaroli e con lui i figli, ha messo su “una complessa
operazione imprenditoriale volta ad acquisire surrettiziamente il patrimonio dell’impresa riconducibile a Franco Pagliaroli prima che la dichiarazione di fallimento ne imponesse l’assoggettameto ad una procedura concorsuale
“.

Iannotta, come un segugio, aveva compreso che la Pagliaroli stava per affondare, subentra a Franco Pagliaroli ormai stanco e frustrato dall’andamento del suo business, e ne spolpa i beni come quando riferisce a Natan Altomare di avere “tutto quel blocco di magazzino enorme che mi sono riportato dalla Pagliaroli“. Tramite una tattica da cuculo, Iannotta ridusse alle sue dipendenze anche il figlio di Franco, Umberto, e l’ex moglie Gina Cetrone, un tempo consigliere regionale, e finiti entrambi rinviati a giudizio, insieme al Clan Di Silvio, in un processo per estorsione mafiosa.

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Capisco che stanno alla canna del gas – dice Iannota ad Altomare riferendosi a Cetrone e Pagliaroli – perché comunque quello che ci stai a dare serve per pagare i debiti che ne hanno fatti a montagne e quindi non hanno i soldi per fare benzina né soldi per mangiare niente“. E Altomare: “Ma se questi non trovavano a te che facevano?“. Iannotta: “Eh, si buttavano al fiume Amaseno…ma sarebbe stato un bene per l’umanità“.

Iannotta si avvalse anche del figlio di Gina Cetrone e Umberto Pagliaroli, ossia il giovane Franco Paglioroli junior (non indagato), tra i nove prestanome utilizzati per ottenere i fondi europei.

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Che Iannotta avesse preso il posto di Pagliaroli viene confermato anche dai verbali rilasciati dai pentiti Renato Pugliese (il figlio di Cha Cha dice di aver conosciuto Iannotta tramite Umberto Pagliaroli) e Agostino Riccardo alla Squadra Mobile di Latina. Una convinzione che viene maturata anche dal fatto che lo stesso Pagliaroli fece loro pena, avendolo giudicato un gran lavoratore ormai soppiantato da Iannotta: “Ci disse che aveva perso tutto – dichiara Agostino Riccardo – e che ormai aveva preso tutto Iannotta“. Dopodiché per Iannotta inizia il rapporto con Riccardo e Pugliese, e quindi col clan Di Silvio: “Ci siamo messi in definitiva a disposizione di Iannotta per fare alcune attività. Ci disse che tutti i suoi soldi li portava a Londra…e che aveva acquistato un attico in un palazzo tutti di vetro“.

Iannotta, a quanto sostengono i pentiti, chiese referenze di Riccardo e Pugliese a Luigi Ciarelli, condannato per narcotraffico ingente, e boss del Clan omonimo. Ecco perché Iannotta, come raccontato anche nel processo Alba Pontina, levò d’impaccio Renato Pugliese da un debito che aveva con i Ciarelli.

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Un imprenditore scaltro senza dubbio, Iannotta, che ha rivoluzionato il concetto di mondo di sotto, mondo di sopra e mondo di mezzo. A differenza di quanto sosteneva Carminati nella famigerata intercettazione dell’inchiesta Mafia Capitale dove i piano erano ben divisi e comunicanti, qui non si capisce bene a quale dei mondi appartenga Iannotta. Anzi, a dire il vero, appare intercambiabile.

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