SEMI-LOCKDOWN IN PROVINCIA, MITRANO SBOTTA: “ORDINANZA DA RIVEDERE, INTERVENIRE SOLO SUL NORD PONTINO”

Cosmo Mitrano
Cosmo Mitrano

Zingaretti serra col mini lockdown la provincia e non si fanno attendere le reazioni dei sindaci: Coletta è cauto, Mitrano lotta per feste e cerimonie

Lo avevamo scritto ieri che la Regione Lazio sarebbe intervenuta laddove i sindaci non lo avessero fatto. L’ordinanza era attesa da tutti ed era solo questione di tempo.

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Al netto delle indignazioni un tanto al chilo che l’articolo di Latina Tu ha suscitato in taluni sindaci della provincia di Latina, con commenti fuori luogo tipo quello della sindaca di Roccasecca Barbara Petroni che ci accusa di dire “fandonie” senza spiegare perché, la situazione dei contagi, in provincia di Latina, impennatisi del 155% dal 4 ottobre, era monitorata da almeno una settimana sia dalla Regione che dal Comitato tecnico scientifico (sentito per le vie brevi da Zingaretti e il suo entourage).

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La Prefettura lo sapeva bene: ecco perché, dopo i 73 casi di domenica 4 ottobre, si era affrettata a convocare un primo vertice tra le autorità territoriali, alla presenza di Presidente della Provincia e Sindaco di Latina, e un secondo, fotocopia del primo, mercoledì 7 ottobre, dopo un’altra escalation da 60 contagi giornalieri.

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Tuttavia, nessuno tra gli amministratori locali ha voluto prendere di petto la situazione, aspettando che intervenisse la Regione che, incurante degli equilibri territoriali, una scelta l’ha fatta e pure drastica. Una sorta di semi-serrata che ha colpito soprattutto pub, bar, ristoranti e ospedali.

Dopo l’emissione dell’ordinanza, il sindaco di Latina Damiano Coletta ha convocato, ieri, in serata, una conferenza web per la stampa, in cui ha sostanzialmente ribadito ciò che aveva sostenuto la sera prima dai microfoni della trasmissione web “Baraonda Latina”: mi allineo anche se ho a cuore commercianti e operatori della movida. Aggiungendo, abbastanza sorprendentemente, che il Comune di Latina è comunque un esempio virtuoso nel contrasto al Covid-19. Peccato che da quando il primo cittadino latinense ha emesso la sua ordinanza pro-mascherine, e anche dopo quella rafforzativa della Regione Lazio che inaspriva le multe per chi non indossa le protezioni a 400 euro, di controlli e sanzioni se ne sono visti col contagocce, se non proprio zero carbonella. Nessuna task force tra Polizia Locale e Forze dell’Ordine progettata dal sindaco e dalla sua amministrazione, né invocata da qualche rappresentate amministrativo e politico; neanche un monito che seppure velleitario sarebbe stato gradito da chi ha deciso di rispettare le regole. L’amministrazione, così come quella di altri Comuni, è rimasta, tutto sommato, inerte in balia degli eventi.

Ecco allora perché, l’intervento a gamba tesa di un altro sindaco, il sempre vulcanico Cosmo Mitrano di Gaeta, lascia quantomeno perplessi. Per il sindaco della città del Golfo, va revocata la misura del numero massimo di 20 persone, con registrazione e adozione delle misure di prevenzione, per feste private e cerimonie civili e religiose.

Per poi continuare così: “La salute al primo posto, giusto adottare tutte le prescrizioni e le misure necessarie per contenere il virus, ma che siano provvedimenti equilibrati. Allerta ma non allarmismo, resto perplesso nel leggere l’ordinanza regionale di ieri che a mio avviso va un pochino rivista. Un’ordinanza che penalizza tutta la provincia di Latina quando si poteva intervenire solo per l’area nord della stessa dove, in questo momento, assistiamo al picco dei contagi“.

Concordo pienamente sul divieto di assembramento nelle aree antistanti l’accesso di scuole, banche, uffici postali ed altri uffici pubblici oltre che nei luoghi pubblici. Sono giusti anche i punti 2 e 4 dell’ordinanza sul contingentamento degli ospiti per tavoli, sul rispetto del distanziamento sociale, nei ristoranti e nei locali, l’obbligo di esposizione all’ingresso degli esercizi commerciali ed uffici aperti al pubblico, il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente in rapporto alle dimensioni dei locali e nel rispetto del distanziamento sociale, ma trovo estremamente superfluo e contraddittorio il punto 1“.

“Qui si parla di un numero massimo di 20 persone, previa registrazione e adozione delle misure generali di prevenzione, partecipanti a feste private, anche successive a cerimonie religiose. Come dire, se si tratta di un matrimonio o di una cerimonia il limite è di 20 persone e magari lo stesso locale, al di fuori della festa, può ospitarne molte di più. Insomma troviamo la giusta misura ed evitiamo una confusione che rischia di generare oltre al danno anche la beffa! Questo è il momento in cui dobbiamo essere costruttivi e non distruttivi. Le ordinanze vanno calate sui singoli territori per governare le criticità adottando provvedimenti più idonei. Ricordo che solo pochi giorni fa nel Golfo di Gaeta, a Formia, abbiamo gestito ed affrontato una situazione di emergenza, senza creare clamore ma adottando il buonsenso e tutte le precauzioni del caso. Non comprendo inoltre l’attenzione che la provincia di Latina ha suscitato nonostante la situazione su Roma e nelle altre province della Regione Lazio non è migliore della nostra! Sarebbe stato invece molto più opportuno evitare la mobilità interregionale chiudendo a questo punto i confini della Regione Lazio per tutelare i cittadini qui residenti ed intervenire invece nei singoli territori con mirati provvedimenti. Chiedo pertanto al Presidente Zingaretti di rivedere l’ordinanza, probabilmente dettata più dalle emozioni, eliminando il punto 1 onde evitare anche gravi ripercussioni al sistema economico-produttivo del territorio“.

Ora, posto il diritto del Sindaco di Gaeta di esporre il proprio punto di vista, non sarebbe stato meglio intervenire prima invece di aspettare un intervento dall’alto? Inoltre, c’è da puntualizzare che non è vero, come sostiene il sindaco, che si permette a un locale di ospitare quante più persone può, tranne per feste e cerimonie, dal momento che i 4 ospiti per tavolo al ristorante e nei locali, più l’obbligo, imposto ai medesimi, di manifestare all’ingresso il numero massimo di persone ammesse, evitano che le misure siano restrittive solo per feste e matrimoni. Pertanto non si capisce perché il punto 2 e 4 vadano bene, mentre l’1 è visto come il punto di non ritorno per l’economia locale. Che, per inciso, ne avrebbe ben donde di protestate, come sta già avvenendo, solo che farebbe bene a capire con chi.

Intanto, il manager Asl Giorgio Casati rilancia sulle misure di Zingaretti definendole necessarie, bocciando indirettamente tutte le tesi di Mitrano: “Le misure adottate, la cui permanenza in vigore è fissata in due settimane, sono state rese necessarie dall’andamento dei dati epidemiologici che, in questi ultimi giorni, ha fatto registrare andamenti tali da giustificare un livello di attenzione superiore a quello fino ad oggi mantenuto. Su base provinciale, infatti, la prevalenza dei casi attivi è quasi pari al 14 per 10.000 abitanti. Se si osserva la distribuzione dei casi per singolo Comune, ben 14 hanno superato abbondantemente la soglia di attenzione, fissata in 10 casi attivi per 10.000 abitanti, e altri 4 si avvicinano a tale parametro“.

Tale evidenza rappresenta in modo inequivocabile che il virus è estremamente diffuso in tutta la Provincia che, essendo un sistema aperto, deve pertanto essere considerata come entità unitaria sulla quale intervenire anche allo scopo di preservare il più possibile le realtà con situazioni meno significative. A sostengo di queste considerazioni, vale quanto emerso dall’analisi dei link epidemiologici che, da un lato, ha evidenziato cluster lavorativi o legati a feste organizzate a seguito di cerimonie, dove i soggetti interessati provengono da Comuni diversi e anche distanti fra loro, dall’altro si è in presenza, fatta eccezione per due o tre situazioni significative, di focolai di piccole dimensioni, diffuse su tutto il territorio della Provincia, sui quali non è stato possibile identificare l’origine del contagio (caso zero)“.

La situazione attuale del contagio in Provincia di Latina è pertanto preoccupante non solo per il momento contingente ma, anche, letto in ottica prospettica. Con l’avvento dell’autunno e dell’inverno, infatti, le condizioni climatiche maggiormente favorevoli la diffusione del virus e, in concomitanza, l’inevitabile insorgere delle malattie di stagione, con particolare riferimento all’influenza, dipingono uno scenario certamente non semplice da affrontare in un contesto territoriale dove la SARS-CoV-2 risultasse ancora diffusa con le caratteristiche attuali. 
È al solo scopo di evitare l’adozione di misure più stringenti, in ipotesi anche la riproposizione di un periodo di lockdown che tutti noi vogliamo scongiurare, che oggi si rende necessaria l’adozione di misure restrittive su tutto il territorio provinciale. L’insieme delle misure adottate
– conclude Casati – è volto a ridurre i contatti sociali, per un periodo di tempo limitato, impattando prevalentemente sui luoghi e/o i momenti in cui si creano situazioni di aggregazione nelle quali, per le persone, risulta difficile mantenere i comportamenti idonei per prevenire il contagio (uso continuativo e corretto della mascherina, lavaggio frequente delle mani e distanziamento sociale). Si tratta di un sacrificio che impatta prevalentemente su alcune categorie sociali e tipologie di esercizi che, tuttavia, non deve essere letto in termini negativi laddove saranno in grado di evitare provvedimenti di natura più restrittiva“.

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