RIO MARTINO, L’AFFIDAMENTO MALEDETTO: ORA IL COMUNE RISPONDE AGLI AVVOCATI DI LATINA

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Rio Martino
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Alla disfida di Rio Martino si aggiunge un nuovo capitolo: ora è il Dirigente nonché Responsabile unico del procedimento del Comune di Latina a rispondere all’Ordine degli Avvocati che, tramite il Commissario Giacomo Mignano, aveva chiesto l’annullamento dell’atto con cui si affida una consulenza legale a uno studio romano

Il Dirigente del Servizio Ambiente del Comune di Latina Giuseppe Bondì risponde alla lettera dell’Ordine degli Avvocati di Latina, firmata dal Commissario straordinario Giacomo Mignano, sull’affidamento di una consulenza legale a favore dello studio romano Brugnoletti&Associati.
Il messaggio, al di là di richiami di legge o sentenze, è molto chiaro. La richiesta di Mignano era di annullare o revocare la determina ma non ci sarà nessun dietrofront: il Comune di Latina conferma di chiedere allo studio legale capitolino come agire sull’affidamento della sponda latinense di Rio Martino al Consorzio Nautico di Borgo Grappa.

A sinistra (con gli occhiali) il Dirigente del Servizio Ambiete di Latina Giuseppe Bondì
A sinistra (con gli occhiali) il Dirigente del Servizio Ambiete di Latina Giuseppe Bondì – foto di una Commissione Ambiente del Comune di Latina dal sito di Latina Bene Comune

Ma cosa è successo nello specifico? Tutto si è originato dall’affidamento da parte del Comune di Latina, avvenuto in data 14 luglio, allo studio legale Brugnoletti&Associati di Roma per un incarico legale che ha l’obiettivo di dirimere l’annosa vicenda della gestione del Porto Canale di Rio Martino: sponda Latina.

Il Comune, dopo due diffide del Consorzio privato (ndr: citate nella determina del 14 luglio) che vuole in affidamento la gestione del bene, si è rivolto allo studio legale romano al prezzo di 43.920,00 per comprendere se ci sono in vista contenziosi legali e se può effettivamente dare il via libera al Consorzio suddetto.
Non è stata sufficiente una conferenza dei servizi indetta e chiusa dalla Provincia di Latina e una legge regionale modificata a febbraio scorso che hanno chiarito che è l’ente di Piazza del Popolo a dover decidere sull’affidamento.

Ecco, allora, che il Responsabile del procedimento di affidamento, che è anche il Dirigente del Servizio Ambiente del Comune di Latina, l’architetto Giuseppe Bondì, per fugare ogni dubbio, si è rivolto agli avvocati romani. Tuttavia, così facendo, ha scatenato la reazione dei togati gemelli, quelli pontini, che hanno protestato: perché a loro la consulenza legale e non a noi?

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E dopo le critiche, l’Ordine degli Avvocati ha chiesto ufficialmente la revoca o l’annullamento della determina con l’incarico allo studio romano.

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Talché, non ricevendo risposta, l’Ordine degli Avvocati ha rincarato la dose escludendo l’amministrazione Coletta da una ulteriore lettera con cui si richiede agli enti della provincia pontina di destinare eventuali incarichi di consulenza legale alle toghe pontine, anziché rivolgersi fuori provincia.

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Tuttavia, una risposta l’Ordine degli Avvocati la ricevono oggi dal Dirigente Bondì. Ed è sicuro che non troveranno soddisfazione, anzi. L’unica cosa che hanno in comune le ragioni di avvocati e dirigenza comunale è il richiamo, ormai classico e forse abusato, all’emergenza Covid. Ciascuno, infatti, rimanda, chi più e chi meno, al virus e a ciò che ne è conseguito per giustificare i motivi delle proprie azioni: gli avvocati perché fiaccati da mesi di lockdown ed un crisi che, effettivamente, li ha messi in ginocchio; il Comune, idem: “Appare opportuno ricordare – scrive l’architetto Bondì nella lettera di risposta all’Ordine guidato da Mignano – che gli uffici del Servizio Ambiente, come tutti gli uffici pubblici sul territorio nazionale, hanno dovuto affrontare la totale riorganizzazione del personale in smartworking e la turnazione negli uffici al fine di abbassare il rischio della propagazione del virus covid-19“.

Giacomo Mignano e Damiano Coletta
Giacomo Mignano e Damiano Coletta

Ma quali sono, al di là dell’onnipresente e soffocante Covid, le ragioni per cui il Comune di Latina si è affidato a uno studio romano anziché pontino?

Secondo il Dirigente Bondì che, peraltro, lo aveva specificato in determina con richiami alla Corte di Giustizia Europea, al Consiglio di Stato e all’immancabile Anac, “l’attività di consulenza legale” allo studio romano è stata posta in essere “in relazione ad una questione controversa che potrebbe dar luogo ad un conflitto idoneo a sfociare in una lite successiva“. Un conflitto che il Comune teme si concretizzi in ragione del fatto che “il Consorzio Borgo grappa ha inviato formale diffida a mezzo del proprio legale al Comune di Latina a rilasciare a favore del medesimo la concessione richiesta per la gestione di un punto di ormeggiocon avvertimento che in assenza di un provvedimento espresso sarebbe stata attivata la tutela giurisdizionale per ottenere il risarcimento dei danni“.

L’affidamento allo studio romano, scrive Bondì, si è reso necessario per l’impossibilità ad utilizzare l’Avvocatura dell’Ente la quale, secondo l’architetto, ha dato via libera al ricorso a una professionalità esterna. Inoltre, il Dirigente del Servizio Ambiente respinge al mittente anche le critiche sulla congruità della spesa – gli oltre 40mila euro – per la “notevole complessità dell’incarico” affidato a Brugnoletti&Associati senza contare che il predetto è uno “studio professionale” che “ha numerose ed eccellenti referenze attestate da riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale“. Una risposta che sicuramente aizzerà ancor di più l’orgoglio ferito dell’Ordine pontino.

Studio Legale Brugnoletti&Associati
Studio Legale Brugnoletti&Associati

Eppure, a questa diatriba Avvocati versus Comune, si aggiungono alcuni dubbi che non vengono ancora sanati. Se, infatti, la Conferenza dei Servizi della Provincia di Latina e la Regione Lazio, con la modifica legislativa, ha detto che sì, è il Comune di Latina a dover/poter scegliere a chi affidare la propria sponda, come mai l’amministrazione del capoluogo non si sente ancora sicura? C’era davvero bisogno di un ulteriore parere legale che fosse romano o pontino? In fondo, il Consorzio Nautico di Borgo Grappa aveva chiesto il 24 aprile 2019 l’affidamento temporaneo solo della sponda del Comune di Latina, perché mai farsi problemi con la sponda ricadente nel territorio di Sabaudia?

C’è di più. Tra le motivazioni addotte dal Dirigente Bondì c’è che “allo stato attuale, in assenza di manutenzione e dragaggio, l’opera presenta problemi di sicurezza e fruibilità effettiva del canale con gravi ripercussioni sull’economia di settore e dell’indotto da essa trainato formato da piccole imprese e ditte familiari“. Ma come sollevato e denunciato più volte da Latina Tu, la promessa di dragaggio fu disattesa proprio dagli stessi enti – come Comune e Provincia – che l’avevano annunciata più volte in incontri pubblici e a mezzo stampa. Sarebbe come dire: non possiamo andare avanti perché io, Ente, non ho adempiuto a ciò che avevo promesso, ossia pulire il porto canale che, in effetti, ne avrebbe necessità impellente sopratutto per problemi di natura ambientale.

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Tolti i garbugli e le contese, al fondo c’è un aspetto che viene trascurato e molto probabilmente uscirà fuori con impeto e a breve. Non sarebbe stato più facile organizzare una procedura ad evidenza pubblica piuttosto che caricare di attese un Consorzio privato che ripone legittimamente fiducia nella sua iniziativa? Non sarà che qualcuno ha fatto il passo più lungo della gamba e allora, per guadagnare tempo, si butta la palla in corner sperando che passi la nuttata?

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