OMICIDIO FIDALEO: FISSATA L’UDIENZA PRELIMINARE PER MOLINARO

Giuseppe Molinaro
Giuseppe Molinaro

Fissata l’udienza per il rito abbreviato di Giuseppe Molinaro accusato dell’omicidio del direttore dell’Hotel Nuova Suio di Castelforte Giovanni Fidaleo e del ferimento della ex compagna Miriam Mignano

È fissata per il prossimo 5 settembre l’udienza preliminare davanti al Gup del Tribunale di Cassino, Massimo Lo Mastro, che vede come indagato il carabinieri Giuseppe Molinaro, accusato dell’omicidio del direttore dell’Hotel Nuova Suio, Giovanni Fidaleo, avvenuto il 7 marzo 2023 a Castelforte.

La scorsa settimana, la Corte d’Appello di Roma si è pronunciata sulla istanza di ricusazione avanzata, a maggio scorso, dagli avvocati difensori di Giuseppe Molinaro, Giampiero Guarriello e Massimo Tamburrino, nei confronti del giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Cassino, Massimo Lo Mastro. Quest’ultimo non aveva potuto far altro che rimettere gli atti alla Corte d’Appello di Roma che aveva fissato una udienza camerale dove si è discussa la ricusazione, presentata per una presunta incompatibilità. Secondo i legali, l’incompatibilità sarebbe dovuta a determinate affermazioni fatte dal magistrato cassinate che lo avrebbero fatto risultare agli occhi dell’accusa come prevenuto. Nel caso in cui la Corte d’Appello avesse dovuto accogliere l’istanza, il procedimento sarebbe stato assegnato a diverso giudice. Tuttavia, l’istanza è stata rigettata e il giudice per l’udienza preliminare chiamato a giudicare col rito abbreviato il 58nne Giuseppe Molinaro sarà sempre Massimo Lo Mastro.

Secondo la Corte d’Appello, l’istanza di ricusazione è stata tardiva e presentata fuori dai termini, oltreché ad essere “manifestatamente infondata e generica”. I giudici romani hanno condannato Fidaleo al pagamento di 1000 euro a favore della Cassa delle Ammende. Nel merito spiegano che per quanto riguarda le presunte esternazioni del Gup Lo Mastro: “tale ipotetica dichiarazione non risulta depositata ne in cancelleria della Corte d’appello né in quella del Tribunale di Cassino e, in ogni caso, l’atteggia-mento del gup contestato dall’imputato è indimostrato, meramente riferito dallo stesso imputato, senza risultare in alcun modo da verbali o da altri atti processuali. Il contenuto delle frasi, peraltro, non costituirebbe – anche ove fossero state effettivamente pronunciate (del che non vi è alcuna prova) in alcun modo una manifestazione del parere del dottor Lo Mastro sull’oggetto del procedimento, nemmeno a livello della prospettazione di Molinaro, alcuna manifestazione del convincimento del giudice sulle imputazioni fuori dall’esercizio delle sue funzioni, non potendo essere valutati in alcun modo presunti atteggiamenti del giudice che sono soggettivamente ritenuti dall’imputato indice di “prevenzione” rispetto al giudizio. Ma che sono del tutto indimostrati. Manifesta, dunque l’infondatezza della dichiarazione”.

Il Gup Lo Mastro aveva rigettato la richiesta della difesa di far affrontare a Molinaro il giudizio condizionato alla perizia psichiatrica e all’acquisizione di alcuni documenti. La famiglia Fidaleo si è costituita parte civile, assistita dagli avvocati Costanza De Vivo e Raffaele Panaccione. Parte civile anche la parte offesa Miriam Mignano, difesa dall’avvocato Giuliana De Angelis.

A inizio gennaio, era pervenuto l’avviso di conclusione indagini per Giuseppe Molinaro, che si trova nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. L’uomo, secondo il sostituto procuratore di Cassino, Chiara D’Orefice, che ha condotto le indagini, deve rispondere di omicidio volontariotentato omicidio e anche del furto del telefono della donna, Miriam Mignano, e dello stalking di cui si sarebbe reso protagonista non accettando la conclusione della sua relazione.

A settembre, la Corte di Cassazione di Roma aveva respinto il ricorso contro la pronuncia del Riesame di Roma presentato dall’ex Carabiniere.

Giuseppe Molinaro, come noto, il 7 marzo 2023, ha fatto fuoco dentro la hall dell’albergo “Nuova Suio Terme” uccidendo il direttore dell’albergo, Giovanni Fidaleo, e ferito gravemente l’ex compagna Miriam Mignano.

Nei mesi scorsi, gli avvocati difensori dell’uomo avevano chiesto la modifica della seconda ordinanza di custodia cautelare in carcere notificata dal Gip del Tribunale di Cassino, Alessandra Casinelli. Il Riesame di Napoli si era dichiarato non competente a decidere a causa del trasferimento degli atti dell’inchiesta da Santa Maria Capua Vetere a Cassino.

Per tale ragione, i legali del Carabiniere 58enne originario di Teano avevano rinnovato la richiesta di beneficiare dell’attenuazione della misura cautelare in considerazione del quadro clinico dell’omicida che si è recentemente sottoposto a un intervento chirurgico e si trova in cura da una psicologa da circa tre anni. Secondo i legali, l’uomo, al momento dell’omicidio, non era capace di intendere e di volere.

Secondo la ricostruzione dei Carabinieri, Molinaro si era recato a bordo della propria autovettura presso l’Hotel Nuova Suio, sito a Castelforte, in località Suio, dove aveva mortalmente attinto con 4 colpi d’arma da fuoco (di cui 3 tra addome e torace e 1 sulla mascella destra), Giovanni Fidaleo, gestore della citata struttura alberghiera, nonché gravemente ferito con 2 colpi d’arma da fuoco (di cui 1 all’addome e 1 all’altezza del seno sinistro) Miriam Mignano, dipendente di un’azienda privata (nda: la Italpol).

Il movente del gesto è da ricondurre alla gelosia nutrita dal militare nei confronti della donna, con la quale Molinaro ha avuto una relazione sentimentale, successivamente terminata. L’uomo, secondo la sua versione fornita nel corso dell’interrogatorio avvenuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, sarebbe arrivato nella struttura alberghiera per un incontro chiarificatore con l’ex compagna e soprattutto riguardo alla nuova presunta relazione con Fidaleo. Al che, dopo essersi visto nel parcheggio dell’hotel, in quel periodo chiuso, Molinaro e Mignano si sarebbero avviati verso la hall dell’hotel dove è arrivato Fidaleo. Qui, le cose diventano poco chiare: è probabile che sia nato un diverbio da cui è scaturita la reazione furente dell’appuntato dei Carabinieri con gli spari, l’uccisione del direttore d’albergo e il ferimento di Miram Mignano.

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