“OCTOPUS”, ESTORSIONI AL MERCATO DEL MARTEDÌ. L’IMPUTATO NEGA LE ACCUSE: “È STATO RICCARDO A MINACCIARE ME”

Intimidazioni e tentate estorsioni con metodo mafioso per controllare il mercato del pesce a Latina e Cisterna: prosegue il processo che vede sul banco degli imputati Giuseppe D’Alterio e Maurizio De Santis. Cinque anni fa l’operazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma che ha coordinato le Squadre Mobili di Latina e Roma, con l’ausilio dello Sco (Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato)

È proseguito oggi, 7 maggio, davanti al terzo collegio del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Mario La Rosa, il processo, scaturito dall’operazione denominata “Octopus”, che vede sul banco degli imputati il cosiddetto padrino di Fondi, Giuseppe D’Alterio detto “Peppe ‘O Marocchino” (nato a Minturno nel 1956), attualmente agli obblighi di firma e l’imprenditore fondano, Maurizio De Santis (classe 1972). I due imputati sono difesi dagli avvocati Francesco Nania e Antonello Madeo.

In questo processo le tre parti offese, che sarebbero state intimidite dagli imputati, non hanno presentato la costituzione di parte civile. I due imputati sono ritenuti responsabili dall’accusa, rappresentata in aula dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, di tentata estorsione ed atti di illecita concorrenza, reati aggravati dal metodo mafioso. A rappresentare l’accusa il pubblico ministero della DDA di Roma, Margherita Pinto.

Oggi, 7 maggio, è stato esaminato uno dei imputati, Maurizio De Santis. Non ha reso esame Giuseppe D’Alterio. Il processo è incentrato sulle intimidazioni che sarebbero state messe in atto dai Agostino Riccardo e Renato Pugliese, all’epoca affiliati al clan Di Silvio e oggi collaboratori di giustizia, i quali hanno riferito di quanto sarebbe accaduto al mercato di Latina e anche di Cisterna. Una vera e propria guerra per i prezzi al bancone del pesce per cui De Santis si sarebbe rivolto a D’Alterio per intimidire, tramite Pugliese e Riccardo, un’altra famiglia che gestisce il banco. Il titolare del banco vittima delle intimidazioni ha già reso testimonianza in Tribunale, confermando le accuse a carico di De Santis.

Oggi, però, lo stesso De Santis, in un racconto molto confuso, ha spiegato che sarebbe lui stesso ad essere oggetto di minacce da parte dei concorrenti, accusandoli anche di aver intimidito altri soggetti dai quali avrebbero ricevuto denuncia.

De Santis ha delineato un quadro in cui sarebbe boicottato dai suoi concorrenti al mercato del martedì: non solo da coloro i quali ritenuti dagli inquirenti come vittime, ma anche dagli altri banconisti. “Mi prese a schiaffi al mercato e io mi sono stato zitto”, ha detto De Santis, riferendosi al concorrente del pesce e ricordando di aver fatto un esposto contro di lui.

De Santis è stato chiamato a rispondere anche del suo incontro con Riccardo e Pugliese. “Agostino mi chiamò e mi disse che dovevo alzare i prezzi. Mi disse che a Latina comandavano loro e che mi dovevo adeguare con i prezzi. Sapevano tutto di me: dove abitavo e che avevo i figli piccoli”. In un’altra circostanza, secondo De Santis, Riccardo avrebbe fatto vedere una pistola alla moglie: “Sono dei sanguisughe. Fecero a me le estorsioni”. A Capodanno del 2018, De Santis spiega che qualcuno gli bruciò il furgone sotto casa: “Ci sono le telecamere che riprendono uno che butta la benzina sulla mia macchina. Non si è mai capito chi è stato”.

L’imputato, che ha proferito più volte offese contro l’uomo ritenuto vittima delle intimidazioni, sostiene di aver ricevuto una serie di telefonate in cui due concorrenti del mercato del pesce a Latina lo avrebbero intimidito, minacciandolo di non poter andare a vendere la merce a Cori e Sermoneta. Secondo la sua versione, l’imputato non avrebbe avuto ragione di intimidire gli altri perché applicava i “prezzi giusti” e faceva invidia per come lavorasse bene.

In conclusione, anche il presidente del collegio, Mario La Rosa, ha domandato alcune puntualizzazioni a De Santis, rispetto alla frequentazione con D’Alterio che, conosciuto al Mof di Fondi, avrebbe passato insieme al medesimo De Santis alcuni weekend di vacanza insieme.

Il processo riprende il prossimo 12 giugno con l’esame dei testimoni della difesa. Non è impossibile ritenere che la sentenza finale possa essere pronunciata prima della pausa estiva.

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Maurizio-De-Santis
Maurizio De Santis

L’INDAGINE – Gli sviluppi investigativi avevano consentito di svelare un contesto di elevato spessore criminale finalizzato ad imporre, attraverso reiterate minacce, un regime di monopolio nella commercializzazione al dettaglio di prodotti ittici. Secondo la Procura/DDA di Roma, l’imprenditore ittico De Santis, avvalendosi della vicinanza a D’Alterio, avrebbe messo in piedi attività estorsive nei confronti di colleghi che lavoravano al banco del pesce nei mercati, tra cui il mercato del martedì di Latina e in quello del mercoledì di Cisterna.

Un ulteriore impulso all’attività investigativa è stato offerto dalle dichiarazioni auto ed etero accusatorie dei due collaboratori di giustizia Renato Pugliese e Agostino Riccardo che hanno fornito validi elementi in grado di far emergere, sempre all’interno dei citati mercati di Latina e Cisterna di Latina, episodi di tentata estorsione ed illecita concorrenza avvenuti tra il 2016 e il 2018, commessi con violenza e minaccia aggravati dal metodo mafioso. Pugliese e Riccardo sono stati processati a parte col rito abbreviato per tali fatti: entrambi condannati dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Roma, Valeria Tomassini.

Le indagini della Squadra Mobile di Latina fecero luce sulle modalità con cui l’imprenditore ittico arrestato a settembre 2021 – Maurizio De Santis, titolare della società “La Bancarella del Pesce srl” – avrebbe cercato di acquisire, all’interno dei mercati di Latina e Cisterna di Latina, una posizione di supremazia economica nei confronti degli altri concorrenti commerciali, tentando attraverso il vanto della “protezione mafiosa” di costringerli sia a scelte economicamente svantaggiose sia a chiudere ed abbandonare il banco del pesce, il tutto per avvantaggiare la propria attività.

Giuseppe D'Alterio detto 'O Marocchino
Giuseppe D’Alterio detto ‘O Marocchino

In particolare, De Santis avrebbe assoldato i due attuali collaboratori di giustizia Riccardo e Pugliese – all’epoca dei fatti esponenti di spicco del clan Di Silvio – tramite l’intermediazione di Giuseppe “‘O Marocchino” D’Alterio, affinché intimidissero un imprenditore concorrente (già ascoltato nell’ambito del processo Alba Pontina che ha visto la condanna in via definitiva per associazione mafiosa di diversi appartenenti al clan capeggiato dal boss Armando “Lallà” Di Silvio), il quale in altre circostanze sarebbe stato esplicitamente minacciato facendo costante e reiterato riferimento alla famiglia D’Alterio, nota per il peso criminale dei componenti anche in ragione dei loro precedenti giudiziari (con addentellati e legami con clan di camorra), in grado di mettere in atto azioni ritorsive nei confronti di beni e persone, potendo contare su una rete di contatti con ambienti criminali campani e con esponenti di clan camorristici.

Giuseppe ‘O Marocchino D’Alterio, infatti, è un un uomo di caratura nei quadri del crimine del sud pontino (e non solo), essendo stato coinvolto in più operazioni investigative, tra cui, per l’appunto, Aleppo, Aleppo II e quella molto nota, volta al narcotraffico, e denominata “Lazial Fresco”, di oltre dieci anni fa. In quest’ultima operazione D’Alterio fu coinvolto insieme al padre di Renato Pugliese, Costantino “Cha Cha” Di Silvio”. Pugliese, come racconta nei verbali resi alla DDA e in seno alle testimonianze del processo Alba Pontina, rappresentò per il clan di “Lallà” una sorta di tramite tra D’Alterio e la cosca rom Di Silvio a cui si era affiliato dopo gli arresti che avevano decapitato il suo precedente sodalizio: quello dei Travali e del padre “Cha Cha”.

Non si respirava un clima da libera concorrenza al mercato del martedì di Latina e in quello del mercoledì di Cisterna. Il terrore e lo stress erano tutti a carico del titolare (originario di Terracina) e dei dipendenti della AdriMar srl i quali, tutte le settimane, venivano a vendere il pesce nel nord pontino: a Latina e Cisterna.

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Secondo i riscontri di DDA e Squadra Mobile, le dichiarazioni dei pentiti Pugliese e Riccardo e quelle delle vittime (ascoltati anche i dipendenti della Adrimar), l’imprenditore e socio unico di “La Bancarella del Pesce srl”, Maurizio De Santis, aveva l’obiettivo preciso di abbassare i prezzi del pesce al mercato del martedì a Latina e, dal 2019, anche in quello del mercoledì a Cisterna: anno in cui la Adrimar iniziò a vendere anche nella città dei butteri.

Per abbattere la concorrenza, prima l’estorsione di Pugliese e Riccardo; poi, a sua volta, la vendita del pesce a prezzi sottocosto in modo da ammazzare la concorrenza e il libero mercato. Anche perché, secondo la vittima, titolare della Adrimar, lo stesso imprenditore di Fondi De Santis quando vendeva il pesce a Monticchio (Sermoneta), essendo l’unico, avrebbe applicato prezzi triplicati.

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