Sicurezza e tutela della salute dei lavoratori presso il Porto di Gaeta. I sindacati apprezzano il provvedimento della Direzione ADM sull’obbligo dei DPI FFP3, richiesta di potenziamento della sorveglianza sanitaria e attivazione del monitoraggio dell’aria
I Coordinamenti Dogane e Monopoli di CGIL FP e UIL FP Roma e Lazio esprimono vivo, sincero e profondo apprezzamento per il recente e significativo provvedimento adottato dal Dirigente dell’Ufficio delle Dogane (ADM) di Gaeta.
La nota ufficiale, che dispone l’obbligo tassativo di indossare le mascherine di protezione respiratoria di categoria FFP3 per tutto il personale dell’Agenzia impegnato nelle attività operative di verifica, controllo e presidio, rappresenta un segnale concreto, tempestivo e di altissima responsabilità istituzionale. Questo importante atto recepisce appieno lo spirito costruttivo, analitico e propositivo delle formali segnalazioni unitarie presentate con determinazione dalle nostre Organizzazioni Sindacali nel corso delle scorse settimane.
Il provvedimento dimostra nei fatti come un dialogo aperto, trasparente e orientato alla risoluzione dei problemi tra l’Amministrazione e le rappresentanze dei lavoratori sia lo strumento principale per produrre risultati rapidi, tangibili ed efficaci. La tutela del benessere e della salute della collettività lavorativa deve sempre rappresentare una priorità assoluta e insindacabile.
Il contesto operativo: la valorizzazione del lavoro in banchina. “Il personale dell’Ufficio ADM di Gaeta svolge quotidianamente un ruolo strategico, delicato e di fondamentale importanza all’interno dello scalo portuale. Le donne e gli uomini dell’Agenzia garantiscono senza sosta la regolarità, il controllo doganale, la sicurezza fiscale e la legalità di tutte le complesse operazioni commerciali che transitano per il porto. Si tratta di un lavoro faticoso e specialistico, che si sviluppa direttamente sul campo e che richiede una presenza costante e prolungata in banchina, esposta alle diverse condizioni climatiche e ambientali.
All’interno di questo articolato quadro operativo, le fasi di sbarco, trasbordo e movimentazione del carbon coke (un combustibile solido ad alto impatto) rappresentano da sempre un momento di particolare criticità e delicatezza per la salute pubblica e dei lavoratori:
- Generazione di polveri e particolato: Il passaggio della materia prima dalle stive delle navi fino ai mezzi di trasporto su gomma genera inevitabilmente la sospensione aerea di dense nubi di polveri scure e particolato fine, potenzialmente classificabile e riscontrabile come PM10 e PM2.5.
- Rischi patologici nel lungo periodo: CGIL FP e UIL FP evidenziano da tempo, con forti preoccupazioni, che l’esposizione continuativa, giornaliera e prolungata a tali agenti aerodispersi, se non adeguatamente monitorata, mitigata e gestita attraverso idonei dispositivi di protezione individuale, può determinare nel lungo periodo gravi fattori di rischio e patologie croniche a carico dell’apparato respiratorio e cardiocircolatorio.
Monitoraggio ambientale: campionamento e qualità dell’aria
Accanto alla protezione individuale dei lavoratori, CGIL FP e UIL FP ritengono urgente agire sulla matrice ambientale attraverso un controllo scientifico e oggettivo della qualità dell’aria nell’area di banchina. Non è più rinviabile la definizione dei reali livelli di inquinamento a cui il personale è sottoposto durante le operazioni di sbarco.
Per questa ragione, CGIL FP e UIL FP richiedono formalmente:
- Installazione di centraline di monitoraggio: Il posizionamento di campionatori volumetrici e sensoristica dedicata nelle immediate vicinanze delle aree di movimentazione del carbon coke, per misurare in tempo reale le concentrazioni di polveri totali sospese (PTS), PM10 e PM2.5.
- Campagne di rilevazione periodiche: L’avvio di monitoraggi specifici in concomitanza con le operazioni di sbarco delle navi cargo, per mappare i picchi di emissione e verificare l’efficacia dei sistemi di abbattimento polveri già in uso.
Sorveglianza sanitaria: l’importanza delle visite mediche periodiche
L’introduzione dei dispositivi di protezione individuale FFP3 rappresenta una fondamentale barriera fisica contro l’inalazione delle polveri, ma deve integrarsi in un sistema di monitoraggio costante della salute dei dipendenti.
A tal fine, CGIL FP e UIL FP ritengono imprescindibile l’attivazione e il potenziamento di un protocollo di sorveglianza sanitaria mirato, che preveda:
- Visite mediche periodiche e ravvicinate: Controlli clinici regolari per tutto il personale esposto, finalizzati alla rilevazione precoce di qualsiasi anomalia o sintomatologia legata all’inalazione di polveri sottili.
- Esami diagnostici mirati: Inclusione nei protocolli sanitari di esami specifici (come la spirometria e altri accertamenti della funzionalità respiratoria) idonei a valutare l’impatto a lungo termine delle lavorazioni del carbon coke sulla salute dei lavoratori.
- Coinvolgimento del Medico Competente: Un confronto continuo e programmatico con il Medico Competente aziendale per aggiornare costantemente il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) in base all’evoluzione dei dati sanitari ed ambientali emersi.
Prospettive future e vigilanza sindacale
CGIL FP e UIL FP continueranno a vigilare con la massima attenzione e rigore sulla piena, costante e corretta applicazione delle nuove misure di sicurezza disposte dal Dirigente.
Resta fermo il nostro impegno nel sollecitare fermamente l’Amministrazione delle Dogane e dei Monopoli affinché si attivi in prima persona per pretendere l’implementazione di misure strutturali, quali la bagnatura dei carichi e l’aspirazione delle polveri, necessarie a ridurre all’origine la dispersione degli inquinanti nell’aria durante le operazioni portuali. È compito dell’Amministrazione vigilare e garantire che l’ambiente in cui opera il proprio personale sia pienamente salubre.
La salute non può essere considerata un costo, ma un diritto costituzionale inalienabile di chiunque operi per conto dell’Amministrazione Doganale all’interno del Porto di Gaeta”.
