Alessandro Panigutti
Alessandro Panigutti, direttore Latina Editoriale Oggi

“MA QUALE CAMORRA, SONO TEPPISTELLI”, LATINA OGGI SHOCK SULLO STOP A FILM DI BARDELLINO: “È CENSURA”

in Attualità

Ma quale camorra, so’ ragazzi. Sembra di sentirlo il signor Alessandro Panigutti, direttore del giornale più “anziano” nella provincia di Latina, Latina Oggi, mentre si appresta a scrivere un editoriale a dir poco imbarazzante, per lui, e non solo, pubblicato ieri tra le pagine del suo giornale – simile all’intervista realizzata a dicembre scorso con Antonio Pennacchi. Per farla breve Panigutti ha definito Angelo Bardellino – nipote di Antonio, boss e fondatore del clan dei Casalesi residente a Formia – “non un camorrista, ma un ex teppista”, eppoi ha etichettato la decisione del Viminale di impedire la presentazione a Spigno del libro “La Casalese – operazione Spartacus”, di Antonella D’Agostino, ex moglie dell’assassino Renato Vallanzasca, e da cui è tratto l’omonimo film prodotto dalla società di Bardellino “Roxyl music e film“, come uno “degli esempi peggiori di censura preventiva mai posti in essere sul territorio”. Vale la pena ricordare che la decisione presa dal ministero dell’Interno, è stata chiesta dalla Prefettura, dalla Questura, dalle forze dell’ordine, da giornalisti, sindaci e parlamentari, e non solo perché “vede la famiglia Bardellino – come scrive il Viminale – in prima linea: a organizzare l’evento è una società legata ad Angelo Bardellino, pluripregiudicato nipote di Antonio (già capo del clan dei Casalesi)”, ma vieppiù perché lo stesso presidente della commissione parlamentare antimafia Nicola Morra non aveva perso occasione per chiarire il principio alla base della decisione, evidentemente sfuggito a Panigutti, ovvero quello per cui: “La libertà di espressione è una cosa, dare spazio a messaggi che avvicinano, anziché allontanarli, i cittadini alla cultura mafiosa è un’altra”.

E infatti l’autrice del libro lo dice ripetutamente, in più occasioni, che l’opera vuole al contrario affermare il principio per cui chi si pente della vita criminale passata non deve stare con la camorra – e va bene – ma nemmeno collaborare con lo Stato. E che significa? Un equivoco inquietante ma evidentemente chiaro a Panigutti. Il libro ha come sottotitolo “Operazione Spartacus”, sinora il più importante processo anticamorra della storia dei Casalesi, del cui boss fondatore Antonio, il produttore del film Angelo Bardellino è nipote. Infine, ciliegina sulla torta, dopo la decisione dell’annullamento per ragioni di sicurezza – giusta o sbagliata o che fosse – gli organizzatori e i protagonisti di questa incredibile vicenda hanno fatto lo stesso ciò che si erano professati di fare, contro le decisioni delle istituzioni. E perciò sul posto è arrivata la polizia.

Graziella di Mambro al centro

Si tratta di molteplici aspetti sui quali Panigutti preferisce sorvolare, ma è davvero incomprensibile come abbia fatto Panigutti a sorvolare sulla recente relazione della Direzione investigativa antimafia, che da anni, e a caratteri cubitali scrive: “Negli anni, nella provincia di Latina le indagini hanno fatto registrare la presenza, soprattutto sul litorale, dei gruppi campani riferiti ai BARDELLINO, ai BIDOGNETTI, ai GIULIANO, ai MALLARDO ed ai LICCIARDI (pagina 299)”. Come ha fatto a sorvolare sulle relazioni dell’osservatorio regionale antimafia di Gianpiero Cioffredi, sui molteplici fatti di cronaca accaduti sul territorio, sulle interrogazioni parlamentari e sulle inchieste giornalistiche? Ma soprattutto come ha fatto a sorvolare sul processo Formia Connection, che vede, tra gli altri, imputati per estorsione – decaduta la modalità mafiosa – proprio Angelo Bardellino? Un processo sul quale sin dai primi anni del 2000, l’attuale vice di Panigutti, Graziella Di Mambro, ha scritto fiumi di parole, ha riempito quintali di pagine dello stesso giornale nella direzione diametralmente opposta. La stessa Graziella di Mambro che dalle pagine niente meno che del blog di Repubblica scrive di Bardellino, De Angelis, Schiavone, Bidognetti e dei rapporti con la politica formiana. Quella delle amicizie con l’ex consigliere comunale Antonio Calvano, ritrovato suicida a Cassino nel dicembre scorso. E l’annullamento della cena evento di Villa Caribe che ha fatto infuriare Panigutti, è stata chiaramente anche sotto la lente di Graziella Di Mambro e dei suoi articoli, allora anche lei ha aperto “le chiuse del più becero conformismo radicalchic mafiologico”? si domanda Panigutti. Ma è cambiata la linea editoriale di Latina Oggi ci chiediamo noi? C’è uno scontro in corso tra direttore e vice direttore o la Di Mambro ha accettato senza fare una piega tali affermazioni che di fatto svalutano tutto il lavoro fatto in questi anni? (la Di Mambro scrive anche su Articolo 21). Oppure Panigutti scrive a titolo esclusivamente personale?

Antonella D’Agostino, autrice del libro, e Angelo Bardellino

Ora, nella forma come nella sostanza, le affermazioni di Panigutti sono paradossali, perché se è inviolabile la “sua “personale libertà di pensiero che si arroga nella forma dell’editoriale, è paradossale e ipocrita incassare ogni anno profumati introiti dalle tasche dei cittadini sotto forma di contributi pubblici all’editoria, mentre si etichettano come indegni provvedimenti delle istituzioni nell’interesse degli stessi cittadini. Ma si sa oggi Panigutti è un uomo nuovo, un liberale, non come quando restava in complice silenzio mentre a decine e decine venivano presi in giro e abbandonati precari e giovani giornalisti, cuore pulsante di un giornale da lui stesso diretto e che per mesi li ha rassicurati e poi non li ha pagati anche fino a migliaia di euro. Un giornale fallito e risorto e che ora come allora ha alla sua guida…sempre Panigutti, che nel frattempo ha trovato come editore un imprenditore titolare di una discarica, non disdegna le sponsorizzazioni di Intergroup ed Acqualatina e addirittura viene scelto dall’Asl di Latina come main partner per la comunicazione. Alla faccia della indipendenza e della censura. La stessa censura che Panigutti non ha perso tempo ad esercitare lui stesso e che in molti hanno assaggiato proprio nelle redazioni territoriali di LatinaOggi, come nel caso del parcheggio camper al parco De Curtis durante l’ultima amministrazione Forte a Formia o all’operazione stabilizzazioni all’interno proprio del Comune di Formia dopo una telefonata con un altro Sandro, quel Bartolomeo già sindaco di Formia.

Allo stesso modo allibiti hanno lasciato le parole – manco fosse una imbarazzante traballante difesa ad oltranza – dell’articolo riferito alla cronaca dei fatti che hanno portato all’arresto di Gustavo Bardellino (cugino di Angelo), sempre a Formia, per una brutale aggressione alla ex fidanzata, ricoverata e operata per diverse fratture e ferite al volto, e alla nomina dell’avvocato della difesa. Un articolo pubblicato sulla pagine web del blog locale h24notizie, – un lungo articolo – scritto da un anonimo redattore, col quale si cerca di spiegare che il presidente del Consiglio comunale di Formia Pasquale Di Gabriele, ha difeso l’indagato ai domiciliari solo per brevi istanti, anzi viene definito un “tandem lampo”, anche perché lo stesso imputato viene riconosciuto come “vittima suo malgrado” del cognome che porta. Ecco l’estratto completo: “Martedì, Di Gabriele ha presenziato alla sua sottoposizione alla misura dei domiciliari per il reato di stalking. Ha assistito insomma Bardellino junior nelle varie fasi inerenti la notifica del provvedimento disposto dall’autorità giudiziaria. Sono andati presso il Commissariato locale insieme, e da lì espletate le formalità di rito sono usciti in coppia. Di Gabriele era presente pure alla precedente perquisizione domiciliare, come da verbali. Un dato di fatto, a dispetto del nome in seguito formalizzato quale legale di Gustavo Bardellino, quello di un avvocato d’ufficio. Viene da immaginarselo, il 39enne arrestato: reso edotto del provvedimento restrittivo appena destinatogli, eccolo contattare in fretta e furia Di Gabriele. Magari una scelta frutto dell’improvvisazione. Oppure, semplicemente, una mossa dovuta alla vicinanza dell’abitazione di Bardellino allo studio del professionista. O ancora a rapporti precedenti rispetto l’incarico politico dell’altro. Al momento non è dato sapere. Pur propendendo, per quel poco che possa pesare, per la terza ipotesi, essendo stato Di Gabriele il legale di fiducia di Gustavo Bardellino in altre due occasioni, negli anni scorsi. In apparenza ad ogni modo una strana coppia se incrociata al giorno d’oggi, tenendo presente l’attuale ruolo istituzionale dell’avvocato, tra i perni dell’amministrazione civica anti-illegalità”.

Vanessa RodriguezNon solo, ma per l’articolista misterioso, i fatti che hanno portato ai 41 giorni di prognosi per la vittima, questa sì, dell’aggressione, sarebbero conseguenza di “un solo pugno”, scrive, senza che la dinamica sia stata ricostruita nella nota ufficiale della Questura di Latina. Mentre allo stesso modo diventa presunto, e questo sì la Questura lo afferma, sebbene col beneficio del dubbio, l’ultimatum rivolto alla vittima: “Te ne devi andare da Formia”

Relativamente alle circostanze inquietanti che abbiamo raccontato, anche il sindaco di Formia Paola Villa ha voluto esprimere la sua indignazione sulla propria pagina Facebook: “Dopo aver letto l’editoriale di oggi, caro Gianpiero Cioffredi forse è bene che il prossimo rapporto dell’Osservatorio sulle mafie del Lazio non solo lo si mandi, ma anche lo si presenti in tutte le redazioni dei giornali di tutta la nostra provincia e regione”. Una reazione che arriva ad appena un mese da una commissione regionale antimafia nella quale – Villa e Cioffredi a parte – i sindaci erano stati o del tutto assenti o impegnati nel ridimensionare il fenomeno mafioso sul territorio. Proprio come ha fatto ieri LatinaOggi.

Latest from Attualità

Torna su