L’AUTOSTRADA ROMA-LATINA INFILATA NEL PROTOCOLLO SUI TRENI. I SOLDI? SU CARTA

Mauro Alessandri
Mauro Alessandri

Nel decreto evocato dal cosiddetto “partito unico del cemento” parrebbe che il Governo voglia nominare un commissario per la realizzazione dell’autostrada Roma-Latina. A dichiararlo, in commissione Bilancio, l’Assessore ai Trasporti di Regione Lazio Mauro Alessandri

Sulla Roma-Latina proprio oggi (ndr: 23 aprile) è stato fatto un punto della situazione – ha detto Alessandri -, è intenzione del ministro, nel decreto di prossima emanazione, individuare il commissario per la sua realizzazione sulla base di un progetto che abbiamo ripassato al vaglio di un buon confronto“.

Sono bastate alcune parole, tra cui quella più ambita in certe occasioni – “commissario” – a rinverdire e mandare in solluchero le bande (ri)unite dell’opera più inutile e dannosa del Lazio: l’ormai famigerata Roma-Latina che, sino a prova contraria, sempre che nel cassetto non abbiano un altro progetto, rimane un’autostrada a pedaggio, nel senso che per percorrerla toccherà a cittadini pagare. Ma questo, come abbiamo scritto più volte, non viene mai detto. Come non viene detto quale progetto avrebbero “ripassato” le istituzioni nel loro “buon confronto”.

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Nel corso della commissione Bilancio alla Pisana andato in video-scena due giorni fa (23 aprile), l’audizione ha imposto come interrogato l’Assessore ai Lavori Pubblici, Mobilità e Tutela del Territorio Mauro Alessandri che, sollecitato dal consigliere regionale formiano Giuseppe Simeone, per gli amici Pino, ha risposto che sì, finalmente, l’autostrada si farà e ci sarà anche un commissario unico il quale, alla maniera del ponte Morandi (idea rivendicata dal deputato leghista, il veneto-pontino Claudio Durigon), avvierà i lavori talmente spediti che, aggiungiamo, riusciranno a durare a lungo così da distribuire gloria e soldi al sunnominato partito unico del cemento composto da politici prettamente pontini (quelli in cerca di gloria, da sbandierare possibilmente su Facebook), e associazioni di categoria e accoliti in cerca di quattrini “tanti, maledetti e pubblici”. Si farà, ma nessuno, come capitato altre innumerevoli volte, spiega come, con quali soldi e, sopratutto, perché.

Prima della Commissione, probabilmente sormontato da un fremito politico per dover ricevere le domande stimolanti di Simeone, l’assessore Alessandri, ex sindaco di Monterotondo, ha vergato su Facebook – il suo profilo – la letterina al Babbo Natale dell’Emergenza con un’altra parolina magica che nelle ultime settimane spopola. La “ripartenza”. “Stiamo mettendo in campo uno sforzo straordinario, dando un messaggio di ripartenza in queste ore difficili ben consci che per una vera ripartenza ripartenza i trasporti e le opere pubbliche sono fondamentali“.

Nella letterina, intitolata “Stamattina firmato il protocollo d’intesa (l’ennesimo) per una Ciociaria e un Lazio ad Alta Velocità“, Alessandri spiega di aver avuto un incontro con la Ministra Paola De Micheli, l’AD di Ferrovie dello Stato Gianfranco Battisti e il Presidente della Regione Nicola Zingaretti dove sono stati illustrati i prossimi passi sul versante degli investimenti infrastrutturali concordati con Ministero Trasporti e gruppo Ferrovie dello Stato.

Tra interventi sulle infrastrutture stradali, ferroviarie e di riqualificazione delle stazioni, oltre che acquisto nuovi treni – ha scritto l’Assessore Alessandri – 18 miliardi di euro di investimenti nei prossimi anni, frutto anche del lavoro che i consiglieri regionali e i parlamentari laziali hanno saputo svolgere, di rappresentanza dei territori e di proposta, negli anni, con valore e costanza“.

Gli interventi a cui si riferisce Alessandri sono, per lo più, volti al comparto ferroviario, tra cui l’Alta Velocità ciociara. Restyling per 78 stazioni ferroviarie, oltre alle 10 già riqualificate. Ci sono quelle di Latina, Frosinone e Viterbo, gli scali di Tivoli, Cassino, Anagni-Fiuggi, Civitavecchia, Valmontone, Cisterna di Latina, Aprilia, Ciampino, Sezze Romano, Anzio, Orte e Tarquinia. A Roma cambieranno aspetto le stazioni di San Pietro, Aurelia, Tor Vergata, Balduina, Tuscolana e Ponte Galeria, Olgiata, Ottavia e Ostiense.

Entro quest’anno, secondo il Protocollo d’intesa, entreranno in servizio 12 treni «Rock» dei 65 previsti nei prossimi tre anni. In tutto saranno 72 i nuovi convogli, con quattro da 200 chilometri l’ora e tre diesel bimodali per la Rieti- Roma, quest’ultimi nel corso dell’anno prossimo. L’età media della flotta dei treni, una volta completato l’investimento, dovrebbe scendere a 6 anni rispetto ai 14 del 2018. E per finire, con l’Alta Velocità, in Ciociaria, già in estate, dovrebbero arrivare e partire i Frecciarossa, con una coppia di treni in via sperimentale sulla Milano-Napoli.

Eppure, uno si domanderà, ma dell’autostrada Roma-Latina quando si parla? E che c’entra con treni e stazioni? Il passaggio è solo accennato da Alessandri nella letterina al Babbo dell’Emergenza e si trova di seguito.

Non ci fermiamo quindi, non lo abbiamo mai fatto. Per un Lazio più forte, competitivo e attento alle esigenze dei cittadini e dei sistemi urbani e produttivi. Nei diversi interventi è stato posto l’accento sulla chiusura dell’anello ferroviario di Roma, sul Piano di potenziamento della Salaria, sul collegamento autostradale tra Roma e Latina, sul raddoppio della Roma-Viterbo e sulla centralità del porto di Civitavecchia e dell’aeroporto di Fiumicino nel sistema infrastrutturale, della mobilità e della pianificazione degli investimenti per e nella nostra Regione, oltre che su altri rilevanti temi“. E i soldi?

Dei 18 miliardi del Protocollo, 13 andranno alle infrastrutture ferroviarie, circa 1,1 ai treni, e finalmente 3,9 alle opere stradali. Sì, ma quali? Alcuni rumors hanno rilanciato in queste ore e settimane che di questi 3,9 miliari di euro, 2 saranno destinati alla Nuova Pontina. Ma nessuno specifica chi eseguirà l’opera – a naso, l’Anas – con la consapevolezza che di protocolli è piena la storia repubblicana e molti di essi non hanno avuto sbocchi se non nelle paginate dei giornali.

Di concreto, come ha prudentemente affermato uno dei massimi fautori dell’opera a pedaggio in terra pontina, il senatore di Fdi Nicola Calandrini (“Alle parole devono corrispondere i fatti“), non c’è, come sempre, niente. Anzi, questa volta, siamo al gioco delle ipotesi che ognuno può tirare a indovinare. E dal momento che le ipotesi è opportuno lasciarle al partito unico di politici e giornali che spingono da sempre per l’autostrada, sarà meglio limitarsi alle domande.

Chi farà la nuova Pontina? Di questi 3,9 miliardi quanti saranno riservati all’opera? Sarà ancora un’autostrada a pedaggio visto che il progetto che lo prevedeva, il project financing di Autostrade del Lazio, è naufragato sotto le onde istituzionali di Consiglio di Stato e Bankitalia? Come si sposa una “ripartenza” post Coronavirus, in cui tutti gli amministratori pubblici si sperticano in “cambierà tutto“, “dovremmo ripensare tutto“, con lo smart working, il sacrosanto potenziamento ferroviario e un’autostrada a pagamento figlia del Novecento?

Ecco alcune domande che, se vi fosse un “buon confronto”, come lo chiama l’Assessore Alessandri, andrebbero fatte a chi è stato eletto per governare i cittadini laziali non di certo in nome di protocolli e conseguenti post Facebook dal sapore individualistico e propagandistico. E poi, da ultimo, una considerazione, se non una prece.

Smettiamola, tutti, di utilizzare una tragedia pandemica da 25mila morti (fino ad aprile 2020) per usufruire politicamente di termini quali “ripartenza”. Non hanno senso alcuno nel corso della tragedia, lo avranno quando si potrà fare la stima delle macerie, prima è propaganda. Irresponsabile.

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