GLI OCCHI DELL’ANTIMAFIA, ECCO L’ANALISI SULLA PROVINCIA DI LATINA: CLAN, RICICLAGGIO E INFILTRAZIONI

È stata pubblicata la Relazione sull’attività svolta e i risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia nel secondo semestre del 2021presentata dal Ministro dell’interno e relativa all’analisi sui fenomeni di criminalità organizzata di stampo mafioso del II semestre del 2021. Ecco l’analisi su Latina e provincia per i mesi da luglio al dicembre 2021

CAMORRA, ‘NDRANGHETA E CLAN AUTOCTONI – Le mafie in provincia di Latina come noto sono presenti già dalla fine degli anni ottanta, quando oltre il clan dei Casalesi aveva acquistato terreni, rustici e altri immobili nell’area di Borgo Montello che furono successivamente sequestrati a seguito di attività investigative corroborate dalle prime collaborazioni con la giustizia di alcuni elementi di vertice.

Si confermerebbe infatti allo stato attuale che la città di Latina e la sua provincia sarebbero permeate dalle infiltrazioni derivanti da numerose proiezioni di clan camorristici dei Moccia, Casalesi, Bardellino, Mallardo, Gagliardi-Fragnoli, Ricci, Di Lauro, Polverino e Lo Russo, nonché di cosche di ‘ndrangheta fra cui spiccano i Tripodo-Romeo, La Rosa, Bellocco, Alvaro e Commisso talvolta in osmosi tra loro. Questi conviverebbero tra loro e farebbero affari con organizzazioni criminali autoctone anch’esse tese a perseguire i propri interessi con modalità mafiose sulla scia delle più strutturate consorterie tradizionali.

Le attività illegali più remunerative della criminalità organizzata in questo territorio oltre all’immancabile e prioritario spaccio di sostanze stupefacenti, riguardano il business dei rifiuti, quello del cemento (con lottizzazioni e interventi urbanistici in deroga o abusivi), il riciclaggio, nonché i forti interessi gestiti dalle cosiddette agromafie fra cui quello dell’intermediazione illegale volta allo sfruttamento lavorativo (caporalato).

Appare altresì il verosimile l’interesse delle organizzazioni criminali a tentare di infiltrarsi e condizionare anche gli ambiti delle amministrazioni locali attraverso rapporti collusivi e talvolta anche di corruttela, finalizzati ad agevolare il rilascio di concessioni edilizie o l’aggiudicazione di appalti nei settori pubblici.

A titolo esemplificativo il Mercato Ortofrutticolo di Fondi (M.O.F), uno dei più grandi centri agroalimentari della penisola, sarebbe nelle mire delle organizzazioni criminali autoctone che per incrementare i profitti illeciti non disdegnerebbero di cercare collegamenti operativi anche con famiglie di camorra e ‘ndrangheta.

Nel capoluogo e nel suo hinterland sono infatti attivi anche sodalizi nati e sviluppatisi sul territorio della provincia che operano in stretta collaborazione con soggetti riconducibili alle tradizionali realtà mafiose e in particolare anche nel semestre di riferimento si registra la presenza del clan Di Silvio al quale sulla base delle risultanze delle operazioni “Alba Pontina”28 e “Alba Pontina 2” è stata riconosciuta l’aggravante del metodo mafioso.

Dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia con trascorsi collegati a sodalizi autoctoni emergerebbe la presenza sul territorio di Latina di un fiorente traffico di sostanze stupefacenti rivolto non soltanto all’area della “movida” dove i clienti di tutte le età ed estrazioni sociali anche molto giovani sarebbero a conoscenza delle zone nelle quali le attività giornaliere di spaccio verrebbero svolte senza interruzione. L’accresciuta fama criminale del sodalizio verrebbe sfruttata per porre in essere condotte estorsive in danno di gestori di diverse attività commerciali secondo gli schemi tipici delle tradizionali consorterie mafiose imponendo condizioni di assoggettamento e di omertà.

Il 22 luglio 2021 nelle province di Reggio Calabria e Latina i Carabinieri hanno dato esecuzione a un decreto di confisca di beni per un valore di circa 30 milioni di euro a carico di due imprenditori nel settore della floricoltura legati per vincoli di affinità alla cosca Commisso sulla scorta delle risultanze dell’inchiesta “Acero-Krupy” (settembre 2015).

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Il 26 luglio 2021 la Guardia di finanza ha eseguito il sequestro preventivo126 dell’ingente patrimonio stimato in oltre 20 milioni di euro riconducibile al commercialista figlio di uno storico “tesoriere” del clan. Secondo le dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia il professionista seguendo le orme del padre avrebbe assunto nel tempo l’incarico di commercialista per le attività imprenditoriali del sodalizio curando in particolare il reinvestimento dei proventi illeciti nei settori immobiliare ed edilizio. Le indagini economico-finanziarie concluse con l’esecuzione del provvedimento ablativo in argomento hanno evidenziato il divario tra le ingenti risorse patrimoniali a disposizione del pregiudicato e i redditi dichiarati dal suo nucleo familiare.

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Sempre la Guardia di finanza il 23 settembre 2021 ha proceduto alla confisca128 tra la Campania e il Lazio dei beni per un valore di oltre 17 mila euro ascrivibili a un altro imprenditore vicino al clan Mallardo e condannato in via definitiva a 12 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. L’imprenditore era titolare tra l’altro di una società operante nel settore edile attraverso la quale il sodalizio avrebbe reinvestito i propri proventi illeciti. Oltre alle attività di riciclaggio e al tradizionale racket delle estorsioni il clan ha dimostrato nel tempo una spiccata capacità di infiltrazione nella pubblica amministrazione, negli appalti pubblici e più in generale nei comparti edile e immobiliare.

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Resta alto l’interesse dei clan casertani per la gestione delle slot machine e delle scommesse sportive online come confermato dall’operazione “Nautilus” eseguita l’11 gennaio 2022 dai Carabinieri nelle province di Salerno, Ascoli Piceno, Agrigento, Avellino, Brindisi, Caserta, Catanzaro, Latina, Lecce, L’Aquila, Messina, Napoli, Potenza, Ravenna, Roma, Varese e in di- versi stati esteri (Panama, Romania e Malta). L’inchiesta ha fatto luce su un gruppo criminale che operando come una multinazionale dei giochi e delle scommesse online gestiva ingenti flussi di denaro tra l’Italia e l’estero. A capo dell’organizzazione alla quale partecipavano soggetti legati ad organizzazioni mafiose calabresi, siciliane e pugliesi vi era un soggetto vicino al clan dei Casalesi.

SCARFACE – Nel contesto sopra brevemente descritto si inquadra l’attività di contrasto che ha portato la Polizia di Stato, il 26 ottobre 2021, a dare esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 33 persone di cui 27 in carcere e 6 ai domiciliari poiché ritenuti a vario titolo gravemente indiziati dei delitti di associazione per delinquere di tipo mafioso, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, sequestro di persona, furto, detenzione e porto abusivo di armi.

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Al centro dell’indagine è stata infatti un’importante articolazione interna al gruppo Di Silvio che si è resa protagonista di gravi reati. L’inchiesta coordinata dalla Procura Distrettuale di Roma ha preso origine dalle risultanze di attività tecniche e dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia e delle vittime di estorsioni che hanno permesso di far emergere come il clan disponesse di un vero e proprio arsenale fatto di armi, munizioni, esplosivo e detonatori, per tutelarsi dall’ingerenza di formazioni rivali e accrescere il loro potere intimidatorio sul territorio pontino.

ARRESTI DEL PRETE E FORZA, INDAGATO ADINOLFI (LEGA) – Non mancherebbero ingerenze del clan per scambio elettorale politico mafioso nell’ambito del quale il 14 luglio 2021 la Polizia di Stato, supportata da unità territoriali dei Carabinieri, ha sottoposto agli arresti domiciliari un imprenditore del settore dei rifiuti unitamente ad un suo collaboratore che per procacciarsi voti avrebbe corrisposto somme di denaro al clan Di Silvio secondo uno schema già in parte emerso nel corso di precedenti attività di indagine.

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MAFIA AL MERCATO DI LATINA E CISTERNA – Il 9 settembre 2021 la Polizia di Stato ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma nei confronti di tre soggetti ritenuti responsabili a vario titolo di numerosi reati fra cui la tentata estorsione ed atti di illecita concorrenza con minaccia o violenza, commessi con l’aggravante del metodo mafioso. Gli sviluppi investigativi hanno consentito di individuare un contesto di elevato spessore criminale finalizzato ad imporre attraverso reiterate minacce un regime di monopolio nella commercializzazione al dettaglio di prodotti ittici nei mercati di Latina e di Cisterna di Latina. Infatti attraverso le indagini si è risaliti anche ad un imprenditore ittico che forniva impulso alle condotte estorsive consumate all’interno dei mercati di Latina e di Cisterna di Latina vantando di poter contare sulla “protezione” della criminalità organizzata locale.

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Lo stesso nella sua attività di vendita al dettaglio aveva sistematicamente intimidito fin dal 2019 altri esercenti del settore per spingerli a scelte economicamente svantaggiose nel tentativo di allontanarli dal mercato. Un ulteriore sostegno all’attività investigativa è stato offerto dalle dichiarazioni anche auto- accusatorie di due collaboratori di giustizia che hanno fornito validi elementi in grado di far emergere altri episodi di tentata estorsione ed illecita concorrenza avvenuti tra il 2016 e il 2018 commessi con violenza e minaccia e aggravati dal metodo mafioso.

In particolare due esponenti di spicco del clan Di Silvio, Renato Pugliese e Agostino Riccardo, nel periodo antecedente alla scelta collaborativa erano stati direttamente incaricati di intimidire un imprenditore concorrente anche ricorrendo ad esplicite minacce e spendendo il nome di un influente gruppo criminale di Fondi, noto come clan D’Alterio in grado a sua volta di avvalersi di legami con esponenti di organizzazioni camorristiche.

In provincia di Latina infatti le formazioni autoctone sembrerebbero più autonome e autosufficienti e pertanto maggiormente in grado di reggere il “confronto” e in un certo senso di resistere alle proiezioni extraregionali delle principali consorterie di criminalità organizzata. Il gruppo Ciarelli, famiglia di rom originari del Molise, riveste insieme ai citati Di Silvio un ruolo di spicco nel panorama criminale di Latina con la capacità di intrattenere ottimi rapporti con i più noti clan camorristici ma al tempo stesso anche di arginare eventuali tentativi di quest’ultimi di una eccessiva interferenza nei traffici di quel territorio vantando inoltre, secondo alcune dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia, anche buoni legami con esponenti di rilevo di Cosa Nostra grazie a rapporti di reciproca assistenza e collaborazione risalenti alla metà degli anni ‘90. Oltre al più che mai redditizio narcotraffico comune denominatore per quasi tutte le realtà del crimine organizzato, gli esponenti di questo sodalizio sarebbero dediti ad attività legate all’usura e alle estorsioni al punto che sono giunte a far parte del bagaglio di subcultura mafiosa acquisita e condivisa anche dagli esponenti più giovani del clan.

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TUMA E LO SOCIETÀ – Il 3 novembre 2021 la Polizia di Stato ha dato esecuzione a una misura restrittiva nei confronti di tre soggetti indagati34 per estorsione e intestazione fittizia di beni. Le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Latina hanno avuto inizio circa due anni prima a seguito della denuncia sporta da un uomo minacciato a più riprese affinché restituisse alcuni assegni o la somma equivalente consegnatagli in precedenza da uno degli arrestati. I successivi appro- fondimenti investigativi anche di natura patrimoniale hanno documentato come il principale indagato già coinvolto e successivamente condannato nell’operazione di Polizia “Don’t touch” del 2015 e legato alle citate famiglie CIARELLI e DI SILVIO, nonché in ottimi rapporti anche con appartenenti a note formazioni camorristiche operanti nella zona, abbia nel tempo attribuito a propri complici la titolarità di società o quote sociali allo scopo di eludere la misura di prevenzione della sorveglianza speciale a cui era sottoposto dal 2019 che come noto comporta tra l’altro il divieto di ottenere licenze o autorizzazioni di polizia e di commercio.

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Nel corso delle indagini è emerso infatti che varie attività commerciali nel campo della ristorazione avviate tra Latina, Terracina e San Felice Circeo erano gestite di fatto dallo stesso soggetto avvalendosi però di intestatari fittizi i quali agivano nelle vesti di amministratori e soci. Ulteriori accertamenti investigativi hanno poi evidenziato progetti imprenditoriali di espansione del gruppo soprattutto nella città di Roma. Durante l’esecuzione delle misure restrittive la Polizia di Stato ha eseguito anche il sequestro preventivo di 5 società e dei relativi conti correnti riferibili agli indagati.

APRILIA E LITORALE SUD CAPITOLINO – Anche il Nord pontino si presenta come un territorio vasto e densamente abitato e pertanto anche dal punto di vista delle presenze criminali, presenta caratteristiche decisamente eterogenee.
Sarebbero presenti esponenti delle ‘ndrine calabresi e si spingerebbero fino a quest’area anche gli interessi delle famiglie di spicco di Anzio e Nettuno quali quelle dei Gallace, Perronace e dei Tedesco.

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Esponenti anche di spicco di diverse consorterie criminali hanno non di rado orientato il loro interesse alla città di Aprilia per la sua posizione geografica in apparenza più defilata anche se ugualmente “strategica” per la vicinanza alla Capitale e al litorale a Sud di Roma. Nell’ambito di una recente operazione coordinata dalla DDA di Roma del febbraio 2022, per la cui trattazione in maniera più diffusa si fa quindi rimando alla prossima Relazione, sono state riscontrate diverse attività illecite che hanno interessato anche quel territorio. Fra le ipotesi di reato spiccano l’associazione mafiosa, la detenzione e spaccio di stupefacenti, l’estorsione aggravata, e sono stati tratti in arresto sette soggetti che gravitavano nell’area Nord della provincia di Latina, alcuni dei quali residenti ad Aprilia.

Negli ultimi anni anche presenze più o meno stabili di appartenenti ad organizzazioni criminali albanesi e cinesi hanno affiancato esponenti di camorra e mafia siciliana nella scelta della cittadina laziale quale sede principale dei propri affari e interessi.

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AMBIENTE – La Regione capitolina infatti secondo l’ultimo Report di Legambiente si colloca al quarto po- sto in Italia per i crimini ambientali6 e in particolare nel periodo di emergenza sanitaria si è registrato un aumento della commissione dei reati contro l’ecosistema e delle attività illegali collegate al cemento e alla gestione dei rifiuti.

INFILTRAZIONI MAFIOSE NELL’ECONOMIA LEGALE – Restano sostanzialmente stabili ad oggi i dati che individuano Frosinone e Latina fra le province laziali più a rischio con un indice di permeabilità medio-alto in quanto collocate rispettivamente al 22esimo e 26esimo posto su 106 province prese in esame, mentre Viterbo e Rieti occupano rispettivamente la 44esima e 45esima posizione. Nel Lazio infatti si rilevano scenari mutevoli ed estremamente eterogenei il cui comune denominatore risulta sicuramente essere costituito dalle innumerevoli opportunità di investimento così come confermato anche dal numero in costante crescita delle segnalazioni di operazioni sospette da parte di Istituti di Credito, intermediari finanziari, professionisti, revisori e in genere di tutta la platea dei soggetti obbligati dalla normativa antiriciclaggio a segnalare anomalie finanziarie eventualmente riscontrate nell’esercizio delle attività di rispettiva competenza. Con 8.400 segnalazioni10 nel semestre di riferimento – quasi il 14% in più rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente – il Lazio si posiziona al secondo posto in Italia per numero di transazioni e movimentazioni finanziarie anomale registrate nel semestre in esame in funzione del rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. La Regione è preceduta soltanto dalla Lombardia. Si tratta di un indicatore oggettivo del più volte paventato alto rischio di contaminazione dell’economia legale.

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