FESTIVAL MUSICALE A BAZZANO, IL COMITATO “ARGINE” CRITICA L’EVENTO

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Spiaggia di Bazzano, Sperlonga

Il Comitato Argine critica il festival musicale programmato per l’inizio di agosto proprio nel parcheggio di Marina di Bazzano

“A Sperlonga, in questi giorni di metà luglio, c’è qualcosa che si muove sottotraccia, un malessere che non riguarda il meteo, ma il modo in cui il territorio, quello vero, quello che calpestiamo ogni giorno, viene gestito e interpretato. Tutto parte dalla notizia di un festival musicale programmato per l’inizio di agosto proprio nel parcheggio di Marina di Bazzano, un luogo che, a guardarlo bene, non è mai stato un semplice spazio dove lasciare l’auto, ma una sorta di palcoscenico per vicende che hanno segnato profondamente la storia amministrativa di questo comune.

​È lo stesso lembo di terra, per intenderci, che anni fa finì al centro di progetti ambiziosi e controversi, quando si ipotizzò di trasformare quella striscia di costa in una colata di cemento, sognando un albergo da ben sessantamila metri cubi proprio a pochi metri dalla battigia. Quel progetto, che sembrava voler sfidare la naturale fragilità della nostra riva, è rimasto impresso nella memoria collettiva come il simbolo di una visione del territorio che anteponeva il volume del costruito alla salvaguardia del paesaggio.

​Ci si chiede, oggi, passeggiando lungo la Flacca, se sia davvero normale e prudente autorizzare un evento che promette grandi afflussi di pubblico proprio su quello stesso terreno, a ridosso di una strada che tutti conosciamo come una delle più insidiose del litorale, con le sue curve a gomito e la vicinanza soffocante delle gallerie. La logistica, per chiunque abbia un minimo di senso pratico, appare come un rompicapo pericoloso: un unico punto di ingresso e di uscita, un imbuto naturale dove la sicurezza dovrebbe essere la stella polare, e che invece sembra passare in secondo piano rispetto all’urgenza di far partire la musica.

​Eppure, a rendere la questione ancora più intrigante non è solo la viabilità, ma la sensazione di una “continuità” che sfida il tempo. Sembra quasi che a Sperlonga esista un flusso ininterrotto, una sorta di corrente invisibile che guida le decisioni. Si guarda a chi organizza,  e viene spontaneo chiedersi se dietro le nuove firme non si nascondano le solite traiettorie di relazioni. È lecito domandarsi se esistano legami familiari o di frequentazione con figure che per anni hanno ruotato attorno alle stanze del potere, da quelle amministrative locali fino a quelle provinciali dei tempi di Cusani, passando per ruoli istituzionali che hanno toccato ambiti delicati come l’intelligence. È un dubbio legittimo che attraversa i discorsi della gente: sono sempre le stesse dinamiche che si ripresentano? Sono sempre gli stessi ambienti che sembrano avere un accesso privilegiato alla gestione dei beni comuni?

​C’è poi quel precedente che ancora brucia nella memoria di molti, la storia di quel sequestro avvenuto anni fa proprio in quell’area, quando chi doveva far rispettare la legge si è trovato a fronteggiare non solo la complessità dell’intervento, ma anche la pressione di richieste di risarcimento che sembravano studiate più per scoraggiare che per riparare un torto. Vedere che proprio quel lembo di terra torna al centro dell’attenzione, destinato a un nuovo uso, suscita una domanda diretta a chi amministra: queste opportunità sono davvero alla portata di chiunque, oppure c’è un percorso preferenziale riservato a chi appartiene a una sorta di cerchio magico, un club dove le porte si aprono con una facilità che a un normale cittadino è preclusa?

​Siamo un comitato che osserva, che chiede trasparenza e che si interroga su come la gestione della cosa pubblica possa essere così “fluida” da adattarsi costantemente agli interessi di pochi. Vorremmo capire se Sperlonga vuole davvero voltare pagina o se siamo destinati a vedere sempre gli stessi attori muoversi su un palcoscenico che, tecnicamente, apparterrebbe a tutti. Non cerchiamo polemiche sterili, ma risposte solide, chiare, che ci spieghino se la sicurezza e l’equità nell’accesso alle risorse sono diventate optional o se possiamo ancora sperare in una gestione del territorio che metta al centro il bene collettivo, lontano da trame di potere che, nonostante il passare degli anni, sembrano non tramontare mai”.

Così, in una nota, il Comitato Argine.

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