DISCARICA ABUSIVA DI ITRI: LE ORDINANZE PER LA BONIFICA CI SONO MA I RESPONSABILI VENGONO OMESSI

Vincenzo Ialongo
Vincenzo Ialongo

Trasparenza questa sconosciuta al Comune di Itri, e la storia diventa sempre più spinosa e scomoda. Stiamo parlando della pericolosa discarica dei veleni in località Calabretto. Lo scorso 25 luglio, Latina Tu aveva dato conto dell’ultima denuncia pubblica di Osvaldo Agresti, il consigliere comunale d’opposizione, che aveva messo in fila le responsabilità dell’amministrazione e, sopratutto, del sindaco Antonio Fargiorgio. In sostanza, per il consigliere si doveva urgentemente far pagare i danni causati dalla discarica abusiva a chi li aveva provocati, senza inficiare le casse del Comune di Itri.

ordinanze per CalabrettoL’articolo di Latina Tu che illustrava il j’accuse di Agresti (il cui video è del 24 luglio) risale, come detto, al 25 luglio e, proprio in tale data, il Comune ha pubblicato sul sito Internet quattro ordinanze contingibili e urgenti con all’oggetto la “BONIFICA FONDO IN LOCALITÀ CALABRETTO“. In queste quattro ordinanze (di cui tre protocollate il 17 luglio, e una il 18) si dispone una cosa sacrosanta: i proprietari delle aree coinvolte, ricadenti sullo stesso foglio catastale, devono ripristinare lo stato dei luoghi bonificando i terreni su cui presumibilmente, considerati gli effluvi odorigeni, ci sono stati ripetuti sversamenti/interramenti di rifiuti negli anni, creando le premesse, e tristemente i connotati, per una piccola terra dei fuochi in località Calabretto. Senza contare che, sotto quei terreni, passa anche la linea ferroviaria e da due anni i Carabinieri Forestali chiedono al Comune di Itri di rimuovere immediatamente e con urgenza la discarica (messa sotto sequestro) per il timore che crolli rovinosamente causando un disastro.

Andrea Di Biase, il vice sindaco di Itri che ha firmato le ordinanze per la bonifica dei terreni di Calabretto
Andrea Di Biase, il vice sindaco di Itri che ha firmato le ordinanze “omissate” per la bonifica dei terreni di Calabretto

Nelle quattro ordinanze pubblicate il 25 luglio, il Comune ritiene necessario, a tutela della salute pubblica, ordinare l’immediata rimozione dei rifiuti ubicati. Un ordine rivolto ai proprietari dei terreni che dovranno “a proprie cure e spese” provvedere alla rimozione/bonifica dei rifiuti speciali e/o pericolosi dal rispettivo terreno. Un provvedimento che stabilisce in 10 giorni il tempo della bonifica delle aree implicate in questo ennesimo scandalo di monnezza e ambiente violato nella provincia pontina.
Inoltre, le ordinanze chiedono con urgenza ai proprietari di comunicare al Comune il piano di lavoro; far pervenire all’ente, entro il termine di dieci giorni dalla conclusione delle operazioni, una certificazione comprovante l’avvenuto smaltimento del materiale; consentire il libero ed incondizionato accesso a tutti i Funzionari ed Agenti incaricati della vigilanza sull’esecuzione dell’ordinanza.

discarica Itri
Località Calabretto (Itri): in rosso la discarica, in giallo l’ingresso del tunnel ferroviario che passa sotto Itri lato Formia

Nel caso in cui i proprietari non dovessero ottemperare ai loro obblighi, il Comune di Itri potrà procedere direttamente con azioni in danno per il recupero delle spese anticipate. Infatti, trascorsi i 10 giorni concessi ai proprietari per agire sui loro terreni, l’amministrazione itrana provvederà tramite una ditta incaricata al ripristino dello stato dei luoghi. Le spese relative ai lavori verranno in seguito addebitate ai proprietari inadempienti, mentre il recupero delle stesse avverrà “con le modalità previste dalla vigente normativa in materia di riscossione coattiva delle entrate extra tributarie”.

Un passaggio, quest’ultimo, rischioso che vorrebbe comunque dover dire un esborso, quantomeno iniziale, per le casse comunali. Una preoccupazione ventilata da Agresti che, nel video della sua denuncia pubblica, informò sul fatto che nel bilancio da approvare, la maggioranza e il sindaco Fargiorgio avrebbero stabilito un impegno di spesa da 25mila euro per dare l’avvio alla messa in sicurezza; denari apripista alla vera e propria bonifica che, da preventivi, ammonterebbe a una cifra tra gli 800mila e il milione di euro.

FARGIORGIO
Il sindaco di Itri Antonio Fargiorgio

Fin qui, ad ogni modo, tutto bene. E verrebbe da dire, per una volta, anche se con due anni di ritardo, che un comune della provincia si sia comportato come dovrebbe di fronte ai cittadini. Ma il diavolo, come si sa, si nasconde nei dettagli. In quelle ordinanze, che sono atti pubblici, vengono misteriosamente omessi i nomi dei proprietari. Fatto piuttosto inusuale. Latina Tu aveva già fatto un nome: quello del direttore tecnico regionale e politico navigato di Itri Vincenzo Ialongo, il cui padre sarebbe proprietario di uno di quei terreni. E infatti dai dati ottenuti dall’Agenzia delle Entrate, la particella 110 indicata in una delle quattro ordinanze appartiene effettivamente a Renato Ialongo, padre del politico itrano, oltreché a Vincenzo Ialongo medesimo e ad Anna Maria Ialongo, presumibilmente parente dei due (leggi qui).
Le altre particelle o porzioni di terreno su cui insiste la discarica dei veleni sono di proprietà di Ferrovie dello Stato (le 181-182); di Pietro De Meo (particella 177); di Elena Tatta e Anna Maria Zomparelli (particella 209).

Osvaldo Agresti
Osvaldo Agresti

Ora resta da capire per quale motivo i nomi di questi signori e dell’ente statale non siano stati inseriti nel testo. In ragione del fatto che, proprio in riferimento a Ialongo, con un passato/presente politico e sportivo in vista, il consigliere Agresti (che non lo nomina nel video, ma lo delinea come un “famoso politico di Itri”) chiosava la sua critica pubblica chiedendosi: “Non vorrei che la procedura che normalmente si richiede a chi è proprietario e responsabile degli sversamenti dell’area non venga applicata. Non sarà perché forse il proprietario del terreno è padre di un famoso politico di Itri che gestisce la squadra di calcio (ndr: Nuova Itri) e che ha già fatto un danno erariale a questo Comune?“.

Ora sappiamo che i due Ialongo, padre e figlio, sono proprietari (almeno dai dati di Agenzia delle Entrate) di una particella che, insieme alle altre, insiste su ciò che ormai è riconosciuto da tutti, oltreché dalle forze preposte alla vigilanza dei luoghi, come la discarica dei veleni del Comune di Itri. Sappiamo inoltre che c’è un sequestro e un’indagine la quale però non può trasformare il carattere pubblico di un’ordinanza comunale. D’altronde Itri, come molte città della provincia, è un centro di diecimila abitanti e il problema della politica, di frequente, è quello di dover far fronte a situazioni e personaggi che, giocoforza con una demografia contenuta, si conoscono da troppo tempo. Tanto più che, sovente, ci sono anche rapporti di amicizia o parentela diretta o indiretta. Non sarà questo il caso, certo però che almeno per una volta, come ha fatto Agresti nel suo video, viene da prendere a prestito la frase di un personaggio che proprio non ci aggrada, Giulio Andreotti: “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca“.

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