ATTENTATO DI FUOCO ALL’AUTO DEL SINDACO DI LENOLA, ZIZZO E SPIRITO SI DIFENDONO: “NON SIAMO STATI NOI”. L’IMPUTATO PARLA DI APPALTI TRUCCATI

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Minacce al Sindaco di Lenola e danneggiamento seguito da incendio: prosegue il processo con l’esame dei due imputati

Prosegue il processo derivante dall’inchiesta che ha portato agli arresti di Vincenzo Zizzo e Pasquale Spirito, il primo accusato di essere il mandante dell’attentato di fuoco ai danni dell’auto del sindaco di Lenola, Fernando Magnafico. Alla base della ritorsione ci sarebbe l’assegnazione di un chiosco in località Colle.

Imputati nel processo, dinanzi al primo collegio del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Eugenia Sinigallia, sono Vincenzo Zizzo (43 anni, di Fondi), accusato di essere il mandante dell’attentato incendiario, Pasquale Spirito, accusato di spaccio di sostanze stupefacenti, e il 38enne albanese Riza Muco, che deve rispondere di reati di spaccio di sostanze stupefacenti. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Giulio Mastrobattista, Atena Agresti e Simona Galantucci. Costituito come parte civile anche il Comune di Lenola, assistito dall’avvocato Walter Marrocco.

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Zizzo, come noto, è accusato di aver dato mandato a un esecutore, rimasto ignoto, di dare fuoco all’auto del sindaco. L’accusa è stata oggi rappresentata dal pubblico ministero Simona Gentile.

In particolare, il 43enne di Fondi, Vincenzo Zizzo, è accusato di violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti e, insieme a Pasquale Spirito, anche di detenzione e spaccio di ingenti quantitativi di stupefacenti (hashish e cocaina), estorsione (quali forme di recupero credito connesse alle cessioni di narcotico), detenzione e porto illegale di armi.

Dopo gli arresti, il 43enne, così come Spirito, si era avvalso della facoltà di non rispondere per quanto riguarda i capi di imputazione inerenti allo spaccio di droga, ma aveva risposto sull’attentato nei confronti di Magnafico. Zizzo si era dichiarato innocente, negando di essere stato il mandante dell’incendio ai danni dell’auto del primo cittadino di Lenola. Peraltro, il 43enne aveva spiegato che le frasi che gli vengono attribuite e intercettate dai Carabinieri non erano riferibili all’attentato di Magnafico, ma si trattava semplicemente di critiche politiche ancorché aspre. In sostanza, Zizzo aveva giustificato le affermazioni contro Magnifico, poiché non condivideva le sue scelte amministrative. “Erano giudizi politici e personali che non possono essere indizi di colpevolezza”, aveva ribadito al Gip Molfese.

Oggi, 24 aprile, hanno parlato in aula i due imputati: Zizzo e Spirito. Quest’ultimo ha rilasciato dichiarazioni spontanee che si sono prolungate per oltre 30 minuti. Dichiarazioni che, però, non sono entrate nel merito della sua accusa, ossia quella di spaccio di sostanza stupefacente.

Una lunga dichiarazione in cui l’imputato ha messo le vesti di avvocato difensore di Zizzo, smontando, a suo dire, ben cinque moventi a carico dell’uomo che lo avrebbero spinto a dare mandato di bruciare l’auto del Sindaco. L’uomo ha spiegato che non potevano esserci motivi di rivalsa contro il Comune da parte di Zizzo perché la sua proprietà non confinava con il cimitero che andava ampliato. “Io e Zizzo – ha detto Spirito – non abbiamo precedenti penali. Le chiacchiere di paese non possono diventare elementi di prova. È stato facile prendere Zizzo e Spirito e mettergli un bel bersaglio dietro le spalle, ci contestavano 22 reati, tutti affastellati. Io partivo con 8 capi d’imputazione, ad oggi credo ce ne sia solo uno. Sono 623 giorni che siamo ristretti, io ai domiciliari e Zizzo in carcere”.

Dopo Spirito, Zizzo si è sottoposto all’esame del pubblico ministero Simona Gentile e dei due avvocati difensori Atena Agresti e Giulio Mastrobattista. L’imputato ha spiegato di aver fatto un video sull’auto della donna alla quale fu bruciata l’auto, prima che fosse incendiata la vettura del sindaco Fernando Magnafico.

L’uomo ha risposto anche sulla questione della legna che avrebbe rubato e per cui è stato raggiunto da un verbale di 4mila euro per aver violato la legge. Furono i Carabinieri Forestali ad arrivare sul luogo: “Io presi accordi con il consigliere comunale Mauro Simone che mi diede l’ok per intervenire anche con l’ausilio di una ditta privata in modo da procedere alla pulizia di un’area”. La multa, ha detto Zizzo, l’avrebbe pagata lo stesso Comune: “Parlai con Mauro Simone e mi dissero che sarebbe stato l’ente a pagare, alla fine è andata diversamente. Mi chiarii anche con il Sindaco, ma non ho mai avuto nessun problema con lui”.

Secondo l’imputato, si arrabbiò con il Sindaco solo quando è emerso di essere indagato per l’auto incendiata del Sindaco: “Sapevo di essere sospettato sin dal giorno dopo”.

Per quanto riguarda la droga, Zizzo ammette: “Ho fatto uso di cocaina, anche se non ho mai fatto utilizzo di sostanze stupefacenti con Spirito”. Il pubblico ministero Simona Gentile gli chiede anche se conosce l’attuale collaboratore di giustizia, Salvatore Iannicelli: “Mai incontrato in vita mia”.

Interrogato dall’avvocato Mastrobattista, esce fuori che Zizzo ha chiesto nel 2023 consigli al sindaco rispetto a un progetto su un terreno: “Mi diede consiglio anche dopo la data del furto del sindaco. Mi sono rivolto a lui come fosse un padre di famiglia. Sono andato a vari incontri con il primo cittadino, anche per il chiosco”.

Sul caso della costruzione abusiva (secondo gli inquirenti, uno dei motivi di tensione tra Zizzo e il sindaco): “Nel 2024, la Polizia Locale mi mise i sigilli, era novembre 2023. Ad ogni modo, l’abitazione è stata costruita dopo l’incendio dell’auto del Sindaco”.

Zizzo lo ribadisce più volte sia al pubblico ministero che all’avvocato difensore: “Non sono stato a incendiare la macchina del Sindaco, né ho mai minacciato i Carabinieri”. Peraltro, sul video, Zizzo ha spiegato: “L’ho fatto perché c’era la notizia di Paese: l’auto di quella donna era stata bruciata. Ma non ho inquadrato la casa del sindaco, anche perché non sapevo dove abitasse”.

L’imputato ammette solo di aver versato una tanica di gasolio su due piante di olivo di un vicino con cui aveva avuto un diverbio: “Dissi ai Carabinieri che questo signore era diventato insopportabile. Però ho sbaglio a fare quello che ho fatto”. Zizzo nega anche la circostanza annotata dagli inquirenti rispetto a una disputa per l’eredità con il fratello: “Se continui così ti faccio fare la fine del sindaco”. Ma la frase, secondo l’imputato, non è farina del suo sacco: “La fonte anonima è il suocero di mio fratello, lo disse per togliermi di mezzo dall’eredità. È un ex poliziotto e ha conoscenze che gli sono state utili”. Né sono vere, secondo Zizzo, i sospetti per cui avrebbe detto a un amico di testimoniare il falso. Anzi: “In Tribunale, questo amico è stato manipolato”.

Dopo l’incendio dell’auto del Sindaco: “Nel giro di 48 ore, ho saputo che i sospetti caddero su di me. Me lo dicevano tutti, anche le guardie. Tutti mi chiedevano la stessa cosa: se ero stato io a bruciare l’auto del sindaco. Percepivo che c’era qualcuno all’interno dell’amministrazione che voleva darmi la responsabilità di questo. Anche le mie figlie mi chiesero se ero stato lui e io gli feci capire che non sono stato io”.

L’imputato ha raccontato anche del suo incontro con il Sindaco e altre venti persone, tra cui Pasquale Spirito. La località era Colle: “Il sindaco mi disse che c’era un ragazzo che si stava comportando male e che aveva problemi”. Ma Zizzo va oltre e dice: “Il sindaco parlava con me, ma non sapevo che aveva un armadio pieno di scheletri. Sugli appalti truccati parlerò in un secondo momento”.

Il pubblico ministero, a chiusura dell’esame, chiede conto a Zizzo del perché ha definito il sindaco: “Un cane randagio da abbattere”. Una frase che non fu smentita da Zizzo nel corso dell’interrogatorio di garanzia dopo il suo arresto: “Disse – ha spiegato il pubblico ministero – che non lo voleva ammazzare, ma non negò che fosse riferita al Sindaco, mentre oggi ha detto che sia riconducibile a una terza persona”.

Sul terzo imputato Muco Riza, Zizzo ammette i rapporti indiretti con lui per quanto riguarda non specificate “altre cose”. L’imputato, infatti, sembra in imbarazzo e abbozza qualche risposta non chiara: “Diciamo che ho parlato di lui con altre persone”. Una risposta evasiva.

Il processo è stato rinviato al prossimo 22 maggio per escutere sei testimoni della difesa. A margine, l’avvocato difensore ha chiesto che venga scarcerato Zizzo e posto ai domiciliari con braccialetto elettronico. Il pubblico ministero ha espresso parere contrario e il Tribunale ha respinto l’istanza, lasciando in carcere Zizzo.

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L’INCHIESTA – Il caso, come noto, è quello che ha riguardato le minacce a Fernando Magnafico, che avrebbe denunciato i due imprenditori – Zizzo e Spirito – per spaccio di sostanze stupefacenti, e questi, di rimando, non solo gli avrebbero fatto bruciare l’auto, ma avrebbero progettato persino di mettere in scena un investimento accidentale, senza contare di avere in serbo un rogo al centro polivalente della città di Lenola. Sono questi i contorni inquietanti che hanno portato il sostituto procuratore di Latina, Valentina Giammaria, a chiedere e ottenere l’arresto per i due imprenditori. Arresti decisi dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Giuseppe Molfese.

Supportati da un elicottero del Nucleo di Pratica di Mare e da unità cinofile del Nucleo di Roma-Ponte Galeria, i militari della Compagna Carabinieri di Terracina, guidati dal Maggiore Saverio Loiacono, hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di due cittadini lenolani, ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di minaccia aggravata e danneggiamento seguito da incendio ai danni del Sindaco del comune di Lenola, Fernando Magnafico, 60 anni, agente della polizia provinciale. Si tratta, per l’appunto, del 42enne Vincenzo Zizzo, già gravato da precedenti per spaccio di droga e imprenditore nel settore del pellet, e del 49enne Pasquale Spirito, incensurato, gestore di una carrozzeria e noto in città per essere stato Presidente della Procalcio Lenola. Coinvolto anche il 36enne albanese Riza Muco, narcotrafficante di stanza a Roma (secondo gli inquirenti capace di commerciare chili e chili di droga al mese) e che sarebbe stato in affari con Zizzo e Spirito, i quali avrebbero avuto questo canale di approvvigionamento della droga, ben distinto da quello del gruppo di Alessio Ferri e Andrea Pannone, i due uomini arrestati lo scorso aprile e considerati dai Carabinieri “leader” del sodalizio egemone per il traffico di sostanze stupefacente a Fondi e zone limitrofe.

Le indagini, condotte da militari del N.O.R. – Aliquota Operativa della Compagnia di Terracina e della Stazione Carabinieri di Lenola, guidati dal comandante Biagio Iorio, ed avviate il 19 settembre 2023, dopo l’incendio dell’auto del Sindaco del comune di Lenola, hanno permesso di identificare il presunto mandante dell’attentato incendiario, vale a dire Zizzo, e ricondurre il movente allo scopo di condizionare l’operato amministrativo del primo cittadino. In particolare, Zizzo non avrebbe visto di buon occhio l’ampliamento del cimitero di Lenola, perché la realizzazione avrebbe previsto un futuribile esproprio per un terreno di sua proprietà confinante con il camposanto. Tuttavia, Zizzo, che nelle intercettazioni si definisce “delinquente di professione”, avrebbe avuto motivi di risentimento con il Sindaco perché quest’ultimo aveva chiesto ai Carabinieri Forestali un controllo su un terreno di proprietà comunale da cui era stata rubata la legna. Ad essere denunciato per il furto fu lo stesso Zizzo.

Significativo, al riguardo, appare un passaggio del provvedimento cautelare in cui il G.I.P. Molfese ha definito Zizzo come dotato di una “spregiudicata indole delinquenziale”“principale organizzatore dello spaccio di sostanza stupefacente nelle zone di Fondi e Lenola”“del tutto incurante dei valori imposti dall’ordinamento, anche allorquando acquisisce la consapevolezza di essere indagato ed attenzionato dalle forze dell’ordine” nonché “personaggio disinvolto con effettive capacità intimidatorie, adoperate per riscuotere i crediti maturati dalla vendita dello stupefacente”. In una intercettazione riportata negli atti d’indagine, Zizzo minaccia un consumatore di cocaina indietro di 1000 euro con i pagamenti della droga: se l’uomo non gli avesse portato subito 3000 euro (la cifra era lievitata arbitrariamente), avrebbe dovuto parcheggiare la sua auto in punto indicato dallo stesso Zizzo. Il mezzo gli sarebbe stato restituito solo a pagamento ricevuto.

Nel corso delle indagini, sarebbe stata documentata la progettazione, ideata dall’uomo, con la diretta complicità del suo complice, di un ulteriore attentato ai danni del Sindaco di Lenola, mediante la simulazione di un investimento pedonale, azione non andata a buon fine per l’immediata attivazione di idonee misure di protezione verso il primo cittadino.

Gli indagati avrebbero anche progettato di incendiare il centro ricreativo “Pietro Ingrao” del comune di Lenola dove, verso le fine del novembre 2023, si sarebbe svolto un evento musicale, azione non andata a buon fine per la massiccia vigilanza dinamica da parte di più pattuglie della Compagnia di Terracina.

Nel corso delle investigazioni è stato anche identificato il canale di rifornimento della droga, ossia quello legato all’albanese Riza Muco. Sono stati sequestrati complessivamente 335 grammi di sostanze stupefacenti, arrestate 4 persone per detenzione ai fini di spaccio, e denunciate, in stato di libertà, altre due.

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I FATTI – Lo scorso settembre 2023, era andata a fuoco, intorno alle 3 di notte, la Citroen C3 di colore grigio insieme a un’auto identica, ma di colore bianco, che si trovava in un parcheggio, in località Valle Bernardo, a Lenola. La Citroen grigia, per l’appunto, apparteneva al sindaco di Lenola, Fernando Magnafico.

Da subito erano scattate le indagini dei Carabinieri della Compagnia di Terracina, insieme al Nucleo Investigativo di Latina, per comprendere la natura dell’incendio che, senza grandi dubbi, si presentava di natura dolosa anche perché era stato trovato l’innesco, piuttosto rudimentale, da cui era partito il rogo.

Magnafico, eletto nuovamente come sindaco a Lenola e presentatosi come unico candidato, vive nella frazione di Valle Bernardo. La natura dolosa dell’incendio, in un weekend che aveva visto presentarsi a Lenola parecchie persone per la festa di Madonna del Colle venerdì 15 settembre, destava sicuramente più di un’apprensione, nonostante che il primo cittadino avesse provato a non ingigantire l’episodio.

Il primo rogo si era sviluppato tra venerdì e sabato, mentre l’incendio che ha reso inagibile l’auto di Magnafico risale alla notte tra lunedì e martedì. Un fatto che ha significato molto semplicemente che l’autore degli incendi aveva confuso l’auto molto simile che appartiene ad una donna, con l’auto del primo cittadino. Ecco perché il responsabile si sarebbe ripresentato nella stessa via a Valle Bernardo per colpire stavolta il bersaglio giusto. A farlo presente è lo stesso Zizzo che, passando nella via dove viveva il Sindaco, viene intercettato con Spirito e un’altra persona e commenta l’attentato non andato ancora a segno. Le frasi pronunciate – di questo sono convinti gli inquirenti – sarebbero la prova del ruolo di mandante, oltreché a quella molto violenta profferita sempre a Spirito e in riferimento a Magnafico a distanza di qualche mese (gennaio 2024) dagli attentati: “È diventato un randagio e i cani randagi vanno abbattuti“.

L’esecutore materiale non è stato ancora identificato, sebbene un parente di Maganfico, quella notte del 19 settembre, vide un uomo scappare con un motorino, dopo aver sentito l’esplosione che causò il rogo dell’auto. Come non bastasse, secondo i Carabinieri, Zizzo, nel corso delle indagini, avrebbe provato a intimidire persone ascoltate a sommarie informazioni dalla Procura e persino un consigliere comunale.

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