AMBIENTE, L’ANALISI: “IL GOLFO DI GAETA PEGGIORA. LA GIUNTA ROCCA SMANTELLA LE TUTELE”

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Il Golfo di Gaeta

Sedici anni di obblighi ignorati. Due delibere che demoliscono l’Area Sensibile. Il rapporto ISPRA sul Garigliano certifica il fallimento

1. Il 4 giugno a Gaeta: «un cambio di narrazione»

Il 4 giugno 2026 l’Assessore regionale all’Ambiente Elena Palazzo  in una conferenza stampa a Gaeta illustra i dati sulla balneazione 2026: 93% delle acque laziali «eccellenti», Gaeta e Formia al 100%. Il Presidente Rocca, in un comunicato precedente,  parla di «realtà inequivocabile».

«Questi dati impongono un cambio di narrazione sulle acque del Lazio. Sono risultati che restituiscono l’immagine di una Regione che ha saputo investire con serietà nella tutela dell’ambiente.»

Quella conferenza si tiene venti giorni dopo che ISPRA ha depositato una relazione che certifica il peggioramento del Garigliano, con DDT, glifosato e contaminazione fecale nelle acque. La Regione sa. Sceglie di parlare d’altro.

2. Acque eccellenti per fare cosa?

Le classificazioni di balneazione misurano esclusivamente due indicatori fecali, Escherichia coli ed Enterococchi,  per valutare se è sicuro fare il bagno. Non misurano azoto, fosforo, stato trofico, biodiversità, pesticidi. Un mare può essere «eccellente» per la balneazione e al tempo stesso eutrofizzato, con sedimenti contaminati e stato ecologico «sufficiente» secondo la Direttiva Quadro Acque.

La Regione lo sa: è la stessa Regione che nel 2010 ha designato il Golfo come Area Sensibile proprio per il suo stato trofico critico. Eppure presenta i dati di balneazione come una pagella complessiva della salute del mare. Nello stesso comunicato ammette, in una nota tecnica quasi invisibile, che la balneazione è «generalmente interdetta in corrispondenza di foci di fiumi e fossi»,  le principali sorgenti di carico inquinante nel Golfo. Quella eccellenza è reale, ma racconta solo la parte che conviene raccontare.

3. Venti giorni prima: il rapporto ISPRA sul Garigliano

Il 15 maggio 2026 ISPRA deposita una relazione sullo stato del Garigliano, redatta con ARPA Campania e ARPA Lazio, sollecitata dal Parco Regionale di Roccamonfina. Lo stato ecologico del tratto finale è «sufficiente»,  sotto il «buono stato» imposto dalla Direttiva Quadro Acque entro il 2027, con tendenza al peggioramento. Rilevati DDT, glifosato, elevata contaminazione fecale. L’eutrofizzazione è imputata all’eccesso di azoto e fosforo da scarichi, agricoltura e zootecnia.

Il Garigliano non è solo un problema campano: è anche un problema laziale. Il suo bacino coinvolge entrambe le regioni e il suo carico finisce nel Golfo. Il mare non conosce confini amministrativi. Il rapporto SAMOBIS di ARPA Lazio del 2015 documentava già che il Garigliano contribuisce per oltre il 50% dei carichi di azoto e fosforo sul Golfo. Undici anni dopo, la situazione è peggiorata. E ogni estate la Regione ci informa in maniera tranquillizzante che le schiume sono un «fenomeno naturale», tacendo sulle cause strutturali.

4. L’Area Sensibile: sedici anni di obblighi disattesi

La DGR n. 116/2010 ha designato il Golfo di Gaeta come Area Sensibile ai sensi della Direttiva 91/271/CEE, imponendo obblighi precisi: adeguamento al trattamento terziario dei depuratori entro dicembre 2015; mappatura degli scarichi; Codice di buona pratica agricola; divieto di nuovi impianti di acquacoltura; delocalizzazione degli impianti esistenti; istituzione di una Task Force regionale.

Sono passati sedici anni. Nessuno di questi obblighi risulta adempiuto.

5. La domanda senza risposta

Da anni chiediamo: i depuratori che scaricano nel Golfo sono stati adeguati al trattamento terziario per azoto e fosforo, come prescritto dalla DGR 116/2010?

La risposta è sempre: «le analisi ARPA sono nei limiti». Risposta che elude la domanda: i limiti ordinari del D.Lgs. 152/2006 sono diversi dai limiti più restrittivi imposti dall’Area Sensibile per il trattamento terziario. Un impianto può essere «nei limiti» ordinari ed essere inadempiente rispetto alla DGR 116/2010. Nessun ente ha mai chiarito a quale soglia si riferisce.

6. La Giunta Rocca smantella invece di attuare

Con la DGR n. 718/2023, approvata all’unanimità dalla Giunta Rocca, vengono soppressi tutti i riferimenti alla mitilicoltura nella disciplina dell’Area Sensibile: le cozze possono restare nel Golfo senza vincoli. La Regione giustifica la scelta sostenendo che la mitilicoltura migliora lo stato trofico,  tesi che la letteratura scientifica internazionale (Stadmark e Conley) smentisce per aree eutrofizzate a scarso ricambio idrico come il Golfo: la sedimentazione organica sotto gli impianti genera sedimenti anossici che rilasciano nutrienti, vanificando il beneficio atteso. La Regione ha scelto la parte comoda della scienza, ignorando il resto.

Con l’emendamento Righini alla Legge di Stabilità 2026 vengono introdotte due deroghe al divieto di piscicoltura: attività di semina e accrescimento fino a due ettari (limite ambiguo: per operatore o per l’intera area?); e una proroga fino a trentasei mesi per chi presenta un piano di delocalizzazione, concessa dal Comune competente per territorio.

Risultato: nel 2026 nessun impianto di acquacoltura è obbligato a uscire dall’Area Sensibile. La Giunta Rocca ha smontato pezzo per pezzo la delibera del 2010 senza mai attuarne gli obblighi primari.

7. Quello che chiediamo

  • che la Regione Lazio e Acqualatina rispondano per iscritto, con documentazione tecnica: i depuratori che scaricano nel Golfo hanno o non hanno il trattamento terziario previsto dalla DGR 116/2010?
  • che venga convocato un tavolo pubblico per rendicontare lo stato di attuazione di tutti gli obblighi della DGR 116/2010;
  • che venga chiarita l’ambiguità del limite dei «due ettari» dell’emendamento Righini;
  • che il rapporto ISPRA del 15 maggio 2026 sul Garigliano venga reso pubblico e trasmesso agli enti competenti di entrambe le regioni;
  • che la DGR 718/2023 venga riconsiderata avviando una valutazione ambientale indipendente sull’impatto della mitilicoltura nel Golfo, con coinvolgimento delle comunità locali.

Il Golfo di Gaeta non si difende con le conferenze stampa sull’eccellenza della balneazione. Si difende attuando gli obblighi di legge e smettendo di modificare le tutele ambientali invece di applicarle. La DGR 116/2010 quelle scelte le aveva già fatte. Sedici anni dopo, chiediamo che qualcuno le onori”.

Così, in una nota, i portavoce Beniamino Gallinaro e Mariarita Manzo (Europa Verde – Circolo di Formia e Sudpontino).

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