OMICIDIO DI VIA MONFALCONE: LE INVIDIE SUL NEGOZIO A BORGO BAINSIZZA DIETRO LA MATTANZA

Le sedie di plastica rotte dopo il pestaggio a Borgo Montello dove è stato ucciso il 29enne indiano
Le sedie di plastica rotte dopo il pestaggio a Borgo Montello dove è stato ucciso il 29enne indiano

Omicidio di Sumal Jaghsheer a Borgo Montello: prosegue il processo per gli ultimi tre imputati in riferimento al delitto di Via Monfalcone

È ripreso oggi, 30 ottobre, il processo dinanzi alla Corte d’Assise del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Mario La Rosa, a latere la collega Francesca Ribotta e la giuria popolare, per i tre ultimi soggetti coinvolti nel violento delitto che costò la vita al 29enne indiano Sumal Jagsheer, ucciso nella serata del 30 ottobre 2021, esattamente cinque anni fa, in un casolare situato di fronte alla discarica di Borgo Montello.

Un delitto efferato per cui, a maggio 2025, la prima sezione della Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi degli imputati dell’omicidio del 29enne indiano, condannandoli alle spese processuali e rendendo definitive le condanne dei sette imputati. La pena maggiore è stata comminata a Singh Jiwan, considerato il mandante dell’omicidio, condannato a oltre 25 anni di reclusione.

Sul banco degli imputati Singh Gurpindeer, Singh Parampal e la moglie del capo banda Singh Jiwan che ha ucciso la vittima, Mandeep Kaur. I primi due – Gurpindeer e Parampal – sono latitanti. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Massimiliano Fornari, Giovanni Codastefano e Amleto Coronella. Le parti civili – cinque famigliari della vittima e due uomoni di nazionalità indiana aggrediti quella notte tragica (uno dei quali è deceduto) – sono assistite dall’avvocato Simone Rinaldi.

In precedente udienza, la Corte d’Assise, dopo la camera di consiglio, ha respinto le eccezioni della difesa, aprendo il dibattimento e rinviando il processo al prossimo 5 maggio quando verranno ascoltati alcuni poliziotti che hanno svolto le indagini, tra cui i tecnici della Scientifica. A dicembre 2025 era stato l’allora giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Barbara Cortegiano, a rinviare a giudizio i tre imputati.

Mandeep Kaur, ora imputata per simulazione di reato, è, come detto, la moglie del capo banda, Singh Jiwan, condannato a oltre 25 anni insieme al resto della gang che tolse la vita a Sumal Jagsheer. La donna gestisce un’alimentari a Borgo Bainsizza, il luogo dove la vittima non andò ad acquistare cibi e bevande per la festa della figlia appena nata in India. Ossia lo sgarro da cui si originò la mattanza di Via Monfalcone. I due latitanti, invece, devono rispondere di omicidio volontario aggravato, lesioni ad altri partecipanti della festa di fine ottobre 2021 e detenzione di arma da fuoco, ossia le stesse accuse per cui sono stati condannati i loro connazionali.

Il marito di Mandeep Kaur, Singh Jiwan, secondo gli inquirenti, fu aiutato a costruirsi falsi alibi anche grazie alla moglie che la sera dell’omicidio, alle 23 inoltrate, dopo 40 minuti dalla mattanza, telefonò al 112 dichiarando falsamente che ignoti erano penetrati dentro la loro casa a Borgo Bainsizza, infrangendo vetri e rompendo il braccio al coniuge. Una messinscena confermata anche dalle testimonianze dei vicini di casa che, quella sera, hanno riferito di non aver udito assolutamente nulla né di aver notato presenze estranee o ricevuto richieste di aiuto.

A maggio 2025, la Cassazione ha confermato tutte le pene comminate in Corte d’Appello. Singh Jiwan, considerato il mandante dell’omicidio, si è visto confermare la pena di 25 anni e 7 mesi di reclusione. Anche Singh Devender ha avuto la sua pena confermata: 25 anni e 1 mese. 23 anni e 9 mesi la pena per Singh Ranjit, così come per Sohal Gurvinder Singh che è stato condannato a 13 anni e 3 mesi (in primo grado la sua pena era stata di 17 anni e 5 mesi). Assoluzione per l’omicidio per Singh Surjit il quale ha rimediato 5 anni di reclusione per la rapina. È stata, invece, confermata a 6 anni, solo per la rapina, la pena per Singh Harmandeep. Infine, 12 anni e 5 mesi la pena per Singh Harinder che, in primo grado, era stato condannato a 16 anni e 5 mesi. In tutto le pene ammontano a 111 anni e 1 mese.

Gli imputati sono stati condannati al risarcimento delle parti civili, tutti famigliari di Sumal Jagsheer, assistiti dall’avvocato Simone Rinaldi, anche quest’oggi costituitosi parte civile nel processo a carico dei tre rinviati a giudizio.

Singh Jiwan, il 40enne indiano, commerciante a Borgo Bainsizza, condannato per l’omicidio volontario del 29enne Sumal Jagsheer

In primo grado, la pubblica accusa, rappresentata dal sostituto procuratore Marco Giancristofaro, anche oggi presente in aula a rappresentare l’accusa, aveva utilizzato espressioni nette: “spedizione punitiva”, “mattanza”, “violenza inaudita”. Il Pm, nel corso della sua requisitoria, aveva ricostruito il fatto che ha portato all’omicidio del 29enne Sumal Jagsheer, pestato e ridotto alla morte nel podere di Borgo Montello, a due passi dalla discarica, nella serata del 30 ottobre 2021. Un gruppo di indiani armati di mazze di ferro e una pistola – ha spiegato il Pm – che si sono accaniti contro i partecipanti della festa di battesimo, organizzata dalla vittima per la nascita del suo bambino in India. Uno scenario da brividi e un’aggressione a causa della quale tutti sono fuggiti e nessuno si è difeso.

Uno scenario di violenza confermato oggi da uno dei partecipanti indiani che ha raccontato di come, nel corso della festa, irruppero Singh Jiwan, che sparò due colpi di pistola, e gli altri della sua banda armata di bastoni. A interrogare l’uomo di nazionalità indiano il pubblico ministero Marco Giancristofaro: “Dopo essere arrivati con la mazza alcuni sono rimasti giù e altri sono saliti sopra le scale del casolare. Spaccavano i tavoli quelli rimasti in giardino. Io sono scappato, ma ho visto di spalle Gurpinder”. L’uomo ha negato che vi fossero stati problemi in passato con la banda di Jiwan: “Quando sono arrivati, avevano i caschi in testa che copriva la faccia. Jiwan aveva anche lui il casco, ma aveva un fazzoletto che gli copriva solo fino sotto al naso”.

Nel corso dell’escussione, è emerso che il testimone odierno ha spiegato di aver denunciato alcuni della banda di Jiwan, il quale, con la sua auto, in un’altra circostanza, lo fermò mentre era con altri connazionali e lo minaccio che se non avesse ritirato la denuncia, gli avrebbe spaccato le gambe.

La seconda testimone di giornata è una giovane ragazza, indiana e figlia di un commerciante a Borgo Bainsizza, vicino all’esercizio commerciale di Mandeep Kaur, imputata e moglie di Singh Jiwan. La ragazza si recò nel casolare di Via Monfalcone dopo essere stata chiamata dal padre partecipante alla festa: “Mi chiamò e mi disse: “Vieni perché ci sono delle persone”. Mi disse che queste persone che stavano sparando”. La giovane era stata ascoltata anche nel principale processo in cui aveva riferito che il padre le aveva detto che due persone erano state aggredite. La ragazza spiega di aver visto nelle vicinanze del negozio di Mandeep Kaur due uomini con la faccia coperta; inoltre, la stessa testimone spiega di essersi recata nel casolare dopo la mattanza e di aver visto la scena del delitto. Uno dei due aggrediti le fece i nomi di alcune persone, tra cui Singh Jiwan, Devender, Binda: “Nella cucina era tutto distrutto. Mi hanno confermato che hanno sentito gli spari e che hanno colpito le persone con le spranghe di ferro”.

La giovane ha raccontato di come la moglie di Jiwan venne al negozio di Borgo Bainsizza, minacciando il padre e dandogli la responsabilità di rubargli i clienti. Attorno ai due negozi e alle invidie della coppia Jiwan-Mandeep Kaur si è consumata la mattanza di Via Monfalcone: “Il loro intento – dice la ragazza – era di far chiudere il negozio di suo papà. Non è stato l’unico episodio di violenza, altre persone hanno avuto paura di denunciarli”.

D’altra parte, nella requisitoria del processo principale già concluso, il pubblico ministero non aveva fatto sconti, parlando di omicidio volontario e di una violenza dei sette uomini che si sono approfittati, peraltro, di un momento di gioia: oltreché a contestare l’omicidio, tra i capi d’imputazione anche le lesioni e il porto d’armi illegale. E come non bastasse, secondo il Pm, non andavano concesse neanche le attenuanti generiche perché tutti, dopo il fatto, avrebbero mentito all’autorità che indagava, rilasciando false dichiarazioni per attutire la loro posizione. Senza contare che tre degli imputati – il capo Singh Jiwan detto “Gighen”, Singh Rajit e Singh Devender – sono stati condannati a fine giugno 2022 per episodi di rapine e violenze tra Latina e Aprilia.

Un processo che ha fatto luce sulla mattanza di Via Monfalcone datata 30 ottobre 2021 quando la banda di indiani fece irruzione all’interno dell’abitazione del loro connazionale dove si tenevano dei festeggiamenti e, armati di pistola e mazze di ferro, aggredirono i presenti causando la morte di Sumal Jagsheer e il ferimento di altri uomini sempre di nazionalità indiana.

Il processo riprenderà il prossimo 1 dicembre. Calendarizzata anche l’altra data d’udienza il 26 gennaio.

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I FATTI RICOSTRUITI DALL’INDAGINE – Gi arresti scattarono ad aprile 2022 su disposizione della Procura Della Repubblica di Latina. La Squadra Mobile diede esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Latina nei confronti di nove persone gravemente indiziate, a vario titolo, di reati ai reati di omicidio volontario, porto illegale di pistola, lesioni personali aggravate e rapina aggravata.

L’ordinanza fu l’epilogo di una attività di indagine che aveva avuto origine a seguito della violenta aggressione perpetrata il 30 ottobre 2021, quando la banda di indiani fece irruzione all’interno dell’abitazione di un loro connazionale dove si tenevano dei festeggiamenti e, armati di pistola e mazze di ferro, aggredirono i presenti causando la morte di Sumal Jagsheer e il ferimento di altri uomini sempre di nazionalità indiana.

Nell’immediatezza dei fatti, fu sottoposto a fermo Singh Jiwan ritenuto appunto responsabile per l’omicidio Jagsheer, deceduto quella notte a seguito dell’aggressione posta in essere in Strada Monfalcone. Le successive indagini coordinate dalla Procura di Latina e condotte dalla Squadra Mobile, attraverso l’ausilio di intercettazioni telefoniche ed ambientali, hanno permesso di ricostruire la dinamica degli eventi occorsi e ricondurre la commissione dei fatti ad un gruppo di cittadini indiani, capeggiato da Singh Jiwan, che con violenza e minaccia, secondo l’accusa, aveva compiuto la spedizione punitiva.

Secondo inquirenti e investigatori, emerge come l’azione sia stata preordinata per punire alcune delle persone presenti ai festeggiamenti, ritenuti colpevoli di essersi allontanate dal sodalizio, oltre che per incutere timore e paura nei confronti di esercenti commerciali, sempre appartenenti alla comunità indiana.

Al riguardo, la misura cautelare fu disposta anche per una rapina commessa lo scorso 2 ottobre 2021 ai danni di un esercente commerciale, di nazionalità indiana, a cui è stata sottratta la somma contante di 3500 euro.

Oltreché a Singh Jiwan, furono destinatari della misura cautelare il 38enne Singh Gurpinder ad oggi latitante; il 40enne Singh Devender detto “Binda”, già ristretto nel carcere di Velletri; Singh Ranjit (41 anni) detto “Mika”, anche lui in carcere a Velletri; Singh Parampal (32 anni) detto “Bhuryal” e “Pureval”, ad oggi latitante; Sohal Gurvinder Singh (33 anni) detto “Harry”, già ristretto nel carcere di Rebibbia; Singh Harmandeep (38 anni); Singh Surjit (36 anni) detto “Sunny” e Singh Harinder (32 anni). Risultava indagata a piede libero anche la 35enne Mandeep Kaur, compagna di Singhi Jiwan.

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