Attentato in zona pub a Latina: confermato il carcere per i due uomini fermati domenica sera dopo il tentativo di gesto intimidatorio
Hanno ammesso di aver incendiato i due tavoli del locale in zona Pub a Latina, i due uomini di 37 anni arrestati la scorsa domenica 6 settembre in un’operazione congiunta di Carabinieri e Polizia di Stato. È questo l’esito dell’interrogatorio svoltosi in carcere, a Latina, dinanzi al giudice per le indagini preliminari del Tribunale, Laura Morselli. Il magistrato, all’esito dell’interrogatorio, ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere per entrambi, assistiti dall’avvocato Piergiorgio Di Giuseppe.
Emanuele Marangon, di Latina e Roberto Cirilli, di Aprilia hanno dunque ammesso di essere stati gli autori del tentativo di incendio e danneggiamento di pedana e tavoli del pub in via Neghelli. Nel corso dell’interrogatorio, entrambi hanno chiesto scusa per il gesto, pur non essendo ancora chiaro il movente: se originato da uno screzio o se, invece, vi sia qualcosa di più profondo, afferente a qualche debito non pagato e intimidazione per qualche forma di racket. Ad ogni modo, i due uomini devono rispondere del reato di danneggiamento seguito da incendio aggravato.
“Verso le 18 di domenica – spiega oggi una nota congiunta di Carabinieri e Polizia -, a seguito di segnalazione pervenuta al 112, i Carabinieri sono intervenuti in via Neghelli, presso un esercizio commerciale, innanzi al quale, poco prima, si era sviluppato un incendio, domato dai Vigili del Fuoco di Latina, che aveva provocato il danneggiamento di due tavoli collocati all’esterno dell’attività. Nel mentre i militari dell’Arma avviavano l’ispezione dei luoghi interessati, nonché la visione delle immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti in zona, ritraenti l’autore dell’evento, perveniva una chiamata dalla Sala Operativa della Questura di Latina, che segnalava che loro personale, poco prima, aveva fermato e controllato due soggetti che si stavano allontanando dal luogo dell’incendio, a forte velocità, a bordo dell’autovettura da loro utilizzata”.
“La conseguente comparazione permetteva di riscontrare come uno dei soggetti fermati corrispondesse a quello immortalato dalle immagini visionate nell’immediatezza dai Carabinieri. Le successive attività permettevano, inoltre, di ricostruire la dinamica dell’evento, nonché di documentare ulteriori elementi di reità a carico dei soggetti indagati che, per tale motivo, venivano tratti in arresto. Sono tuttora in corso
accertamenti finalizzati a fare luce sul movente dell’incendio”.
Sarebbe stato Marangon che, nella serata del 6 settembre, con il volto travisato, avrebbe tentato di incendiare la pedana del locale con una molotov. Il locale preso di mira si trova in via Neghelli, di fronte al parcheggio. L’uomo è sceso da un’auto, si è avvicinato alla pedana esterna del locale e ha tentato di appiccare il fuoco utilizzando una bottiglia piena di liquido infiammabile.
Sul caso indagano i Carabinieri e la la Squadra Mobile della Polizia di Latina per un episodio che non può che essere catalogato come un tentativo di ritorsione o intimidazione contro un locale che, da poco, ha cambiato gestore. Fortunatamente l’innesco molto rudimentale non ha funzionato e la bottiglia incendiaria non è esplosa, provocando appena una fiammata che non ha creato danni alla struttura.
Il 37enne aveva il volto coperto e non era solo. Subito dopo, infatti, si è diretto verso una Smart dove, ad attenderlo, c’era il complice – ossia l’altro 37enne – che lo aspettava per fuggire. Salito in auto, i due sono fuggiti a bordo della Smart, tuttavia sono stati fermati quasi subito da una pattuglia della polizia che perlustrava.
Tutti e due gli uomini sono stati identificati e portati in caserma. Dopodiché è scattato l’arresto. L’operazione è stata condotta da Polizia e Carabinieri di Latina i quali hanno eseguito un sopralluogo per verificare qualche traccia utile alle indagini e soprattutto per capire quale fosse il movente. Il titolare dell’esercizio ha spiegato di non aver mai ricevuto minacce. Il 37enne che ha lasciato la molotov davanti al locale ha precedenti penali, pur non essendo un personaggio inserito negli ambienti malavitosi di peso. Anche Cirilli è imparentato con il pluripregiudicato Maurizio Cirilli, raggiunto da sorveglianza speciale e con precenti per droga e furto di auto, in particolare di Smart.
L’azione dei due soggetti non è passata inosservata anche perché si è svolta quando c’era ancora la luce del sole. Sono stati i poliziotti a vedere un uomo correre col volto travisato da un cappuccio e salire a bordo della Smart Fortwo.
Uno dei particolari della vicenda è che il locale in quel momento era ancora chiuso e il nuovo gestore non ha la più pallida idea di cosa possa essere capitato, anche perché le fiamme si sono ben presto spente.
Proseguono le indagini per risalire al movente di un gesto che ad oggi appare senza logica. Ciò che emerge è che la vittima è un 38enne di origine brasiliana già vittima di minacce nel 2019 quando gestiva un locale in Piazza Moro. Fu Costantino “Costanzo” Di Silvio, il meno carismatico dei figli di Antonio detto Papù, ma rimasto all’epoca, nel 2019, a fare da reggente ai Di Silvio di Giochetto, in assenza del fratello Giuseppe detto “Romolo” incarcerato per l’omicidio Buonamano, a imporre ai gestori del locale in Piazza Moro una “taglia”.
A più riprese, secondo la ricostruzione degli investigatori, Costanzo si era recato nel locale di Piazza Moro, anche con il pregiudicato Luca Pes, volendo imporre ai gestori anche la vendita della droga all’interno delle mura. Perché? “Piazza Moro è mia“. Per quei fatti, Costanzo Di Silvio è stato condannato definitivamente a 5 anni e 6 mesi per estorsione aggravata dal metodo mafioso, nell’ambito del processo derivante dall’indagine di DDA e Squadra Mobile di Latina denominata “Movida”.
Un precedente, quello delle minacce al gestore brasiliano, che, però, appare avulso dal contesto di oggi. Chi ha provato a bruciare la pedana del locale in Via Neghelli, infatti, non sembra avere legami con i clan rom. Si tratterebbe, infatti, di altri ambienti malavitosi, attivi nel mondo dello spaccio. O, forse, come detto, si è trattato di un gesto di prepotenza originato da un banale screzio.
