BOMBA A RANUCCI, IL MOVENTE DI LAVITOLA: “CANDIDARE ALLE ELEZIONI IL GIORNALISTA DI REPORT”

Sigfrido Ranucci
Sigfrido Ranucci

Valter Lavitola è stato arrestato: l’imprenditore e giornalista, accusato di essere il mandante dell’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, è stato portato in carcere questa mattina dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma. A Lavitola è contestato anche il metodo mafioso. A firmare l’ordina il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, Iole Moricca.

La Procura ha disposto l’arresto anche per Gomes Clesio Tavares, ritenuto l’intermediario tra Lavitola e i quattro esecutori materiali di Avella: Pellegrino Passariello, Antonio D’Avino, Saverio Mutone e Marika De Filippis. Tavares, tuttofare di Lavitola, attualmente si trova in Africa: è partito dopo l’attentato e da allora non ha più fatto ritorno. Al momento, è libero in Camerun.

L’arresto di Valter Lavitola era nell’aria da oltre un mese: il 4 luglio la sua abitazione era stata perquisita dopo che gli investigatori avevano trovato nel telefono degli arrestati elementi che hanno portato all’uomo. Convocato in procura l’8 luglio, si era avvalso della facoltà di non rispondere, rendendo comunque dichiarazioni spontanee e dicendo di non avere nulla a che vedere con l’attentato. Le prove in mano agli inquirenti sarebbero molto solide: Lavitola avrebbe fatto un sopralluogo con Tavares davanti l’abitazione di Ranucci proprio nei giorni prima dell’attentato, e il suo tuttofare era in costante contatto con quelli che sono stati individuati come gli esecutori materiali. Accuse che, come detto, Lavitola ha sempre respinto al mittente.

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Secondo gli inquirenti, Lavitola avrebbe dato mandato a Clesio Tavares Gomes di individuare i soggetti in grado di
reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci. In un’occasione, lo stesso Lavitola avrebbe partecipato con Tavarse a un sopralluogo svolto il 15 settembre 2025 nei pressi dell’abitazione di Ranucci.

Tavares avrebbe poi individuato i quattro campani i quali avrebbero svolto tutta l’azione intimidatoria: dal reperimento dell’auto e dell’ordigno fino all’esplosione del 16 ottobre scorso. In una delle chat ottenute dagli investigatori emerge come più volte D’Avino abbia chiesto a Clesio Tavares – registrato sul cellulare come “Clesio Fratmo’” – di trovargli qualche “lavoretto in giacca e cravatta” come addetto alla sicurezza in occasione di eventi serali, circostanza che dimostra come D’Avino ritenesse l’amico anche un utile contatto per ottenere entrate economiche.

Secondo gli inquirenti, è certo che D’Avino, in una conversazione, interloquisce con Clesio Tavares dell’organizzazione del sopralluogo che poi, come già documentato, si sarebbe svolto la sera del 10 ottobre 2025. In particolare, D’Avino, nel modo in cui si rivolge a Tavares, dimostra chiaramente come egli si stesse organizzando per compiere il sopralluogo nell’interesse proprio del suo interlocutore. D’Avino si mette a disposizione di Tavares per compiere il sopralluogo il giorno seguente, ma al contempo, giustificandosi, comunica all’amico di non poter utilizzare il proprio veicolo perché non perfettamente funzionante e da qui la sua proposta di recarsi sul luogo con l’autovettura dello stesso Tavares: “Se vogliamo andare con la macchina tua o se no se questi ti affittano una macchina meglio ancora. Andiamo un attimo e ci andiamo a fare una camminata. Fammi sapere”.

D’Avino a chiarirebbe che lo stesso Tavares non è l’ideatore dell’azione criminosa ma, a sua volta, un mero esecutore di istruzioni ricevute da una terza persona, ovvero dal mandante dell’azione delittuosa: vale a dire, Valter Lavitola.

Secondo il Gip di Roma, Tavares ha svolto un ruolo determinante nel programmare e dare esecuzione all’atto dinamitardo compiuto in danno del giornalista Sigfrido Ranucci.

Ma come viene identificato Valter Lavitola in qualità di mandate? L’ex giornalista, oggi imprenditore, con precedenti di polizia per estorisone, bancarotta, truffa, corruzione, risulta dipendente della società Cefalù srl cin cui gestisce il noto ristornate “Cefalù Bistrot di pesce” a Monteverde, dove spesso anche Ranucci pranzava in compagnia dello stesso Lavitola con cui era nato un rapporto d’amicizia.

Risulta che Lavitola ha trascorso un periodo di detenzione con Tavares dall’ottobre 2015 all’aprile 2016, presso la casa circondariale di Napoli Secondigliano, dove gli stessi erano reclusi per vicende giudiziarie differenti. Gli investigatori hanno registrato diversi contatti telefonici tra i due, dal 2024 fino all’aprile 2026.

Tavares, dopo che D’Avino gli comunicato, il 16 ottobre 2025, l’esito positivo dell’azione intimidatoria sulle auto di Ranucci e della moglie a Pomezia/Torvajanica, intraprede il viaggio verso Roma, raggiungendo il quartiere Monteverde, centro di interessi di Lavitola, in quanto luogo in cui quest’ultimo ha la residenza e in cui svolge la propria attività di ristorazione.

Per la ricostruzione degli inquirenti, Tavares, il giorno seguente l’attentato, incontra a Roma Lavitola. Dopo gli arresti dei campani esecutori materiali del delitto, Lavitola scrive a Tavares il quale lo aveva a sua volta contattato: “Va bene figlio mioadesso ti giro il capo di accusa. Vedi se sono andati a casa tua a fare la perquisizione. Io domani sarò con gli avvocati Cola e Padre e Figlio nel pomeriggio dopo le cinque orario italiano. Credo che sia meglio se tu parli con loro, perché qualunque cosa dico, ti può solo danneggiare“.

Particolare valorizzato dagli inquirenti è che ad un mese dall’attentato, ossia nel pomeriggio del 15 settembre 2025, Lavitola e Tavares si erano recati nell’area di Torvajanica ove insiste l’abitazione di Ranucci, per poi immediatamente fare rientro a Roma.

Tale dato emergeva dagli agganci di cella delle rispettive utenze le quali, sebbene di gestori diversi, fornivano dati inequivocabili sulla loro presenza sul posto.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma ritiene che le risultanze acquisite, esclusivamente fondate su dati oggettivi (disamina dei tabulati telefonici e delle chat presenti sul suo dispositivo cellulare) e sul tenore delle intercettazioni, costituiscano già in maniera davvero evidente e inequivoca gravi indizi di colpevolezza a carico di Lavitola.

L’imprenditore e faccendiere Valter Lavitola, amico della persona offesa Ranucci, dopo avere effettuato un primo sopralluogo da solo, in data 7 settembre, quando per la prima volta si era recato a trovare lil conduttore di “Report” presso la sua abitazione, come si evince dal tenore dei messaggi scambiati il 6 e il 7 settembre 2025, sin dal 13 settembre aveva programmato un incontro a Roma con il suo fidatissimo e fedelissimo collaboratore Clesio Tavares. Un incontro che era avvenuto il 15 settebre quando, insieme, avevano certamente raggiunto la località di Torvajanica, come dimostrano gli agganci delle celle telefoniche dei cellulari di entrambi.

In occasione della trasferta a Torvaianica, compiuta con Tavares, fatto venire appositamente dalla Campania, appena rientrato dall’Africa, i due si erano fermati in zona, ossia a Pomezia, soltanto mezz’ora e non avevano né incontrato, né contattato Ranucci, facendo poco dopo rientro a Roma.

Il movente dell’attentato, per la Procura, sarebbe nel proposito di Lavitola di far scendere in politica Ranucci. Proposito che Ranucci avrebbe conosciuto molto bene. Gli inquirenti sono convinti, riportando anche diversi messaggi tra Lavitola e Ranucci in cui commentano la grande affluenza di pubblico agli eventi di presentazione del libro del giornalista. Peraltro, tra i documenti allegati al provvedimento del giudice, c’è anche una foto che ritrae, nel 2022, Lavitola, Ranucci e Tavares.

In uno dei messaggi captati nelle chat Whastapp, Lavitola invia a Ranucci un messaggio con il quale gli faceva notare che la sua compagna sosteneva che se il medesimo Ranucci si fosse candidato alle elezioni politiche avrebbe vinto facilmente, attesa anche la mancanza di potenziali rivali: “Sai che ha detto Natalia adesso? può fare politica tranquillamente … tanto vince da solo … chi ci sta adesso?”, per poi scrivergli qualche minuto più tardi che alla donna non aveva mai raccontato nulla del progetto con cui avrebbe voluto realmente candidare Ranucci: “Ti assicuro con lei, non ho mai parlato di quello che mi frulla nel cervello, oramai da tempo”.

Lo stesso Ranucci avrebbe inviato messaggi a Lavitola, riportando scritti di utenti che l’avrebbero voluto alla guida del Paese: ““La gente ti vota senza finanziamenti, basta che metti il programma sui tuoi socia/ tutti i giornali ne parlerebbero e vinceresti come se non ci fosse un domani. Tantissimi di destra onesti e di sinistra quasi tutti non ne possono più delle figure che circolano adesso dalla Meloni alla Schlein. Pensa che nei sondaggi di you trend per LA 7 di oggi la meloni contro te finisce 50,1 a 49,9. Figurati tu quanto prenderesti. Minimo il 70%“.

“Il progetto di candidare Ranucci – scrivono gli inquirenti – emerge, dunque, come un obiettivo fondamentale per Lavitola che, come visto, ne parla con una ristrettissima cerchia di conoscenti/giornalisti di cui ritiene di potersi fidare e dai quali ritiene di poter ricevere consigli utili”. Lavitola si adopera persino a commissionare sondaggi sul nome di Ranucci.

Il Gip scrive a chiare lettere che Lavitola “Sfrutta ogni occasione utile per persuadere Ranucci del successo che otterrebbe entrando in politica, approfittando dei momenti di difficoltà per suggerirgli di lasciare la sua attività (“sarebbe il momento di andarsene”) e dedicarsi alla politica approfittando del fatto che gli attacchi che subisce ne aumentano la popolarità e il consenso da parte dell’opinione pubblica (“In ogni caso, credo che ti sia chiaro che ogni attacco che ti fanno serve a farti crescere ulteriormente, cerca di cogliere, altrimenti rischi la salute”).

“È certo che l’atto dinamitardo subito da Ranucci ha rappresentato per l’ambizioso progetto perseguito da Lavitola un dato estremamente positivo e favorevole. Ed è altresì certo che il predetto fosse perfettamente consapevole di questa favorevole congiuntura tanto da iniziare a tradurre in atti concreti il suo progetto proprio qualche mese dopo l’esecuzione dell’atto intimidatorio e dopo avere avuto la conferma della crescita della popolarità del giornalista. Inoltre, è indubbio che il progetto perseguito da Lavitola fosse strumentale a garantirsi un posto di rilievo nel panorama politico italiano, dovendo escludere che lo stesso agisse, investendo denaro e tempo proprio, solo per aiutare l’amico Ranucci e/o indirettamente, secondo la sua prospettiva, per l’interesse della collettività”.

“Nella prospettiva di Lavitola – continua il gip -, l’azione delittuosa era funzionale a garantire al giornalista una rilevante esposizione mediatica idonea a metterlo al riparo da iniziative volte a escluderlo dalla conduzione del programma “Report” e, contemporaneamente, garantirgli una visibilità che potesse trasformarsi agevolmente in ampio consenso elettorale”.

Senza contare che “Lavitola, che già in passato è stato coinvolto in procedimenti che hanno determinato importanti e rilevanti stravolgimenti politici -avendo gestito “la compravendita dei Senatori” per far cadere il governo Prodi e la vicenda della casa di Montecarlo per neutralizzare politicamente Gianfranco Fini all’epoca ostacolo dei progetti politici di Berlusconi- ha dimostrato ancora una volta una estrema audacia, riuscendo a confezionare una azione criminale in danno del suo amico fraterno, immediatamente capace di evocare l’intervento della criminalità organizzata al solo fine di accrescerne la popolarità e agevolare anche, in realtà, la propria ascesa politica”.

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