Omicidio all’Immacolata: chi ha puntato la pistola e fatto fuoco ha mirato per uccidere. Proseguono le indagini, ma il danno è fatto
Colpi all’addome, sparati per uccidere il 27enne originario del Gambia che stava camminando sulla cosiddetta circonvallazione di Latina, all’altezza del distributore di benzina che si trova in via XXIV Maggio, vicino al luogo sacro della Chiesa dell’Immacolata, a due passi dal Tribunale di Latina e dall’Università e, in linea d’aria, non distante dalla Procura di Via Ezio che sta indagando coordinando la Squadra Mobile della Questura di Latina.
È un resoconto a tinte scure quello che da quasi 24 ore si sta delineando nella città capoluogo di provincia. Un omicidio consumato in strada, alle ore 20, quando la città è ancora sveglia e tutti possono vedere, anche le telecamere di videosorveglianza private che probabilmente hanno immortalato l’utilitaria nera che è sfrecciata via dopo aver freddato il gambiano, incensurato e raggiunto da un ordine di espulsione dallo Stato italiano.
Il giovane africano stava probabilmente andando via dal Villaggio Trieste, quartiere ormai storico di Latina e “cantera” inesauribile della criminalità pontina, oltreché ad essere, senza soluzione di continuità, una piazza di spaccio a cielo aperto. Visto l’identikit della vittima, il pensiero non può che andare ad un gesto eclatante nell’ambito del controllo dello smercio di sostanze stupefacenti.
Da tempo, al Villaggio Trieste, i pusher africani e nordafricani sono mal visti dalla criminalità locale che vuole continuare a spacciare in quel luogo e anche dai residenti che si sono costituiti in un comitato di quartiere. Non vogliono gli spacciatori immigrati, sebbene abbiano sopportato, senza dire mai una parola, i criminali italiani che hanno riempito le cronache nere e giudiziarie della città di Latina. Ecco, l’omicidio, sui cui è difficile ora dire qualcosa senza il rischio di non azzeccarne una, sembra lo scalpo fatto contro uno: colpirne uno per educarne cento.
Non avrà giuridicamente un’aggravante razziale, ma lo è culturalmente. Un piccolo spacciatore di quartiere, come probabilmente il 27enne era, non si ammazza così come neanche un cane, per strada. Lo si aggredisce, gli si dà una lezione, ma non lo si ammazza come fosse un animale. Chi lo ha ucciso, lo ha fatto con queste modalità proprio perché contava meno di niente, ma era al contempo un simbolo. Uno che, da ciò emergerebbe, aveva osato litigare, alzare la voce e ha pagato con la vita.
A Latina non è la prima volta che si ammazza per strada. Sergio Danieli detto Sticchio, il più criminale dei criminali di Latina (peraltro ucciso vicino agli stessi luoghi del 27enne gambiano), Rinaldo Merluzzi, Francesco Saccone, gli spari vicino al Tribunale rivolta a Federico Berlioz. Erano spari fatti all’aria aperta, ma rivolti a personaggi che avevano un peso rilevante nel quadro criminale di Latina.
Ieri, 16 settembre, si è ammazzato un personaggio di secondo piano e lo si è fatto nel modo più eclatante possibile per dare un segnale: il quartiere è nostro e nessuno può permettersi di alzare la voce. Un omicidio nato nel consenso sociale di chi non può vedere spacciare sotto casa un immigrato.
