Violenza sessuale ai danni della sua ex fidanzata, entra nel vivo il processo al 21enne di Latina, Giuseppe De Rosa
È iniziato di fatto oggi, 17 settembre, il processo per il 21enne di Latina, Giuseppe De Rosa, difeso dall’avvocato Marco Nardecchia e accusato di maltrattamenti, lesioni, minaccia aggravata e violenza sessuale ai danni della ex fidanzata. Il processo è incardinato davanti al terzo collegio penale del Tribunale di Latina, composto dai giudici La Rosa-Mongillo-Ciccone.
Ammesse la vittima – una ragazza di 23 anni – e la madre come parti civili, assistite dall’avvocato Ilaria Boiano. Il legale ha chiesto che le loro testimonianze si svolgano in forma protetta, quindi con un separè. L’avvocato difensore, invece, oggi, ha chiesto l’acquisizione di tutte le testimonianze dei poliziotti di Squadra Volante e Squadra Mobile che hanno partecipato alle indagini. Dunque, è stata esaminata solo la ragazza con domande a chiarimento da parte dell’avvocato di parte civile e del legale difensore dell’imputato.
La ragazza, parlando da dietro il separé, ha raccontato alcune fasi del rapporto tra lei e De Rosa, per un periodo conviventi. La loro storia è iniziata a ottobre 2023, ma le violenze sarebbero iniziate a dicembre dello stesso anni perché “De Rosa aveva iniziato a drogarsi”. Una testimonianza sicuramente carica di tensione, anche in considerazione del fatto che lo scorso luglio la sua auto è stata interessata da un misterioso incendio. Un fatto di cui non deve rispondere De Rosa che, al momento dell’incendio, era, come è tuttora, in carcere.
Nel corso della testimonianza, la ragazza spiega che il suo ex “era sempre drogato” e quando è tornata a casa della madre: “Le ho raccontato tutto rispetto alle violenze subivo. Mia madre se ne è resa conto da sola perché avevo sempre lividi addosso”. Quando De Rosa fu scarcerato per la prima volta, la ragazza spiega di “non aver avuto paura, perché era tranquillo”.
La sera tra il 27 e il 28 settembre 2026 quando si sarebbe consumata la grave violenza sessuale contestata, la ragazza sarebbe uscita insieme a due amiche: “Mia madre mi mandò un messaggio dicendomi di stare attenta perché Giuseppe si trovava in zona Pub”. Una volta dentro un locale della zona Pub, la ragazza fa l’incontro con De Rosa: “Mi diceva: “Io so tutto”. Mi aggredì, mi cinse la gola con il braccio e mi morse sulla guancia. Sono ancora svenuta. Mi hanno portato una bottiglietta d’acqua”.
La ragazza e De Rosa uscirono fuori dal pub insieme: “Mi teneva sotto braccio e mi diceva che se non fossi tornato a casa con lui, mi avrebbe ammazzato. Altre persone mi hanno visto piangere e nessuno è intervenuto. Lui continuava a minacciarmi. Arrivammo alla macchina insieme ad un’altra ragazza che ci lascia davanti al mezzo”. Fu De Rosa a guidare: “Lui è sceso dalla macchina ed è andato a comprare una birre in un locale. Non chiamai nessuno con il telefono perché ero stata minacciata di morte, che dovevo fare?”. Alla fine della serata, i due andarono a casa del fratello di De Rosa dove si sarebbe consumata la violenza sessuale.
Intorno alle 5 di mattina, dopo la violenza sessuale e le lesioni, sarebbe stato lo stesso De Rosa a portare la ragazza in ospedale: “Lì dichiarai di essere stata aggredita da una ragazza per strada, me lo aveva detto lui di dirlo”. Una versione a cui i medici non hanno creduto, tanto che è stato attivato il cosiddetto codice rosa: “Però lo dissi ai medici della violenza sessuale – spiega la ragazza -. Lo feci quando non vidi più Giuseppe De Rosa”.
Tra i particolari più strani di questa vicenda c’è la circostanza per cui la ragazza, quando De Rosa fu arrestato, gli avrebbe pulito le scarpe alla presenza dei poliziotti.
Dopo la testimonianza della vittima, ha parlato la madre che, commuovendosi, ha detto a chiare lettere: “Ho tentato disperatamente di far tornare mia figlia casa perché avevo notato lividi in mezzo alle gambe. Chiesi a cosa fossero dovuti, ma mia figlia provava vergogna e non mi ha mai detto niente. Non sono riuscita a farla tornare a casa, avevo paura”. Quando la figlia disse alla madre che sarebbe andata a vivere con De Rosa, “decisi di fare un esposto”.
Quella sera tra il 27 e il 28 settembre, la madre racconta che “si vociferava che De Rosa fosse uscito, in realtà ero andata in zona pub e vidi una figura che mi sembrava fosse lui. Mandai un messaggio a mia figlia per dirle di stare attenta e lei mi disse di stare tranquilla perché lui si era mostrato calma in una circostanza precedente. Dopo qualche ora, ho ricevuto alle 5 e 08 del mattino una chiamata da mia figlia direttamente dal numero di un infermiere. Le chiesi: “Ti ha ammazzato di botte?”. Mia figlia mi rispose: “Sì”.
Una volta in ospedale, la madre racconta tra le lacrime: “Arrivai in ospedale e vidi De Rosa con le chiavi della macchina di mia figlia. Andai dove era ricoverata mia figlia e la vidi con un occhio nero e una ferita da coltello sulla testa”.
La donna ha ripercorso tutto il periodo in cui ha provato, insieme ai parenti, a farla allontanare definitivamente da De Rosa. Nel periodo della convivenza tra la figlia e De Rosa, un’amica in comune e la sorellastra della vittima confidavano alla madre delle violenze subite dalla vittima. L’ultima testimone della Procura, ossia un’amica di famiglia, ha inviato una nota per giustificare la sua assenza: non può venire perché al momento sta seguendo un percorso psicologico.
Il processo riprenderà con i testimoni di parte civile il prossimo 20 novembre.
L’INDAGINE – Lo scorso 19 marzo, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Laura Morselli, aveva deciso per il rinvio a giudizio del giovane, sebbene la difesa avesse chiesto il non doversi procedere per i reati di maltrattamenti e violenza sessuale.
A gennaio scorso, la Procura di Latina, con il sostituto Valerio De Luca, aveva chiuso le indagini nei confronti del 21enne. L’indagine è stata eseguita dalla Squadra Mobile di Latina.
Sono pesanti le accuse nei confronti del giovane Giuseppe De Rosa, legato alla nota famiglia di origine rom del capoluogo, da anni attiva nell’ambito dello spaccio di sostanze stupefacenti. Sempre a gennaio 2026, peraltro, in abbreviato, il 21enne è stato condannato a 4 anni di reclusione per aver pestato brutalmente un ragazzo a Latina. In quel caso, l’udienza preliminare si svolgeva a Roma perché gli veniva contestata l’aggravante mafiosa, caduta in sede di giudizio. De Rosa era stata scarcerato per quel pestaggio da pochi giorni, prima di essere di nuovo arrestato per le violenze ai danni della giovane ragazza.
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Per i fatti che gli verrano contestati il 19 marzo e accaduti a fine settembre 2025, il giovane aveva negato e non si era avvalso e ha respinto le accuse. Al termine dell’interrogatorio, il gip aveva convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere con apposita ordinanza.
Il ventenne, che già in passato si era fatto notare per comportamenti violenti, stavolta si sarebbe scagliato contro la sua ex ragazza, responsabile di avere una nuova frequentazione che parrebbe, peraltro, con uno dei giovani emergenti che hanno in gestione la piazza di spaccio delle case Arlecchino. La vittima è stata raggiunta in zona pub di sabato sera, in particolar modo presso un locale in Via Neghelli, e dopo essere stata aggredita verbalmente e fisicamente è stata costretta a seguire De Rosa a casa.
La ragazza ha accompagnato il 21enne e dopo essere salita nell’abitazione è stata picchiata, minacciata con un coltello e persino abusata sessualmente. Queste sono le accuse nei riguardi del 21enne che deve rispondere di violenza sessuale, minaccia aggravata e lesioni. De Rosa si sarebbe accanito contro la giovane, sferrando pugni e anche morsi, oltreché a ferire la giovane con un coltello nella parte superiore della testa.
Ferita e in stato di choc, la ragazza è uscita fuori dalla casa di De Rosa in condizioni gravi. Dopodiché, accompagnata dal 21enne all’Ospedale Santa Maria Goretti per essere soccorsa, la ragazza è stata presa in carico da infermieri e medici che hanno subito capito che non si trattava di un incidente. Immediato è scattato l’allarme del codice rosa e l’intervento della Squadra Volante della Polizia di Stato. Dopodiché, il caso è stato preso in carico dalla Squadra Mobile di Latina che ha anche perquisito la casa di De Rosa e trovato tracce ematiche che testimoniano la violenza subita dalla giovane.
Peraltro, la ragazza, prima di essere condotta in ospedale dall’ex, sarebbe stata minacciata di non dire nulla ai soccorritori, nascondendo di essere stata aggredita e violentata.
Secondo i capi d’imputazione contestati a De Rosa, il 21enne avrebbe maltrattato la giovane 23enne tra percosse. schiaffi e pugni e addirittura ripetuti tentativi di soffocamento con i cuscini fino a farle perdere i sensi. Una convivenza da brividi, caratterizzata da minacce di morte, ingiurie e umiliazioni. Alla ragazza era impedito di uscire di casa e frequentare altre persone, oltreché ad essere umiliata davanti ad altre persone.
La sera del 28 settembre scorso, il culmine della violenza con morsi e fendenti tirati con un coltello da cucina. La giovane ha rimediato, con prognosi di oltre 40 giorni, un trauma facciale, ferite al volto, al capo e al collo.
Sempre quella terribile notte tra il 27 e il 28 settembre, la ragazza, completamente impaurita, sarebbe stata costretta a subire un rapporto sessuale. Dopo averla incontrata in zona pub, De Rosa avrebbe costretto la ragazza ad entrare in casa, per poi praticare la violenza sessuale, conclusa con il tentativo di soffocamento (perse i sensi) e colpendola sulla testa e sul collo con un coltello, puntatole anche contro.
