EX PRO INFANTIA, PARLA LA PARTE CIVILE: “QUELL’EDIFICIO AVREBBE IMPEDITO LA VISUALE CON IL MARE”

Ex Pro Infantia

Lottizzazione abusiva all’Ex Pro-Infantia di Terracina: prosegue il processo che vede tra gli imputati l’ex vice sindaco

È ripreso il processo che contesta agli imputati il reato di lottizzazione abusiva nel complesso dell’ex Pro Infantia di Terracina. Tra gli imputati anche l’ex vice sindaco di Terracina, Pierpaolo Marcuzzi, esponente di Fratelli d’Italia (molto vicino all’europarlamentare Nicola Procaccini), accusato di rivelazione di segreto d’ufficio.

Il processo si svolge davanti al giudice monocratico, Elena Sofia Ciccone. Oggi, 15 giugno, sono stati ascoltati la parte civile e l’architetto funzionario della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Frosinone e Latina, Daniele Carfagna, che è stata escusso per la difesa di uno degli imputati: Daniele D’Orazio. I testimoni dell’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Giuseppe Miliano, si sono esauriti ad aprile. La prossima udienza fissata per il 21 settembre vedrà i testimoni della difesa dell’altra imputato, Roberto Biasini. Successivamente, il 19 ottobre, sarà la volta dei testimoni per la difesa dell’ulteriore imputato, Giuseppe Zappone. Il processo è alle battute finali.

Come noto, il progetto di rigenerazione urbana della ex Pro Infantia fu presentato nel 2018 come un’istanza di manutenzione straordinaria e cambio di destinazione d’uso: sarebbe dovuto sorgere nell’immobile una struttura alberghiera. Precedentemente la ex Pro Infantia ricadeva nella categoria “scuola”. Le parti civili nel processo sono una privata cittadina che ha comperato un immobile nei pressi della ex Pro Infantia e Legambiente Terracina Circolo Pisco Montano. Il collegio difensivo degli imputati è composto dagli avvocati Giulio Mastrobattista, Adelindo Maragoni, Renato Archidiacono, Micol Paglia, Leo Mercurio, Maria Luisa Bartimmo, Toni De Simone e Giacomo Mignano.

La donna, proprietaria dell’immobile davanti alla ex Pro Infantia, nonché costituita parte civile, è stata interrogata dal suo avvocato e dall’avvocato difensore di D’Orazio. Mercurio. Seconda la sua testimonianza, il progetto, di cui venne a conoscenza avendo vista la Guardia Costiera nei pressi dell’ex Pro Infantia e grazie a notizie apparse sull’informazione locale, avrebbe impedito la visuale con il mare. La sua casa si trova a meno di 100 metri. Considerato che alla fine tutto si è bloccato per via dell’indagine della magistratura, il pericolo di avere la visuale sbarrata da un’opera enorme è rimasto potenziale.

Carfagna, il funzionario della Soprintendenza., ha invece detto che l’ex Pro Infantia non aveva il cosiddetto vincolo ope legis. Un vincolo ope legis (locuzione latina che significa “per forza di legge”) è una limitazione o una tutela che scatta automaticamente al verificarsi di determinate condizioni previste dalla normativa. A differenza dei vincoli “decretati”, non richiede alcun atto amministrativo formale o provvedimento specifico da parte di un’autorità per essere valido.

Dopo un primo parere negativo, ne fu rilasciato sempre dal funzionario un secondo parere positivo con una serie di prescrizioni. La prima istanza del progetto fu definita con esisto negativo: per conformità e compatibilità. Il progetto di rigenerazione dell’ex Pro Infantia non era compatibile con il paesaggio avendo un impatto rilevante, ragione per cui l’edificio che sarebbe stato realizzato modificava in maniera incongrua il contesto urbanistico e ambientale. Il primo preavviso di diniego scatò a giugno 2020: vi era un aumento del 20% di volumetrie. L’edificio ex Pro Infantia rigenerato, parallelo al lungomare, avrebbe alterato il rapporto paesaggistico, occludendo la visuale verso il mare.

Il secondo progetto corretto, invece, fu impostato in maniera differente, dopo che il tecnico aveva indicato i motivi ostativi.. In sostanza, non più un lungo edificio ingrandito e esondante, piuttosto due edifici piccoli che non avrebbero più impedito la visuale con il mare.

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La Procura di Latina contesta, a vario titolo, la lottizzazione abusiva in concorso, la falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblicil’esercizio abusivo della professione e la rivelazione di segreto d’ufficio nei confronti di sei imputati per i quali è stato chiesto il giudizio immediato.

Cinque gli imputati per la lottizzazione abusiva: l’ex Dirigente del Comune di Terracina “Riassetto e Governance del Territorio e delle Attività Produttive”, architetto Claudia Romagna, l’allora Capo Settore “Urbanistica, S.U.E. e Area Tecnica SUAP”, ingegnere Roberto Biasini, il progettista nonché direttore dei lavori del cantiere, il geometra Giuseppe Zappone, l’ex amministratore unico della società Residenze Circe Srl Andrea Ruggeri e l’amministratore e committente di fatto della Srl Daniele D’Orazio. Al geometra Zappone, inoltre, è contestato anche l’esercizio abusivo della professione per aver presentato il progetto architettonico per l’immobile della Pro Infantia e assunto la direzione dei lavori, mansioni per le quali è richiesta una speciale abilitazione dello Stato.

Estraneo alle ipotesi di lottizzazione abusivo ma imputato nel processo, l’ex vice Sindaco di Terracina Pierpaolo Marcuzzi che deve rispondere di rivelazione di segreto d’ufficio. Secondo l’accusa, infatti, l’esponente di Fratelli d’Italia, coinvolto peraltro in ulteriori due inchieste tra le quali quella denominata “Free Beach”, quale persona informata sui fatti in ordine al quali si svolgevano le indagini sulla ex Pro Infantia, dopo essere stato escusso dalla polizia giudiziaria che gli aveva dato formale avviso dell’obbligo del segreto nel verbale da esso sottoscritto, ha riferito all’indagata Claudia Romagna l’esito del suo interrogatorio.

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Nelle scorse udienza, uno degli investigatori della Guardia Costiera aveva ripercorso la genesi dell’inchiesta, spiegando che in quel momento – si era nel 2020 – come capitaneria di porto e polizia giudiziaria erano in atto tutta una serie di accertamenti sul litorale di Terracina e che, nel dicembre 2020, vennero a conoscenza della prossima demolizione dell’edificio storico denominata ex Pro Infantia, finalizzata alla ricostruzione di un complesso residenziale.

Il problema è che quell’edificio a 300 metri dal lungomare di Terracina, e che aveva ospitato l’istituto scolastico Bianchini, nasce nel 1925 ed entra a far parte della onlus romana Pro Infantia. Dopo gli eventi bellici, la struttura fu danneggiata per poi essere ricostruita dallo Stato italiano tra il ’49 e il ’51. Una volta messo in sicurezza, l’edificio fu finalizzato a ospitare gli orfani di guerra, dopodiché diventò parzialmente, come detto, sede di una scuola. Insomma, nulla a che vedere con la realizzazione, su oltre 4mila metri quadrati, di due fabbricati, suddivisi in 5 piani per residenze private, una piscina scoperta, 98 posti auto, 46 posti per cicli e motocicli e 2 campi di Padel.

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Ecco perché, appreso di quell’intervento con tanto di cambio di destinazione d’uso autorizzato dal Comune di Terracina, la Guardia Costiera, su disposizione del sostituto procuratore di Latina, Giuseppe Miliano, sequestrò l’edificio il 30 dicembre 2020. Un provvedimento confermato dallo stesso Tribunale del Riesame di Latina e dalla Cassazione a cui si erano rivolti Zappone e il rappresentante legale di Residenze Circe srl.

Non vi sarebbe stato rispetto del Ptpr (Piano territoriale paesaggistico regionale), né una regolare autorizzazione garantita invece dall’allora dirigente del Comune, Claudia Romagna. Il Ptpr, inoltre, non era soddisfatto perché, pochi giorni prima del sequestro, in data 17 dicembre 2020, la Corte Costituzionale dichiarò incostituzionale la delibera del consiglio regionale che aveva approvato il suddetto Ptpr. Ecco perché, come ha spiegato l’investigatore, scattavano in quel momento le misure di salvaguardia, anche in ragione del fatto che su quell’area il piano regolatore cittadino prevedeva al massimo verde pubblico e parcheggio.

Inoltre, a dicembre 2020, una delibera della giunta Tintari aveva approvato la monetizzazione di aree e standard urbanistici. Al contempo, un parere dell’allora dirigente Romagna attestava la regolarità dell’intervento per una zona che, secondo gli inquirenti, non era idonea ad essere disponibile per un intervento edilizio del genere. Per l’accusa, sarebbe mancata la parte dell’istruttoria che desse il lasciapassare così da cedere le aree e monetizzare. Le aree da cedere, infatti, da legge regionale devono essere inferiori a 1000 mq, mentre nel caso specifico si tratta di aree da 2916 mq. Per tale ragione si attesterebbe il falso nella regolarità tecnica.

Altro punto oscuro dell’intera vicenda, rimarcato nell’escussione dell’investigatore, è che quando la Guardia Costiera arrivò sul luogo per sequestrare il bene, si presentò Daniele D’Orazio il quale, ufficialmente, non aveva nessun titolo. In realtà, si trattava del reale soggetto beneficiario dell’intervento edilizio, in quanto era amministratore della società Impreco srl, vale a dire la società che deteneva il 30% della Residenze Circe srl, il cui amministratore legale, Andrea Ruggieri, era in realtà “un mero dipendente, che eseguiva ciò che gli veniva detto di fare”.

Il restante 70% delle quote della Residenze Circe Srl era detenuto dalla Savile Row IV S.A’ RL, con sede in Lussemburgo Boulevard Royal. Tra le varie intercettazioni citate dall’investigatore Sasso ce ne è una che non può che risaltare: D’Orazio, il vero dominus del progetto, parla al telefono con un certo “Carlo” con il quale discute di modificare al determinato comma la legge di rigenerazione urbana. Il misterioso “Carlo” sarebbe dipendente o comunque in contatto con la Regione Lazio. Millanteria detta al telefono o solida realtà? Il dubbio non si è chiarito.

A margine della vicenda urbanistica, anche la Soprintendenza che cambiò idea sul progetto in poco tempo: il 28 giugno 2020 comunica al Comune il preavviso di diniego dell’autorizzazione; ad agosto arriva il conseguente parere negativo del vincolo monumentale e paesaggistico. Successivamente, a ottobre dello stesso anno, il Comune trasmette nuove tavole tecniche redatte da Zappone e la stessa Soprintendenza rilascia parere positivo. Un aspetto contestato dagli inquirenti che ritengono che non vi era stata nessuna modifica di fatto e che quindi l’autorizzazione avrebbe dovuto nuovamente essere negata.

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