Tiberio, concluso il processo per corruzione che vedeva sul banco degli imputati il sindaco di Sperlonga, Armando Cusani
Non saranno depositata al termine dei novanta giorni le motivazioni della sentenza che, lo scorso 17 marzo, hanno sancito le condanne per tutti gli imputati nel processo “Tiberio”. Il deposito delle stesse è stato fissato per settembre e non al termine dei 90 giorni così come previsto alla lettura del dispositivo da parte del secondo collegio del Tribunale di Latina, presieduto allora dal giudice Elena Nadile, a latere le colleghe Francesca Zani e Clara Trapuzzano Molinaro, dopo una camera di consiglio fiume di oltre nove ore.
Il Tribunale, a marzo, aveva pronunciato la sentenza a carico degli imputati alla sbarra per corruzione: Armando Cusani 6 anni di recluzione, Isidoro Masi 7 anni, Nicola Volpe 8 anni e Antonio Avellino 6 anni. Condannati all’interdizione durante la pena e incapaci in perpetuo a contrattare con la pubblica amministrazione, oltreché al risarcimento delle parti civili. Prescritti Massimo Pacini e Antonio Fabrizio.
Per via di questa condanna, è scattata la legge Severino per Cusani, sindaco di Sperlonga ed ex presidente della Provincia di Latina, sospeso dalla carica per 18 mesi.
È durato nove anni il processo scaturito dall’indagine Tiberio. A maggio 2017 c’è stata la prima udienza per il procedimento penale che ha trattato diverse ipotesi di corruzione e turbativa d’asta tra Sperlonga, la Provincia di Latina e altri comuni pontini.
Al contempo, è arrivata l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Mara Mattioli, che ha emesso due ordinanze di arresti domiciliari per due co-indagati del sindaco nella nuova inchiesta sul sistema Sperlonga. Cusani è stato graziato dalla misura cautelare sebbene il Gip abbia scritto che non era commisurata la mera misura dell’obbligo di firma: in sostanza, sarebbe stata necessaria una richiesta più restrittiva per le nuove ipotesi di corruzione.
A ottobre scorso, si era svolta la requisitoria del pubblico ministero Valerio De Luca, con la richiesta delle condanne a carico degli imputati, al netto di maturate prescrizioni per le turbative d’asta. A rimanere in piedi solo la corruzione, il reato più grave. Il pubblico ministero, dopo circa due ore e mezza abbondanti di requisitoria, ha chiesto le pene: Armando Cusani 6 anni di reclusione; Nicola Volpe 8 anni; Antonio Avellino 6 anni, Isidoro Masi 7 anni. Non doversi procedere per diversi capi riguardanti la turbativa d’asta prescritta.
Come noto, il processo ruota attorno alla vicenda dell’Hotel Grotta di Tiberio e di alcuni appalti, tra cui quello più importante riferibile, per l’appunto, al complesso archeologico di Villa Prato a Sperlonga per un importo di 700mila euro. A sedere sul banco degli imputati, oltreché al sindaco di Sperlonga Armando Cusani (ex DC e Forza Italia, al momento esponente della Lega), l’architetto Isidoro Masi, all’epoca dei fatti contestati in comando dalla Provincia presso il Comune di Sperlonga come Responsabile dell’Ufficio Tecnico, l’ex dirigente comunale Massimo Pacini e gli imprenditori Andrea Fabrizio, Antonio Avellino e Nicola Volpe. Il collegio difensivo è stato composto dagli avvocati Macari, Conca, Panella, Palmieri, Fusco, Lauretti, Pucci e Marino.
L’attuale dirigente del settore Ambiente del Comune di Latina, Gian Pietro De Biaggio, aveva già patteggiato a 1 anno e 3 mesi nel procedimento “Tiberio”, coinvolto come responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Prossedi.
Tutti sono accusati, a vario titolo, di aver messo in piedi un sistema illecito volto a favorire l’attività imprenditoriale del primo cittadino e a pilotare gare d’appalto a discapito della collettività. Turbativa d’asta e corruzione, i reati più gravi contestati dall’indagine che è stata portata avanti dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Sperlonga. Uno degli imputati è deceduto: si trattava dell’imprenditore di Nettuno Mauro Ferrazzano (che fu condannato in abbreviato), le cui dichiarazioni sono state considerate irripetibili, non più in grado di essere smentite e quindi cristallizzate: proprio queste hanno significato un punto a favore dell’accusa e un ostacolo difficile da superare per il sindaco di Sperlonga ed ex Presidente della Provincia di Latina, Armando Cusani. Quantomeno per il merito delle accuse.
Diverse le parti civili costituitesi nel processo: Comune di Sperlonga, Prossedi, Priverno, più il confinante dell’Hotel Tibero, Carmine Tursi, l’Associazione antimafia “Caponnetto” e, infine, i gli esponenti politici Alfredo Rossi, Marco Toscano, Alessandro Zori e Carla Di Girolamo. Proprio da Carmine Tursi, assistito dall’avvocato Francesco Di Ciollo, sono partite le denunce che hanno dato il via alle indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina e della Stazione di Sperlonga. Al centro delle segnalazioni di Tursi gli abusi edilizi all’hotel “Grotta di Tiberio” (ad oggi acquisito al patrimonio del Comune di Sperlonga in quanto completamente abusivo), che vedeva Cusani comproprietario col suocero e dal cui prende il nome l’inchiesta.
Una inchiesta che si è allargata successivamente a un sistema di appalti considerati truccati tra cui il suddetto complesso archeologico di Villa Prato, da 700mila euro; la ristrutturazione del Comune di Prossedi, da 230mila; l’affidamento del servizio di pulizia delle strade extraurbane di Priverno, da 40mila; il restauro della scuola “Santoro” di Priverno, appalto da 35mila euro. Sia Masi che Pacini, secondo l’accusa, avrebbero garantito gli interessi di Cusani per l’hotel.
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