CORRUZIONE E MAZZETTE A CISTERNA, CONTRO DE VICENTI ACCUSE SOLIDE: “DA VALUTARE L’INTERDIZIONE INVECE DEI DOMICILIARI”

Corruzione a Cisterna, la Corte di Cassazione annulla l’ordinanza con il rinvio a un nuovo giudizio del Riesame per il dirigente Luca De Vincenti

Il suo ricorso al Riesame, dopo gli arresti domiciliari applicatigli lo scorso febbraio dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, si era perso nei meandri della cronaca non detta. Ora, una sentenza della Corte di Cassazione svela che il dirigente del Comune di Cisterna di Latina, Luca De Vincenti, coinvolto nell’inchiesta di Procura e Guardia di Finanza di Latina che contesta episodi di corruzione all’interno del comune della città dei butteri, ha avuto la conferma della misura cautelare dei domiciliari (stabilita dal giudice per le indagini preliminari pontino) da parte del Riesame di Roma e che, successivamente, con sentenza dello scorso 23 giugno, la Cassazione ha annullato l’ordinanza del medesimo Riesame rinviato ad altra sezione del Riesame in modo che possa valutare di nuovo le esigenze cautelari. Ma andiamo con ordine.

La Procura, negli scorsi mesi, ha chiuso l’indagine carico dei coinvolti. Rischiano il processo, al netto di richieste di rito alternativo, otto indagati. Si tratta di Domenico e Renio Monti, Eleonora Boccacci, Gabriele Califano, David D’Ercole, Luca De Vincenti, Gisleno Moretti e Marco Pompili.

Erano stati due i componenti dell’amministrazione del sindaco di Cisterna, Valentino Mantini, coinvolti nell’inchiesta: il consigliere comunale di “Conosco Cisterna” e consigliere provinciale in quota Partito Democratico, Renio Monti (42 anni), in seguito dimessosi per via di questa indagine, e, per l’appunto, il dirigente a Lavori Pubblici e Urbanistica, Luca De Vincenti (59 anni). Per entrambi, il pubblico ministero Valentina Giammaria chiedeva gli arresti ai domiciliari, così come per i due imprenditori di Latina, David D’Ercole (55 anni) e Gabriele Calafano (79 anni), e per la professionista Eleonora Boccacci (48 anni) e il padre di Renio Monti, il noto imprenditore nel campo edile, nonché sodale e amico del sindaco Mantini, Domenico Monti (69 anni). Nessuna richiesta di misura cautelare era stata chiesta per i due funzionari comunali Gisleno Moretti (58 anni) e Marco Pompili (50 anni).

All’esito degli interrogatori preventivi, l’allora gip di Latina, Barbara Cortegiano, stabilì la misura dei domiciliari per Renio Monti e il dirigente all’Urbanistica, Luca De Vincenti. Gli architetti Domenico Monti e Eleonora Boccacci, invece, erano stati destinatari dell’obbligo di presentazione giornaliera alla polizia giudiziaria. Nessuna misura, invece, è stata emessa a carico dei due imprenditori coinvolti, per cui era stat chiesto l’arresto: David D’Ercole e Gabriele Califano.

Successivamente, il Tribunale del Riesame di Roma aveva sostituito gli arresti domiciliari di Renio Monti con la misura dell’interdizione dal lavoro di architetto per un anno. Gli stessi giudici capitolini avevano confermato gli obblighi di firma per il padre Domenico Monti. Succiessivamente per i due Monti, la Cassazione ha annullato le misure cautelari.

Leggi anche:
CORRUZIONE A CISTERNA, ANNULLATE LE ORDINANZE PER DOMENICO E RENIO MONTI

Le accuse sono gravi. Si parla di corruzione e mazzette. Renio Monti e il padre Domenico Monti, in concorso con l’imprenditore della società 3Heads srl, David D’Ercole, e ai due co-indagati Gisleno Moretti e Marco Pompili, sono accusati per l’appunto di corruzione.

Il reato è contestato a Moretti e Pompili, entrambi funzionari presso lo Sportello Edilizia e Attività Produttive al Comune di Cisterna, a Renio Monti, in qualità di consigliere comunale e Presidente della Commissione Urbanistica, e a Domenico Monti, titolare dello studio di architettura associato “Monti” e padre del suddetto consigliere. I quattro avrebbero ricevuto indebitamente denaro per un atto contrario ai doveri d’ufficio. da D’Ercole, titolare della 3Heads srl.

Leggi anche:
LA “LOBBY” DEI MONTI A CISTERNA: “DOMENICO CONSIGLIERE PERSONALE DEL SINDACO MANTINI”. I RAPPORTI IMBARAZZANTI COL PD

Accusati di corruzione anche Eleonora Boccacci, Gabriele Califano e proprio Luca De Vincenti. Quest’ultimo è accusato in qualità di Dirigente di Urbanistica e Lavori Pubblici del Comune di Cisterna, insieme all’imprenditore della Califano Carrelli, Gabriele Califono, e a Eleonora Boccacci, architetto e collaboratrice di uno studio professionale dove De Vincenti era socio.

Califano avrebbe elargito a De Vincenti e Boccacci, in contanti e tramite parcella, la somma di 40mila euro. La parcella si sostanzia di due fatture emesse da Califano a favore di Boccacci così da realizzare gli interessi della sua società, ubicata sulla SS Pontina, nel territorio del Comune di Cisterna. La somma di denaro sarebbe stata ricevuta sia da Boccacci che da De Vincenti. In cambio, ci sarebbe stata la velocizzazione di una pratica d’interesse per Califano: l’istanza di ampliamento del sito produttivo della Califano Carreli, depositata al Comune di Cisterna nel 2021.

Sarebbe stato De Vincenti, secondo gli inquirenti, ad adoperarsi per far approvare al delibera per l’ampliamento dalla Giunta Mantini a dicembre 2021, ossia a due mesi dalla elezione dell’attuale Sindaco. De Vincenti, da Dirigente, ha approvato nei fatti il parere favorevole di regolarità tecnica, omettendo di verificare la regolarità degli edifici esistenti e consapevole dell’esistenza sul sito della Califano Carrellli di una istanza di ampliamento per manufatti abusivi. Un particolare che avrebbe impedito al Dirigente di dare il lasciapassare al parere tecnico.

Non solo, perché De Vincenti, sulla base delle investigazioni della Guardia di Finanza di Latina, si sarebbe adoperato a far approvare dalla Giunta Mantini la delibera numero 5 risalente alla data del 17 gennaio 2023, avente ad oggetto “linee guida e criteri per la valutazione degli interventi in variante al Piano Regolatore”. La manovra ha consentito alla Califano Carrelli spa di ampliare la superficie della propria attività produttiva del 25% rispetto alla superficie esistente.

Una inchiesta che, al di là degli esiti penali, denunciava un viluppo di conflitti di interessi e interessi privati. Tutto davanti a una Giunta, quella del Sindaco Valentino Mantini, che vota delibere quantomeno senza approfondire. La richiesta di arresti domiciliari per i sei indagati risaliva a oltre un anno prima: 9 gennaio 2025.

Nella sentenza di Cassazione che rinvia ad altro Riesame, si legge che i”l Tribunale di Roma ha confermato la misura degli arresti domiciliari applicata dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina nei confronti di De Vincenti Luca, ritenendo sussistente a suo carico la gravità indiziaria in ordine al delitto di corruzione propria ascrittogli”. Infatti, “è stato ritenuto che il De Vincenti, nella qualità di dirigente dei settori economico-finanziario, urbanistica e lavori pubblici del Comune di Cisterna di Latina, avrebbe ricevuto da Gabriele Califano, legale rappresentante della Califano Carrelli s.p.a., la somma di euro 40.000, solo in parte fatturata, quale corrispettivo per il compimento di un atto contrario ai doveri d’ufficio”.

Secondo la Cassazione, il motivo di ricorso della difesa contro l’ordinanza del Riesame che conferma i domiciliari, concernente la gravità indiziaria, deve ritenersi inammissibile, “in quanto articolato mediante censure manifestamente infondate se non aspecifiche, perché prive di un effettivo confronto critico con gli snodi argomentativi essenziali della decisione impugnata, posti a fondamento della ritenuta configurabilità dell’ipotesi corruttiva contestata”.

Le intercettazioni “sorreggono il giudizio di gravità indiziaria in ordine all’individuazione del De Vincenti quale effettivo dominus della prestazione professionale resa, senza che, anche su tale specifico punto, il ricorso si confronti, con la necessaria puntualità critica, a fronte dell’evidente conflitto tra tale attività e i ruoli pubblicistici dal medesimo rivestiti, certamente nevralgici rispetto all’iter amministrativo concernente l’istanza di ampliamento presentata dalla società facente capo al Califano”. Inoltre, “permane, sotto il versante della corruzione impropria, il carattere illecito della percezione di un compenso da parte del soggetto qualificato che, in aperto conflitto di interessi e in attuazione del patto corruttivo, svolga contestualmente il ruolo di professionista chiamato a perseguire gli obiettivi della società committente in relazione al progetto da approvare”.

Non coglie nel segno neppure la censura della difesa con la quale si contesta, in sé, la concreta sussistenza del pericolo di reiterazione.

È, invece, fondato il rilievo concernente la scelta della misura, “giacché il provvedimento impugnato si rivela radicalmente carente sotto il profilo argomentativo chiamato a giustificarla, atteso che la stessa risulta assunta attraverso un percorso motivazionale che in realtà è solo apparente, perché privo di effettive indicazioni idonee a sorreggere l’inadeguatezza di altri interventi cautelari”

In sostanza la Cassazione, annullando con rinvio, chiede al Riesame di valutare se per De Vincenti vi sia la possibilità di una misura meno afflittiva come quella dei domiciliairi, ossia se vi sia l’eventualità di applicargli “solo” l’interdizione dal lavoro. “Si ritiene che l’ordinanza – spiega la Cassazione – vada annullata limitatamente all’aspetto concernente la necessaria ed effettiva possibilità di valutare, in alternativa alla misura adottata, l’applicazione di una misura interdittiva che si ritenga in grado di salvaguardare comunque le esigenze cautelari riscontrate, dovendosi in concreto verificare se l’eventuale interdizione dallo svolgimento del pubblico servizio, ovvero l’interdizione dall’esercizio della
professione del ricorrente siano nel caso in grado di neutralizzare il rischio di recidiva accertato”.

L’annullamento deciso della Cassazione è finalizzato “affinché il Tribunale provveda a motivare in ordine
all’adeguatezza della misura applicata, tenendo altresì conto del tempo trascorso dai fatti, aspetto che, per quanto non contestato con la dovuta specificità dal ricorso, deve comunque ritenersi suscettibile di incidere progressivamente sulla consistenza delle esigenze cautelari da neutralizzare e, in coerente correlazione, sulla stessa proporzionalità dell’intervento preventivo da adottare”.

Articolo precedente

NON SI FERMÒ ALLO STOP SULL’APPIA: DEFINITIVA LA CONDANNA PER OMICIDIO STRADALE

Articolo successivo

I VANNACCIANI SI RIUNISCONO A TERRACINA: AVVIATO IL PERCORSO DI COORDINAMENTO TERRITORIALE

Ultime da Giudiziaria