“PAC-MAN”: CONFERMATO IL CARCERE PER GAVEGLIA SOLO PER LA DETENZIONE DI UN’ARMA

Una delle armi trovate nella disponibilità di Gaveglia a febbraio 2026
Una delle armi trovate nella disponibilità di Gaveglia a febbraio 2026

Armi, esplosivi e droga: arrivano le prime pronunce del Riesame di Roma in merito alla posizione di alcuni degli arrestati

Dopo la revoca della misura degli arresti domiciliari per il trentenne di Latina, Lorenzo Pietrucci, il Riesame di Roma si è pronunciato anche sul ricorso dell’avvocato difensore Marco Nardecchia per conto di uno degli arrestati: il 36enne ex buttafuori di Latina, Alan Gaveglia, accusato di essere il custode delle armi del gruppo guidato dal 37enne Francesco D’Antonio.

Gaveglia, nell’ambito dell’operazione Pac-Man, deve rispondere di detenzione abusiva di armi in concorso con Francesco D’Antonio, Alex Iannaccone, Lorenzo Maddaloni e Luca Tonini. Nella loro disponibilità una vera e propria santabarbara: quattro pistole semiautomatiche, una pistola da tiro, due a tamburo, 10 colpi di fucile, due sacchetti con colpi inesplosi, 35 colpi di pistola calibro 22 in una scatola, un silenziatore, tre ordigni esplosivi oltreché a un ordigno ad altissima potenzialità distruttiva, vale a dire il famigerato tritolo trovato tra il 5 gennaio scorso all’interno dell’appartamento di San Felice Circeo riconducibile a Francesco D’Antonio.

A Gaveglia è contestata anche la ricettazione con gli altri del gruppo D’Antonio per avere acquistato o ottenuto due armi clandestine: una pistola semiautomatica d marca Umega e una pistola semiautomatica e modificata con calibro 9. Peraltro, a febbraio scorso, Gaveglia era stato già arrestato dalla Squadra Mobile per detenzione di armi. Tra il materiale sequestrato figurano, in particolare, un mini-revolver calibro 22 privo di matricola e segni identificativi, una rivoltella datata anch’essa priva di punzonature, numerose cartucce di diversi calibri, parti meccaniche di armi e ulteriori oggetti ritenuti di interesse investigativo. Trovato anche un fucile, simil lupara.

Per le accuse contenute nell’ordinanza “Pac Man”, il Riesame si è espresso, confermando il carcere per il 36enne, solo per un’arma da sparo, annullando la medesima ordinanza per tutte le altri armi e bombe e la ricettazione. Tra 45 giorni verranno depositate le motivazioni.

Sono iniziate il 28 maggio, le prime discussioni presso il Tribunale del Riesame di alcuni ricorsi presentati da diversi soggetti arrestati nell’ambito dell’operazione “Pac Man”. Secondo la Procura di Latina, che ha coordinato le attività degli investigatori della Squadra Mobile , il sodalizio criminale gestiva un intenso traffico di hashish, cocaina e crack, attività da cui traeva la principale fonte di reddito, imponendosi sul territorio anche attraverso l’uso di armi e metodi intimidatori. Dopo alcuni sequestri effettuati dalla polizia, sarebbero state messe in atto estorsioni e minacce nei confronti di amici e familiari di uno degli arrestati per recuperare il denaro perso. 

A discutere, al Riesame di Roma, gli indagati e tratti in arresto con misura nel carcere Alan Gaveglia e Ferdinando Ciarelli, difesi dall’avvocato Marco Nardecchia, Alex Iannaccone, assistito dall’avvocato Amleto Coronella, Luca Tonini, difeso dall’avvocato Oliviero Sezzi, e Lorenzo Maddaloni, difeso dagli avvocati Lucio Amedeo Melegari e Leone Zeppieri. A presentare ricorso, per l’appunto, anche Lorenzo Pietrucci. I difensori hanno eccepito sia su gravità indiziaria che esigenze cautelari, chiedendo la revoca delle misura e, in subordine, la sostituzione con una misura più lieve. Presente la Procuratrice Aggiunta di Latina, Luigia Spinelli, che ha ribattuto su ogni posizione, spiegando che, essendo ancora in corso le indagini, vi è il rischio di inquinamento probatorio, motivo per cui vanno confermate le misure cautelari in essere. Peraltro, a nessuno degli arrestati in carcere è consentito di avere colloqui con i famigliari. Un provvedimento preso la scorsa settimana dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Laura Morselli, firmataria dell’ordinanza custodiale. Le discussioni di altri arrestati proseguiranno al Riesame la prossima settimana.

Agli indagati sono contestati, a vario titolo, reati di estorsione, traffico e spaccio di droga, detenzione illegale di armi ed esplosivi, ricettazione, evasione e incendi intimidatori. A finire in carcere un nome piuttosto noto della malavita pontina il 37enne Francesco D’Antonio, condannato in concorso per l’omicidio di Matteo Vaccaro. L’inchiesta “Pac Man” era partita dopo l’arresto, nel settembre 2025, di due giovani trovati con un ingente quantitativo di hashish nei pressi delle “Case Arlecchino”, dove poco prima era stato incendiato il portone di un condominio: ad essere arrestati un 18enne e un 25enne con una ragazza al seguito. Si era nel pieno della stagione delle bombe dove si affrontavano la fazione degli Spinelli contro quella, molto probabilmente, facente riferimento a D’Antonio, sebbene negli arresti di ieri, 12 maggio, non vi è menzione a nessuno degli episodi “bombaroli” che sono andati avanti a Latina almeno fino a dicembre scorso.

In carcere sono finiti Alex Iannaccone (2000), Antonio Mazzucco (classe 1977), Christian Solito (1988), Enzo Succi (2002), Lorenzo Maddaloni (2007), Luca Tonini (classe 1983), Ferdinando Ciarelli (classe 1998), Daniele De Angelis (1996), Davide Beccaro (classe 1985), Francesco Nicoletti (classe 1974), Marco Proietti (classe 1991), Alan Gaveglia (classe 1990) e Sabrina De Angelis (classe 1993). Ai domiciliari Vittoria Cinque (1989) e Lorenzo Pietrucci (classe 1996).

L’operazione è stata eseguito il 12 maggio dalla Polizia di Stato di Latina, con il supporto di personale delle Squadre Mobili di Roma, Napoli, Caserta, L’Aquila, Frosinone, Rieti, Viterbo, Isernia e Benevento, dei Reparti Prevenzione Crimine, delle unità cinofile e del Reparto Volo.

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Determinante nello sviluppo delle indagini il sequestro eseguito dagli investigatori della Squadra Mobile nella notte tra il 4 e il 5 gennaio 2026 in un appartamento a San Felice Circeo, dove gli agenti hanno rinvenuto un arsenale composto da 7 pistole, un silenziatore, centinaia di munizioni e 4 ordigni esplosivi, uno dei quali contenente oltre 250 grammi di tritolo. Dalle intercettazioni sarebbe emersa anche la pianificazione di attentati e azioni dimostrative legate alla cosiddetta “guerra criminale” nel territorio pontino. 

Le indagini hanno inoltre documentato una rete di spaccio attiva h24 tra Latina, zona Q5 e Borgo Piave, anche con consegne a domicilio. In un’occasione sono stati sequestrati oltre un chilo di cocaina e circa 2,7 chili di hashish nascosti in un container vicino all’abitazione di un altro referente del gruppo. 

Tra gli episodi contestati figurano anche incendi di autovetture avvenuti a Latina nei quartieri Q4 e Villaggio Trieste nel marzo 2026, ritenuti azioni intimidatorie per il recupero di crediti legati alla droga. 

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