OMICIDIO CIMINIELLO: KILLER CONDANNATO A 17 ANNI

Cosimo Ciminiello
Cosimo Ciminiello

Concluso il rito abbreviato per Massimiliano Santachiara arrestato nell’aprile 2025 con l’accusa di omicidio

Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Velletri, Fabrizio Basei, ha condannato, col rito abbreviato, a 17 anni di reclusione il 29enne di Nettuno, Massimiliano Santachiara, ritenuto responsabile dell’omicidio volontario di Cosimo Ciminiello, il 37enne freddato con un colpo di pistola calibro 22 a Nettuno, a marzo 2025. Santachiara è stato assolto per il reato di ricettazione con l’arma con cui avrebbe sparato contro la vittima, non essendo mai stata ritrovata. Si tratta di una Beretta, secondo la ricostruzione del pubblico ministero di Velletri, Vincenzo Antonio Bufano, di una Beretta serie 70 calibro 22.

Lo scorso 26 giugno, Il pubblico ministero aveva chiesto la pesante condanna a 20 anni di reclusione per il 29enne di Nettuno.

Santachiara, difeso dagli avvocati Sandro Marcheselli e Angela Porcelli, doveva rispondere, oltreché di omicidio volontario non aggravato, anche di detenzione di armi da sparo in luogo pubblico e di aver posseduto un cellulare all’interno del carcere di Velletri.

L’avvocato Marcheselli, nella sua arringa difensiva, si era concentrato sull’analisi dei tabulati e sull’inutilizzabilità delle dichiarazioni rese dalla compagna e dall’ex compagna dell’imputato, in quanto avrebbero dovuto essere ascoltate a sommarie informazioni con un avvocato. La tesi difensiva è che avrebbero dovuto essere indagate per favoreggiamento perché avrebbero aiutato Santachiara a fuggire dal luogo del delitto. Entrambi gli avvocati avevano insistito su alcune discrasie presenti nelle testimonianze.

Prima delle difese, avevano svolto i loro interventi anche i legali delle parti civili, ossia i parenti di Ciminiello e la moglie. In particolare, sono parti civili la suddetta moglie, la figlia e i genitori di Ciminiello. Il giudice ha stabilito il risarcimento per tutti da calcolarsi in separata sede civile.

Secondo le ricostruzioni degli investigatori, dopo aver ucciso il 37enne, il 29enne è scappato a bordo di uno scooter guidato da un complice. Ciminello era incensurato, aveva una figlia piccola ed era impiegato con un’azienda che si occupa del trattamento delle acque. Non è stato trovato alcun legame apparente con la criminalità organizzata e non aveva alcun problema di droga accertato. Eppure il delitto è avvenuto in via Lucania, vicino al parco comunale Palatucci, una nota zona di spaccio. Quello che appare probabile è che Ciminiello, in passato consumatore, si trovasse lì per parlare con qualcuno di sua conoscenza.

La pista seguita dagli investigatori è quella del debito di droga contratto da Ciminiello il quale, in passato, era stato anche in una comunità per disintossicarsi. A sparare e a ucciderlo con un unico colpo al petto sarebbe stato Santachiara, registrato dalle telecamere di videosorveglianza alla guida dell’auto a lui in uso. Il giovane ha già precedenti, tra cui uno, in particolare, nel 2018, quando fu arrestato con l’accusa di aver fatto parte di una banda di rapinatori, tra cui i noti latinensi Marco e Manuel Ranieri. Alla fine, il giovane fu assolto.

Ciminiello lavorava per una ditta di trattamento acque civili, industriali e domestiche. Da non molto era diventato padre e sui social aveva condiviso la nascita della bambina con una foto: “La mia vita sei tu”.

Il killer, prima di ucciderlo il colpo di pistola, lo avrebbe raggiunto con due colpi al capo e alla fronte.

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