INCENDI SU MANDATO A SABAUDIA, ASSOLTO ENZO CESTRA DOPO 14 MESI DI DOMICILIARI

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Sabaudia, concluso il processo per il 72enne Enzo Cestra, l’anno scorso arrestato dai Carabinieri del Gruppo Carabinieri Forestale di Latina

Il 72enne di Sabaudia Enzo Cestra, ex carabiniere e all’epoca dei fatti contestati ex responsabile del gruppo di protezione civile Anc di Sabaudia, imputato per truffa aggravata ai danni della Regione Lazio e incendio doloso, è stato assolto dal giudice monocratico del Tribunale di Latina, Clara Trapuzzano Molinaro. La sentenza è stata pronunciata nel primo pomeriggio di oggi, 13 maggio. Cestra, difeso dall’avvocato Enrico Del Monte, è stato assolto con formula dubitativa per i due incendi dolosi contestati, mentre è stato assolto perché il fatto non sussiste in riferimento alla truffa.

Cestra è stato liberato da ogni misura. “28 anni nell’Arma dei Carabinieri e 5 terremoti. Mi hanno fatto una vigliaccata e c’è anche la politica in mezzo. Mi hanno voluto far male e togliermi di mezzo”, ha dichiarato a caldo il 72enne visibilmente provato. Una vittoria per l’ex militare dell’Arma, tanto più che il pubblico ministero, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto la condanna per l’uomo a 6 anni e 6 mesi di reclusione, valorizzando l’incidente probatorio di Giusti che si era auto-accusato e aveva accusato lo stesso Cestra.

Cestra si trovava ai domiciliari da 14 mesi, ossia dal marzo del 2025 quando è stato arrestato dai i militari del NIPAAF del Gruppo Carabinieri Forestale di Latina, insieme al Nucleo Carabinieri “Parco” di Sabaudia che hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale degli arresti domiciliari disposta dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, su richiesta del sostituto procuratore di Latina, Giorgia Orlando.

Secondo l’accusa, colui che avrebbe dovuto prevenire gli incendi (Cestra), li faceva causare così da intervenire con la sua squadra, per poi chiedere i soldi alla Regione Lazio. Nei confronti di Cestra sono stati acquisiti gravi indizi di colpevolezza con riferimento ad almeno due incendi, divampati, in data 28 agosto, nel Comune di Sabaudia, in località Sorresca e in via degli Artiglieri, in zona boschiva, trattandosi di aree prossime al centro urbano, con interessamento di aree coperte da eucalipti e querce, tutte in zone di altissimo pregio ambientale.

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I due incendi avevano investito due aree, rispettivamente di 8000 mq e 3000 mq, procurando pericolo per l’incolumità pubblica, concretamente determinato a carico delle numerose presenze che si registrano a Sabaudia in piena stagione balneare. Attraverso una meticolosa attività d’indagine si è potuto appurare Cestra, posto agli arresti domiciliari, con braccialetto elettronico, era il mandante che aveva incaricato un altro individuo (un quarantunenne anche lui volontario della Protezione Civile), il quale, dietro suo compenso, aveva appiccato materialmente le fiamme. L’esecutore materiale, Diego Giusti, era stato già individuato e denunciato a settembre 2024 ed era indagato per il reato di incendio boschivo. Si tratta di un soggetto fragile, in cura presso il Dipartimento di salute mentale dell’Asl di Latina, tanto che il Gip aveva rigettato la richiesta della misura dell’obbligo di firma, lasciandolo libero.

Enzo Cestra (il primo da destra) insieme ai volontari della sua associazione

Il mandante, invece, abusando dei poteri inerenti al suo incarico di servizio di prevenzione e lotta contro gli incendi boschivi, oltre che per incendio boschivo, è accusato di truffa aggravata ai danni dello Stato avendo causato dolosamente gli incendi finalizzati a conseguire un illecito profitto costituito dai finanziamenti regionali previsti per la relativa Associazione; l’istigatore di tale eventi incendiari, ottenendo le sovvenzioni regionali, induceva così in errore la Regione Lazio, Ente erogatore dei fondi rimborso.

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Secondo gli inquirenti, che avevano ricostruito le fasi degli ordini impartiti da Cestra al suo volontario, i roghi erano appiccati dietro corresponsione di 20 euro. Le indagini, infatti, si sono avvalse di intercettazioni sia telefoniche che ambientali, così da documentare la presenza dell’esecutore 41enne sia alla Sorresca che in via degli Artiglieri. Una volta ripreso dalle telecamere di video-sorveglianza, a bordo della sua bicicletta, il 41enne è stato sentito a sommarie informazioni dagli inquirenti, ammettendo di aver ricevuto 20 euro e sopratutto indicando il suo mandante che aveva lo scopo di ottenere i fondi regionali. Dal 2021 al 2024 la Protezione Civile Anc di Cestra ha ottenuto dalla Regione 32mila euro: nel 2024, l’anno degli incendi appiccati, la cifra è stata di 7mila euro.

Cestra, da ciò che emerge dalle intercettazioni, sarebbe stato ben consapevole della sua condizione a rischio: “Mo’ m’arrestano, me danno i domiciliari”. Peraltro, il 72enne avrebbe provato a retrodatare le dimissioni del volontario incendiario e consigliato all’uomo di non relazionarsi con gli inquirenti.

Giusti, l”esecutore materiale degli incendi, nel corso dell’incidente probatorio che si è tenuto a maggio 2025, aveva detto di aver paura di Cestra. Inoltre, il 42enne, difeso dall’avvocato Fortunato La Macchia, aveva denunciato gli incendi che gli sarebbero stati commissionati dal 71enne Enzo Cestra, ribadendo di essere stato pagato per appiccare le fiamme.

Cestra si è sottoposto, lo scorso 22 aprile, all’esame interrogato dal pubblico ministero e dal suo legale. L’ex imputato ha fornito la sua versione dei fatti, spiegando che la convenzione con la Regione Lazio prevedeva settemila euro all’anno, senza individuare obiettivi da raggiungere: “Erano settemila euro secchi”.

Il settantenne si è difeso, asserendo di aver portato davanti al giudice tutte le fatture per le spese compiute: “Ho speso anche di più perché aspettavo che mi mandassero gli altri 1400 euro, avendo ottenuto solo 5600 euro. Quando ho visto sul conto i soldi, ho pensato di mettere a posto l’auto rotta per via di un incendio”.

In un altro passaggio del suo esame, Cestra si è detto turbato: “Per 20 euro mi hanno distrutto, hanno distrutto la mia famiglia, io ero il sindaco di Molella”. E ancora, sul suo rapporto con Giusti: “Gli dissi che non potevo più tenerlo perché si ubriacava dopo aver subito un intervento ospedaliero. Lui era ancora iscritto come volontario, ma il tesseramento lo pagavo io: 100 euro all’anno”. Per quanto riguarda l’esecutore materiali degli incendi, Cestra si è detto sicuro: “L’unico motivo per cui avrei pagato Giusti per appiccare l’incendio era che sono matto, dovrebbero farmi una perizia. Dopo il mio arresto, Giusti ha compiuto tre furti”. Un quadro, quello che ha voluto offrire Cestra, diretto a sminuire la figura di Giusti, descritto come un personaggio fortemente problematico e che sarebbe stato tenuto nell’ambito del volontariato quasi per carità cristiana.

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