Investito e ucciso a Terracina: inizia il processo che vede sul banco degli imputati Gioacchino Sacco, responsabile dell’incidente mortale del 16enne Federico Salvagni
È entrato nel vivo il processo, con una udienza fiume di circa 6 ore, che contesta l’omicidio stradale con l’aggravante della fuga a carico del 50enne ciociaro Gioacchino Sacco, difeso dall’avvocato Ferdinando Maria Pellino. Davanti il primo collegio del Tribunale di Latina, composto da Sinigallia-Brenda-Naldi, sono iniziate le prime testimonianze degli operatori che hanno partecipato alle indagini.
A costituirsi parti civili Franco Salvagni, padre del ragazzo deceduto, e del fratello presente anche lui nella notte della tragedia; la madre di Federico Salvagni, oltreché ad altri parenti tra cui anche un cugino minorenne. In tutto sono tredici le parti civili, tra cui l’associazione famigliari vittime della strada, assistita dall’avvocato Diego Maria Santoro. Gli avvocati che rappresentano le altre parti civili sono Riccardo Amadei, Beatrice Luzzi, Vittorio Palamenghi e Michelangelo Curti.
Fuori dal Tribunale di Latina, si è svolta la manifestazione di parenti e amici annunciata con una vela raffigurante l’immagine di Federico Salvagni, striscioni per chiedere giustizia e la musica che riproduceva le canzoni che chiedono giustizia per Federico Salvagni. Conclusa la manifestazione, tutti tra parenti e amici si sono riversati all’interno del Tribunale, assistendo all’udienza con la maglietta con su scritto: “Federico chiede giustizia”.

Il primo a parlare è stato un agente del commissariato di Polizia di Terracina che ha raccontato di quando, la notte di Ferragosto 2025, arrivò sul luogo dell’incidente: “Salvagni Federico era già a terra circondato dal personale sanitario del 118”. L’incidente è avvenuto in strada provinciale Badino al chilometro 8,650, nei pressi del residence Baia di Ulisse. “Tutti i coinvolti erano minorenni. Federico era disteso e i sanitari del 118 stavano cercando di rianimarlo, applicandogli il macchinario”.
La Polizia, che arrivò intorno alle tre e mezza di notte rimase fino alle cinque del mattino, trovò i resti di veicolo sparsi a terra su tutta la strada di colore panna e c’erano anche le fiale di adrenalina. “Ad un tratto, una infermiera ha gridato: ha ripreso, ha ripreso. Si sono caricati Federico e lo hanno portato via”. Sul luogo dell’incidente, dove non c’era una illuminazione pubblica delle migliori, c’era anche il fratello di Salvagni, Daniele, mentre l’altro ragazzo era stato già portato via dall’ambulanza: “C’è scarsità di illuminazione”. Sul posto, la Polizia identificò il testimone oculare che chiamò i soccorsi e fu ascoltato: “In linea di massima, il ragazzo testimone oculare è rimasto tutto il tempo con noi”.
Dopodiché, i poliziotti cercarono di chiamare i genitori dei ragazzi. Il primo a rispondere e ad arrivare sul luogo dell’incidente fu il padre dell’altro ragazzo ferito, amico dei Salvagni. I poliziotti rimasero in attesa che arrivasse la Polizia Stradale deputata a fare gi approfondimenti del caso. I ragazzi travolti dall’auto si trovavano a margine della strada prima dell’impatto: “Federico fu preso in pieno, l’altro ragazzo scavalcò la recinzione, mentre il fratello di Federico fu sfiorato. C’era un metro di spazio tra lo zoccolo di cemento e la strada che non ha marciapiede”.
Il secondo testimone di giornata è un agente della Polizia Stradale di Latina. I poliziotti della Stradale arrivarono alle sette e venti della mattina del 15 agosto per procedere ai rilevamenti: “La strada era asciutta. La segnaletica indica un massimo di velocità di 50 chilometri orari e le strisce pedonali. Le condizioni del tempo erano buone. Trovammo frammenti in plastica e vetri”. La Polizia Stradale rinvenne sull’asfalto rinvenne anche una macchia di sangue di 10 centimetri sul lato destro della strada verso San Felice (a dodici metri dall’accesso dell’hotel Baia di Ulisse). Una strada larga sei metri e sessanta, con una banchina di un metro e 85 centimetri.
La macchia di sangue era proprio all’altezza della striscia di margine della strada. I frammenti di vetro erano sparsi sulla corsia di destra e più avanti di altri dieci metri ce ne erano altri. Inoltre c’era un pezzo di paraurti anteriore destro di colore beige che combaciava con la Lancia Ypsilon ritrovata nei pressi del centro commerciale di Terracina. “Il pezzo di paraurti è stato confrontato e coincideva perfettamente con il pezzo mancante della Lancia”. I poliziotti della Stradale trovarono sulla strada un paio di scarpe da ginnastica di colore grigio. L’auto ritrovata aveva danneggiati il parafango e il gruppo ottico. Successivamente, rilevarono che l’auto era riconducibile ad una società il cui rappresentate legale era Gioacchino Sacco. Su un altro particolare, il poliziotto della Stradale, in servizio da anni, è chiaro: “In quel tratto di strada non avevo mai rilevato incidenti”.
A testimoniare anche l’allora comandante del nucleo Radiomobile dei Carabinieri di Terracina arrivato sul posto alle 13,25 del 15 agosto 2025. Arrivò la segnalazione che c’era un’auto sospetta ferma nel parcheggio posteriore del supermercato in zona Calcatore. “Ho visto sequestrare l’auto presso il Conad di Terracina”. Dalle visioni delle immagini di video-sorveglianza analizzate “si vede alle 3 e 38 arrivare Sacco, vestito di maglietta Gucci, pantaloncino con scritta di colore rosso e sneaker di colore bianco. Parcheggiò l’auto, scese dall’abitacolo, fece delle foto sulla parte di destra e sinistra del mezzo, per poi incamminarsi verso casa. L’ho riconosciuto anche perché Sacco lo conosco: è stato deferito in passato e controllavamo se si trovava ai domiciliari essendo ristretto per altro procedimento”.
All’interno dell’auto c’erano sigarette e alcuni medicinali, successivamente trovati anche in casa di Sacco a cui la patente era stata revocata: “Dopodiché ci portammo nell’abitazione e Sacco era all’interno: c’erano i vestiti visti nel video. Furono sequestrati”. L’auto, come conferma il Carabiniere, era intestata alla società Autosport srl con sede a Cassino. Quello stesso giorno, i Carabinieri effettuarono l’arresto. Il pomeriggio del 14 agosto, inoltre, i militari hanno individuato Sacco sulla stessa auto, poi parcheggiata al Conad la notte dell’incidente.
A testimoniare anche altri agenti della Polizia Stradale di Latina che hanno eseguito l’accertamento sul veicolo Lancia Ypsilon sequestrato. I poliziotti della Stradale andarono a ritroso sui vecchi proprietari dell’auto, risalendo a Gioacchino Sacco.
In particolare, è stato ascoltato uno dei poliziotti della Stradale che hanno eseguiti gli accertamenti dopo l’arresto di Sacco. Ad essere esaminati le immagini estrapolate dalla video-sorveglianza: in una di queste immagini viene fuori che il gruppo fari posteriore sinistro dell’auto non funziona. Il testimone ha poi ricostruito minuziosamente il tragitto seguito dall’auto di Sacco nella notte della tragedia, tramite le celle telefoniche: da riva del Sisto al punto dell’impatto sono 530 metri.
Dalle 3 e 34 di notte alle 5 e 18 vengono effettuate da Sacco alcune chiamate, tra cui un commensale della serata passata da Sacco. Inoltre, c’è un messaggio vocale che Sacco invia alla sorella a mezzogiorno del 15 agosto in cui spiega che si trovava a casa di un amico; al contempo un ulteriore messaggio vocale di 22 secondi che Sacco invia alla madre per dirle che quella sera era tornato presto. Poco prima, quando Sacco parcheggia dietro il Conad, esce dall’auto e il poliziotto della Stradale è netto: “Barcollava e dà una botta al distributore di sigarette”.
Dopo l’incidente, nella mattinata del 15 agosto, Sacco cerca notizie su Internet: in uno cerca “cronaca Terracina”, poi “ieri notte Terracina” e, infine, un articolo in cui legge della tragedia avvenuta. Una cronologia che lo stesso Sacco cancella dalla cronologia, ma che la Polizia Stradale riesce a recuperare. Emerge nella testimonianza che un’amica di Sacco si è recata sul luogo dell’incidente per scattare alcune foto: sul telefono della donna ci sono immagini dell’incidente e del ragazzo a terra. C’è di più. Venti minuti dopo l’incidente, Sacco chiama il carrozziere di sua fiducia.
Il processo è stato rinviato al prossimo 10 giugno con la fine del contro-esame dell’ultimo poliziotto della Stradale e l’escussione degli altri testimoni dell’accusa.
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CHI È GIOACCHINO SACCO – Il 50enne, nato ad Acquino ma residente a Terracina, è accusato dell’omicidio stradale del sedicenne di Latina, Federico Salvagni, avvenuto lo scorso Ferragosto 2025.
Dopo l’arresto avvenuto il 16 agosto, il 49enne di Cassino, Gioacchino Sacco detto Jonathan, detenuto nel carcere di Latina, aveva optato per la facoltà di non rispondere nell’interrogatorio di convalida davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Laura Morselli, tenutosi in carcere, in via Aspromonte, a Latina. Prima di trincerarsi nel silenzio, Sacco aveva dichiarato spontaneamente di non essere stato lui, quella notte, a guidare la Lancia Yipsilon noleggiata e con cui, secondo il Gip, l’uomo aveva compiuto una manovra azzardata durante un sorpasso.
Il Gip Morselli aveva convalidato l’arresto per Sacco e disposto un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, nonostante la richiesta della difesa per una misura meno afflittiva quale quella dei domiciliari. Difesa che, comunque, aveva annunciato un ricorso al Tribunale del Riesame di Roma contro la misura del carcere. Il Gip aveva ritenuto che per Sacco, in ragione anche dei suoi precedenti penali, ci fosse il pericolo di fuga.
Sia il Riesame che la Cassazione avevano respinto l’istanza per una misura cautelare meno afflittiva rispetto al carcere. In particolare, nel suo pronunciamento, ricordava la Cassazione che “il conducente del mezzo, successivamente identificato nel Sacco, era sprovvisto di titolo alla guida in quanto titolare di patente revocata, in ragione della ripetuta inosservanza alle disposizioni del codice della strada; che il veicolo era condotto con una targa prova fuori dai casi consentiti e comunque sprovvisto di assicurazione; che il mezzo non era sottoposto a revisione e che il conducente era verosimilmente in stato di alterazione in considerazione delle modalità del sinistro, ripreso dalle telecamere stradali”.
E ancora: “il giudice del riesame riteneva la ricorrenza di stringenti esigenze cautelari in ragione della gravità della condotta serbata in occasione del sinistro, della fuga e dell’assoluta noncuranza manifestata nelle fasi successive all’investimento e del mancato rispetto di qualsiasi forma di regola nella circolazione stradale, trattandosi di soggetto avvezzo a guidare veicoli pur sprovvisto di patente e di assicurazione, con precedenti penali per comportamenti violenti e minacciosi e per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, già sottoposto a misura cautelare domiciliare di cui aveva violato i divieti e per questo sottoposto a giudizio per il reato di evasione; riteneva che le stesse non avrebbero potuto essere soddisfatte con misura diversa dalla custodia in carcere, in quanto anche la misura degli arresti domiciliari con controllo elettronico sarebbe stata insufficiente a contenere la indole trasgressiva ed elusiva del prevenuto”.
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Sul ricorso inammissibile, la Cassazione motivava: “deve osservarsi che il percorso argomentativo sviluppato dal Tribunale, rispetto alla sussistenza di esigenze cautelari e alla selezione della misura cautelare, risulta adeguato e coerente con gli elementi di fatto esaminati e alle concrete modalità della condotta, nonché con i profili soggettivi e personologici del cautelato, con la conseguenza che qui
non può procedersi, per un verso, a rinnovare l’apprezzamento sviluppato in ordine sia alla concretezza sia all’attualità delle esigenze cautelari”.
Secondo la Corte Suprema, il Riesame aveva svolto con correttezza il suo compito “considerando da una parte le peculiari ed estremamente gravi ed offensive modalità della condotta, il pericolo cagionato alla circolazione e alla integrità fisica di numerosi utenti della strada, come risulta emergere dalle immagini
riprese da una telecamera di sicurezza e dalle dichiarazioni dei giovani scampati all’investimento e, dall’altra parte, la negativa personalità del prevenuto (nda: Sacco) in ragione della condizione di assoluta irregolarità amministrativa e di alterazione in cui versava al momento del fatto”.
Sacco è caratterizzato da “prolungata e abituale circolazione con patente di guida revocata, mancanza di certificato assicurativo, utilizzo indebito della targa prova onde sopperire all’assenza di assicurazione, assenza di revisione dell’autoveicolo, indizi di una condizione di ebbrezza alcolica, omessa fermata e
omessa assistenza alle persone coinvolte nel sinistro, di cui una rimasta a terra, nonché della totale insensibilità e noncuranza da questi palesate nelle fasi successive all’investimento, dei precedenti penali di varia natura, di cui alcuni concernenti azioni violente e minacciose ed altri di oltraggio e resistenza a Pubblico Ufficiale”.
C’è di più. Sacco “non si sarebbe astenuto da realizzare azioni altrettanto inadeguate e sconsiderate alla guida di autovetture benché sottoposto a misura domiciliare, tenuto conto della insufficiente capacità contenitiva della cautela, anche se rafforzata da controllo elettronico a distanza e, al contempo, della
rilevantissima capacità trasgressiva palesata dal prevenuto che ha anche dimostrato una totale incapacità di rispettare le prescrizioni concernenti la esecuzione una precedente misura domiciliare e, più in generale, qualsiasi regola concernente la circolazione degli autoveicoli a motore, a partire dal possesso di un titolo abilitativo di guida”.
LE INDAGINI – Le indagini sono state orientate a fare luce sulla dinamica del sinistro stradale, in particolar modo sulla velocità dell’auto che ha investito il 16enne, la traiettoria seguita dal veicolo e la posizione della vittima che camminava insieme al fratello gemello e a un amico. Gli esami tossicologici su Sacco non avevano dato esito positivo. Di sicuro c’è che Sacco non poteva guidare l’auto in quanto, per aver violato diversi articoli del codice della strada, la patente gli era stata revocata. Peraltro l’auto guidata era senza assicurazione e revisione. Senza contare che ci sono alcune immagini della video-sorveglianza che ritraggono Sacco scendere dall’auto con cui è stato travolto il sedicenne.
A poche ore dall’incidente, gli agenti della Polizia di Stato di Terracina, insieme ai militari dell’Arma dei Carabinieri, avevano individuato e arrestato Sacco, da subito indiziato di essere il responsabile del grave incidente stradale avvenuto nella notte tra il 14 e il 15 agosto (intorno alle ore 3,30), lungo la strada provinciale che collega Terracina a San Felice Circeo. Nello stesso sinistro stradale, come detto, erano rimasti feriti il fratello gemello e un amico di Federico Salvagni, senza gravi conseguenze.
Dopo aver travolto i tre ragazzi, il conducente dell’auto si era dato alla fuga senza prestare soccorso. Sul posto erano immediatamente intervenuti gli agenti del Commissariato di Polizia di Terracina e della Polizia Stradale, che avevano effettuato i rilievi tecnici necessari alla ricostruzione della dinamica.
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Le successive attività investigative, coordinate dagli agenti del Commissariato di Terracina, con il supporto del personale della Polizia Stradale, dei militari dell’Arma dei Carabinieri e del personale della Polizia Locale di San Felice Circeo, che ha collaborato fornendo i dati relativi al lettore delle targhe dei veicoli in transito, avevano permesso di raccogliere elementi utili per rintracciare il veicolo coinvolto e il suo conducente.
Fondamentali sono state le testimonianze raccolte sul posto e l’analisi delle tracce lasciate sulla scena dell’incidente che hanno condotto gli investigatori ad individuare il veicolo che nell’impatto era rimasto fortemente danneggiato. Grazie alla sinergia tra le forze dell’ordine, Gioacchino Sacco detto Jonathan (che ha precedenti di polizia, un’inchiesta della Finanza sul groppone e altre grane di natura giudiziaria) è stato localizzato e tratto in arresto e, a seguito degli accertamenti di rito, è stato condotto presso il carcere di Latina. Dirimenti anche le immagini estrapolate dalla telecamere di sorveglianza che inquadrano l’auto e il momento dell’impatto, prima che il mezzo fosse ritrovato davanti a un supermercato.
Sul corpo del 16enne è stata disposto l’esame autoptico eseguito dal medico legale Cristina Setacci: il ragazzo è morto a causa di gravi lesioni a cranio, torace e addome, in seguito al violento impatto della ruota destra dell’autovettura.
Federico Salvagni frequentava il secondo anno dell’Istituto tecnico “Marco”, indirizzo “Telecomunicazioni e Informatica”, a Latina. Sui social era conosciuto come “Sal”, abbreviazione del cognome, spesso accompagnata da un diamante accanto. La comunità scolastica e locale è sotto shock per la perdita del giovane, travolto in circostanze drammatiche durante una serata estiva. Anche dalla politica non sono mancati gli attestati di solidarietà per la famiglia. Il caso, come prevedibile, sta avendo e ha avuto una eco a livello nazionale.
