Una Latina violenta e degradata esce fuori dalle vicende racchiuse nell’inchiesta “Pac-Man” che ha portato oggi all’arresto di sedici persone. L’indagine della Squadra Mobile di Latina, diretta dal dirigente Giuseppe Loderserto, è stata coordinata dal procuratore aggiunto Luigia Spinelli e dal sostituto procuratore Valentina Giammaria. A firmare l’ordinanza il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Laura Morselli
A finire in carcere un nome piuttosto noto della malavita pontina il 37enne Francesco D’Antonio, condannato in concorso per l’omicidio di Matteo Vaccaro. D’Antonio non viene da una realtà criminale, eppure da tempo, dopo essere stato condannato per il delitto Vaccaro, cerca di affermarsi negli ambienti criminali riuscendo ad avere rapporti con personaggi della malavita. In carcere vanno Alex Iannaccone (2000), Antonio Mazzucco (classe 1977), Christian Solito (1988), Enzo Succi (2002), Lorenzo Maddaloni (2007), Luca Tonini (classe 1983), Ferdinando Ciarelli (classe 1998), Daniele De Angelis (1996), Davide Beccaro (classe 1985), Francesco Nicoletti (classe 1974), Marco Proietti (classe 1991), Alan Gaveglia (classe 1990) e Sabrina De Angelis (classe 1993). Ai domiciliari Vittoria Cinque (1989) e Lorenzo Pietrucci (classe 1996).
Non è un caso che ad andare in carcere con lui ci sono anche Antonio Mazzucco detto Tulò, legato alla cosiddetta vecchia malavita pontina, e Ferdinando Ciarelli, 28enne già coinvolto nel processo antimafia “Purosangue” (è stato assolto) e personaggio della nota famiglia rom pontina.

D’Antonio, già tornato alle cronache negli ultimi anni per una spedizione punitiva e un incidente molto pericoloso mentre era alla guida di un Suv sorseggiando un calice di vino, è considerato al centro di tutto: è lui che, atteggiandosi a boss, gestisce, insieme ai suoi sodali, estorsioni, esplosivi, droga, probabili frodi assicurativi. Ha a disposizione una serie incredibile di auto intestate alla zia a sua insaputa e, secondo il Gip che firma il suo arresto, potrebbe anche fuggire come avviene quando, in seguito ad arresti e perquisizioni nei confronti di suoi sodali, i poliziotti lo intercettano a Ventimigilia mentre parla al telefono con la zia.
Decine i capi di imputazione contestate agli indagati. L’inchiesta nasce dall’arresto di Gabriele Sposito, a bordo di un Suv insieme ad altri due giovani. Lo fermano per un chilo di droga (consegnata a lui da Iannccone per condurla a D’Antonio), dopodiché i poliziotti scoprono che l’auto su cui viaggiava è di Francesco D’Antonio, per gli amici Checco, e all’interno della stessa c’è un quantitativo di droga persino superiore a quello rintracciato dai poliziotti, in quanto il medesimo D’Antonio sarebbe riuscita a ripulirla prima del sequestro del mezzo. Braccio destro di D’Antonio è Alex Iannaccone, giovane di 26 anni, incappato nella morsa di Mattia Spinelli e dei suoi sodali: Spinelli, nello scorso autunno, è stato arrestato proprio per una tentata estorsione nei confronti di Iannaccone e della sua famiglia.
Nelle pieghe dell’indagine che non è definitiva di questa stagione molto cupa di Latina, tra bombe e intimidazione, c’è una facilità di armi e un flusso preoccupante di cocaina cotta, o meglio di crack utilizzato anche da giovanissimi. Una droga molto potente e pericolosa che ha inondato il capoluogo da tempo, ma con un incremento deciso nel post Covid.
Non sorprende tra i nomi degli arrestati quello di Christian Solito, recentemente fermato per un’altra inchiesta inerente ad un incendio ritorsivo commesso contro l’abitazione di una donna a Sermoneta Scalo. Il 38enne sembra specializzato in azioni violente su mandato: incendi e danneggiamenti.
In uno dei capi d’imputazione D’Antonio insieme Iannacone, Mazzucco e all’indagata Antonia Eramo, avrebbe minacciato il suddetto Gabriele Sposito e la sua famiglia. Dopo l’arresto per droga di Sposito avvenuto alla Arlecchino, il gruppo chiede denaro e pezzi di ricambio che si trovano all’interno di un garage in via Piattella a Latina, posto sotto sequestro. È Iannaccone a contattare la madre di Sposito chiedendole conto dei pezzi di ricambio nel garage che sarebbero serviti a D’Antonio per commettere frodi in ambito assicurativo.
Al che, lo stesso D’Antonio, tramite la vicina di casa di Sposito, Antonia Eramo, fa sapere alla madre di Sposito di essere arrabbiato e che la sta cercando. A ottobre 2025, D’Antonio e Mazzucco si recano sotto casa della madre di Sposito e le dicono che il T-Max all’interno del garage di Via Piattella è di proprietà di D’Antonio: se lo vuole per il figlio (che si trova in carcere), deve noleggiarlo pagando. Passa una settimana e D’Antonio torna e dice alla madre di Sposito: devi darmi 9100 euro per il T-Max e 20mila euro per i pezzi di ricambio sequestrati nel garage dalla Polizia dopo l’arresto del figlio.
La donna è spaventata e riferisce tutto al figlio. Concordando di dire a D’Antonio che, una volta uscito dal carcere, avrebbe concordato tutto. D’Antonio si arrabbia ancora di più: “Questa risposta non mi piace, adesso ci penso io. Mica voglio essere preso in giro e poi ci sono anche altre persone che vogliono recuperare i pezzi nel garage e io le sto tenendo buone”. Proferita la minaccia, D’Antonio propone alla madre terrorizzata di rateizzare il pagamento con 2000 euro al mese; al contempo Iannaccone contatta Sposito per chiedere i pezzi di ricambio sequestrati.
A finire tra i minacciati c’è anche il migliore amico di Sposito che viene avvicino a Latina e D’Antonio gli dice: “Deve sperare che esca il più tardi possibile”. Poi, vantandosi, D’Antonio dice a un suo sodale: “Gli ho mandato il bacio de Buscetta”.
Le estorsioni di D’Antonio non finiscono qui. In un’altra vicenda la commetterebbe con Daniele De Angelis e sempre il fido Alex Iannaccone. Vogliono 500 euro per un debito di droga maturato da De Angelis, condannato a 6 anni per spaccio. Il debito, però, ammonta a 12mila euro: “Se non paghi ti spacco una gamba o un braccio e così facciamo un cid…ti apro la testa”. Alla fine la vittima dà loro 500 euro.
Sarebbe stato Solito, condotto in auto da Enzo Succi, a minacciare, armato di coltello, la vittima fatta salire a bordo del mezzo. L’auto viaggia e ad un certo punto si ferma, dopodiché Solito prende a pugni la vittima: “Devi ridare i soldi a De Angelis”.
Altra estorsione in cui sarebbe protagonista D’Antonio è quella consumata insieme Ferdinando Ciarelli e Lorenzo Pietrucci (che sarebbe amico di Davidino Artusa, figlio del noto pregiudicato Alessandro Artusa). Sarebbe quest’ultimo il mandante e gli altri due gli esecutori, tanto da costringere un uomo e una donna a consegnare 5.500 euro. Si tratta di un debito di una società di noleggio auto nei confronti della locatrice. L’uomo preso di mira sarebbe stato vittima di una estorsione da parte di Ferdinando Ciarelli solo l’anno prima (un debito di droga da circa 600 euro). E proprio Ciarelli lo chiama: “Dobbiamo vederci”.
Di mezzo c’era anche un decreto ingiuntivo di 2500 euro. Solo che il gruppo chiede alla coppia la somma di 13mila euro per poi accordarsi a 5500 euro mediante due bonifici bancari.
D’Antonio, insieme Iannaccone, Lorenzo Maddaloni (poi arrestato con armi e droga insieme a Lorenzo Vigo dopo l’Epifania) e Luca Tonini, oltreché a un altro soggetto non ancora maggiorenne (la posizione è stata stralciata) devono rispondere del ritrovamento dell’arsenale, compreso il tritolo, rinvenuto dalla Polizia di Stato in un monolocale a San Felice Circeo, in via XXIV Maggio, il 5 gennaio scorso, mentre pedinano il gruppo. Il monolocale è stato affittato dalla madre di D’Antonio, all’oscuro dei traffici del figlio.
Un vero e proprio arsenale di armi ed esplosivi: 7 pistole (di cui 4 semiautomatiche e 3 revolver), un silenziatore, 3 bombe carta di fattura artigianale (2 del peso di oltre 1 chilo ed una del peso di circa duecento grammi), nonché un ordigno artigianale contenente circa 250 grammi di tritolo ad elevatissima capacità distruttiva e un ordigno esplosivo di 180 grammi.

È in una delle intercettazioni captate dalla Polizia che D’Antonio dice, mentre trasbordano materiale da un’Audi Q3 ad una Fiat Panda: “Coglio’ cade, piglialo!”. È probabile che si trattasse del tritolo: fosse così e fosse caduto, sarebbe stata una strage. L’episodio avviene a San Felice Circeo vicino ad un pub riconducibile a D’Antonio. A rispondere della detenzione di armi anche Alan Gaveglia, 36enne di Latina arrestato a febbraio scorso per detenzione abusiva di armi. Tonini, in particolare, sarebbe un custode delle armi di D’Antonio, consegnate a lui in una busta di Risparmio Casa.
Tra i capi d’imputazione sono diverse le cessioni di droga contestate agli imputati tra cui Antonio Mazzucco, Davide Beccaro, Marco Proietti, Sabrina De Angelis (legata al noto pregiudicato Giuseppe Della Rocca, in carcere per droga e la cui base operativa di spaccio e a Borgo Piave). La casa di Mazzucco, in via Nascosa, sarebbe diventata una vera e propria base operativa di spaccio.
Ad ogni modo, Mazzucco, insieme a Davide Beccaro e a quello che è ritenuto un piromane, Francesco Nicoletti, devono rispondere anche dell’incendio di una Hyundai modello Getz avvenuto l’11 marzo 2026, in Via Paganini, vicino al Conad, nel quartiere Q4. A fuoco vanno in tutto cinque auto parcheggiate vicine tra di loro. Il bersaglio è la Hyundai poiché di proprietà di un uomo, il cui fratello ha un debito di droga con Mazzucco. Alla fine, il debitore consegna 1300 euro dopo l’avvenuto incendio. Il rogo è pianificato: l’8 marzo, Mazzucco e Nicoletti, fanno un sopralluogo: tre giorni dopo, Nicoletti e Beccaro, su mandato di Mazzucco, bruciano tutto con la diavolina.
I tre soggetti sono ritenuti gli autori, più o meno con lo stesso schema, dell’incendio avvenuto il 12 marzo a Via Ezio, al Villaggio Trieste. L’auto incendiata è un’Alfa Romeo in uso al pregiudicato Gianni Bernardi, debitore per acquisti di sostanza stupefacente.
Nelle intercettazioni tra Mazzucco e Beccaro emerge la facilità con cui i due maneggiano le armi, discutendo della possibilità di sotterrarle. Mazzucco, inoltre, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, dispone con Beccaro un luogo di occultamento della droga: un posto esterno alla sua casa di Via Nascosa, ossia un terreno agricolo limitrofo. A fare da corredo, anche alcune spedizioni punitive per debiti in giro per Latina e minacce alle vittime di non recarsi in Procura a denunciare: “tanto ho già un fascicolo alto così”, dice Mazzucco.
Alla fine per il Gip Morselli sussistono per gli arrestati le esigenze cautelari nel pericolo della reiterazione dei reati, in ragione del fatto che, pur avendo subito arresti e sequestri, le attività criminali non cessano. Il giudice parla di “marcata professionalità criminale” e “persistente capacità organizzativa”. Per alcuni c’è la recidiva specifica: Mazzucco e l’incendiario Francesco Nicoletti.
A vigere anche il pericolo di inquinamento probatorio in quanto gli indagati sono avvezzi all’uso di minaccia e violenza. E non viene meno il pericolo di fuga per D’Antonio, Mazzucco e Beccaro. In particolare D’Antonio, considerato “figura apicale e propulsiva”, dopo il sequestro degli esplosivi al Circeo, si allontana e va a Ventimiglia, al confine con la Francia: “snodo per l’espatrio irregolare”. Anche Mazzucco e Beccaro pianificano spostamenti e viaggi. Beccaro spiega a una donna che si trova in Spagna: “Qua la stamo proprio a regala’, io penso che manca poco eh”, in riferimento a un prossimo arresto.
