RAGAZZINA VIOLENTATA DAL VENTENNE: “PENSAVA FOSSE IL SUO FIDANZATO”

Una storia di violenze sessuale e degrado famigliare: vittima è una ragazzina di 13 anni, ad essere accusato un 26enne di Aprilia

Una storia da brividi per i contenuti crudi di uno spaccato degradato tra Anzio e Aprilia. Ad essere imputato per violenza privata e violenza sessuale aggravata dalla minore età della vittima è un 26enne di Aprilia, A.C. (le sue iniziali), il quale, secondo l’accusa, oggi rappresentata dal pubblico ministero Marco Giancristofaro, dinanzi al primo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici Sinigallia-Brenda-Naldi, avrebbe avuto più rapporti sessuali con una ragazzina che all’epoca dell’inizio della loro “storia” aveva 12 anni. A costituirsi parte civile anche il sindaco di Anzio, in quanto tutore della minorenne la quale, da dicembre 2024, si trova in una struttura protetta.

Oggi, 27 marzo, sono stati ascoltati nel processo uno dei Carabinieri che ha svolto accertamenti sulle chat dell’imputato ricavate dal cellulare sequestrato, la responsabile della struttura protetta dove vive la minorenne (che oggi ha 14) e la madre della bambina.

La vicenda esce fuori quasi per caso, nel momento in cui la Polizia indaga su una rapina commessa nella zona di Anzio. Recandosi a casa del possibile rapinatore, scoprono che lì abita la ex moglie con il nuovo compagno e i figli (due dei quali avuti con il possibile rapinatore). È quando l’ex compagno della donna e l’attuale compagno iniziano ad accusarsi a vicenda per la presunta rapina che esce fuori uno spaccato inquietante: l’attuale compagno della donna abuserebbe sessualmente della figlia dodicenne.

Scatta subito l’allontanamento dei figli dalla casa che vengono trasferiti nelle rispettive strutture protette. È proprio qui che, al di là degli abusi sessuali del patrigno sulla ragazzina di dodici anni (è in corso un distinto procedimento penale al Tribunale di Velletri), emerge che la medesima minorenne ha intrecciato una storia con un ragazzo di Aprilia, all’epoca dei fatti 24enne.

Per lei, come ha spiegato in aula la responsabile della struttura, si tratta del suo fidanzato: “Solo dopo l’incidente probatorio svoltosi al Tribunale di Latina, la ragazzina ha capito che quel ragazzo la sfruttava e la umiliava. Mi disse che si vergognava”, ha detto la testimone in aula.

Peraltro, nei messaggi letti in aula dal Carabinieri, l’imputato, che oggi ha 26 anni, era perfettamente consapevole dei rischi che correva avendo intrecciato una relazione sessuale con la minorenne. In uno di questi, chattando con la 12enne, le scriveva: “Ho fatto una cazzata a scopatte, per me potevi essere una sorella”. Impaurito per una presunta gravidanza, poi non rivelatasi reale, l’uomo viene imbeccato anche dalla madre della bambina che gli chiede se avessero utilizzato il preservativo.

A gennaio 2025, dopo che la ragazzina è già in struttura protetta, la madre chiede al “fidanzato” della figlia: “Mi ha detto che sei stato te il primo”. E lui conferma: “Era vergine, poi non so con chi l’ha fatto”. In altre chat, la madre del 26enne fa presente al figlio che rischia l’arresto: “A mamma – le risponde lui – l’ho usata come scopamica”. Tra le prove portate dalla Procura, anche foto delle parti intime dell’uomo inviate alla ragazzina.

A gennaio 2025, quando la ragazzina è in struttura, la responsabile scopre che chatta ancora con l’imputato odierno tramite il cellulare. Dalle conversazione scritte, si accorgono che lui le chiedeva di stare zitta e non dire nulla altrimenti “avremmo passato i guai”. Al contempo, il 26enne sarebbe stato minacciato anche dal padre della ragazzina, dopo la scoperta dei loro rapporti sessuali.

È stata la responsabile della struttura a segnalare tutto ai Carabinieri e far partire così il procedimento penale per violenza sessuale su minore. Tra i particolari, emerge anche la bambina tra i 12 e i 13 anni sarebbe rimasta più volte a casa del 26enne. Lei viveva ad Anzio e non è chiaro come si recasse ad Aprilia. La madre della minorenne, esaminata oggi, ha detto che era a conoscenza che la figlia andasse dal 26enne: “Una volta rimase fuori per tre giorni. Andava a casa di lui con le amiche, così mi diceva”.

Il processo riprende il prossimo 17 giugno quando verrà esaminato l’imputato e i testimoni della difesa, oltreché all’eventuale discussione con sentenza finale.

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