CASO SPERLONGA, PD: “FRA I SILENZI DELLA PREFETTURA E LE ATTESE DEI CITTADINI”

Sperlonga
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Sistema “Sperlonga”, il Partito Democratico interviene ancora dopo la condanna di Cusani: “Noi diciamo basta”

L’equivoco della presunzione d’innocenza. “Dopo la recente condanna in primo grado  del sindaco di Sperlonga Armando Cusani a sei anni di reclusione e alla interdizione perpetua dai pubblici uffici,  i suoi fidi scudieri si sono subito affrettati a recitare il loro “atto di fede” e a proclamare “urbi et orbi” ciò che già tutto il mondo  sa e cioè che       chiunque deve essere considerato non colpevole fino a sentenza definitiva. Tale fondamentale principio giuridico e costituzionale non può però essere utilizzato come una sorta di detersivo  che elimini qualunque tipo di macchia. Non è possibile far finta di dimenticare che esistono responsabilità e colpe penali per le quali bisogna dar conto nei tribunali, ma esistono anche responsabilità e colpe politiche per le quali bisogna rispondere ai cittadini.

Dunque sarebbe  un madornale equivoco confondere  il piano legale e il piano politico-istituzionale ed è un grave inganno far finta di dimenticare che  l’amministrazione di una comunità  segue logiche diverse da quelle di un’aula di tribunale: la politica deve tener conto dell’etica pubblica, della correttezza e della trasparenza degli atti amministrativi che vengono compiuti, mentre il tribunale deve tener conto delle prove e del  codice penale. La presunzione d’innocenza garantisce che il sindaco Cusani non vada in prigione prima dell’ultimo grado di giudizio, ma non garantisce il diritto a continuare a rivestire una carica pubblica.   La magistratura valuta i reati, la politica deve valutare  l’opportunità e la credibilità. E allorché un sindaco si trova ad avere nel suo curriculum personale un arresto durato otto mesi, due condanne penali e tre sospensioni prefettizie, allora la credibilità scende ai minimi livelli e l’opportunità di dimettersi dovrebbe essere un obbligo perché viene meno quel sacrosanto principio costituzionale di assolvere le funzioni pubbliche con “disciplina e onore”. La politica vive di fiducia e decoro e una condanna pesantissima, come quella inflitta al sindaco di Sperlonga,  richiederebbe un passo indietro, un atto di dignità istituzionale  in rispetto dei cittadini e per il bene della collettività. Purtroppo né da parte del sindaco, né da parte dei componenti della maggioranza consiliare sono giunti segnali di responsabilità e di dignità istituzionale. I segnali che arrivano sono gli stessi da oltre venti anni: l’interesse personale e il proprio bene vengono prima di quelli del paese e dei cittadini. E questa è la logica che a Sperlonga è diventata “sistema”.  

Il cosiddetto “Sistema  Sperlonga”, nel corso degli anni, è stato spesso al centro delle cronache locali e nazionali, sollevando interrogativi profondi e inquietanti sulla gestione del potere pubblico nel territorio.  In cima ai nostri interessi non ci sono le vicende processuali del sindaco di Sperlonga, ma c’è la passione per il nostro paese, l’attenzione alla qualità della vita democratica della nostra comunità sperlongana. 

Qui di seguito descriviamo, in estrema sintesi, la realtà che a Sperlonga è sotto gli occhi di tutti e che ha trovato ineludibili e irreversibili riscontri nelle centinaia di intercettazioni telefoniche e ambientali entrate a far parte delle informative dei Carabinieri, delle ordinanze dei GIP e delle sentenze già emesse”.

​Il clientelismo come forma di controllo. “Da decenni le amministrazioni Cusani hanno  assiduamente trasformato i diritti dei cittadini in favori da concedere, al punto da generare nella gran parte della popolazione un umiliante senso di sottomissione e, al tempo stesso, un debito di  gratitudine. Il cittadino,  si sente in dovere di ricambiare la “benevolenza” del sindaco con il voto o con il silenzio, alimentando così un sistema di potere che si auto-perpetua. Il paese si ritrova così costantemente a vivere in un clima di timore quale risultato di un  uso strategico della burocrazia e delle sanzioni: si è instaurata, in tal modo, la permanente paura che un dissenso politico possa tradursi in controlli più severi, rallentamenti nelle pratiche personali o in altre ritorsioni. E di esempi concreti potremmo farne in abbondanza.

Del resto c’è un indicatore sociale, quasi scientifico nella sua ripetitività, che fotografa il clima di Sperlonga meglio di qualsiasi sondaggio: il silenzio digitale, ovvero in numero   di “like”  (fermo inesorabilmente  a due o tre nomi) ogni qualvolta sulla pagina facebook del PD di Sperlonga o di qualche isolatissimo oppositore appare un post che esprima critiche o dubbi sulla gestione amministrativa del paese. Mettere un “like” significa esporsi, essere schedati come nemici. Dunque, il dissenso non esiste a Sperlonga, non per convinzione ma per sopravvivenza.

Insomma, da oltre due decenni, Sperlonga vive in   un’atmosfera plumbea, dove il diritto si trasforma in favore e il dissenso diventa un rischio sociale. Al centro di questo “sistema” c’è la figura di Armando Cusani, il sindaco la cui principale occupazione è quella di conservare il potere facendo lo slalom tra arresti, sospensioni prefettizie e condanne., mantenendo intatto il suo millesimale e  soffocante potere di controllo del territorio. 

In tale quadro, i Carabinieri hanno svelato una realtà agghiacciante del rapporto tra cittadini e sindaco; una realtà che si configura come negazione della democrazia e affermazione di un assolutismo medievale: lo Stato sparisce e viene sostituito dal “Signore del borgo”.

In questo torbido scenario, emerge, in tutta la sua enorme gravità, l’inquietante episodio del trasferimento del Comandante della Stazione dei Carabinieri di Sperlonga: provvedimento sollecitato da un altissimo graduato per assecondare le lamentele di Cusani, infastidito dal rigore e dallo zelo con cui il luogotenente Salvatore Capasso stava conducendo le indagini sui fenomeni corruttivi interni all’amministrazione comunale e sul territorio”.

Le infiltrazioni mafiose rimaste nei cassetti. “Se la nostra priorità resta quella dell’integrità e del benessere del nostro territorio, allora giova ricordare che già nel 2016 una corposa Relazione dei Carabinieri  di Latina  aveva tracciato una mappa  dettagliata delle infiltrazioni mafiose a Sperlonga.  L’informativa destinata alla DIA (Direzione Investigativa Antimafia) evidenziava  interessi criminali  nel settore del cemento e in quello delle strutture ricettive che davano luogo a contiguità sospette tra apparati amministrativi e personaggi legati a ben noti clan della Camorra e a un sistema di riciclaggio di denaro sporco. Ma quella Relazione  dal contenuto esplosivo  scomparve nel nulla, finendo forse ben custodita in qualche cassetto ”amico” (ipotesi, questa avanzata anche dall’ex presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Nicola Morra, in una sua recente intervista data a Lazio TV).  Fatto sta che la scomparsa della ponderosa e documentatissima Relazione dei Carabinieri di Latina impedì che si procedesse con il rigore previsto dal Codice Antimafia e cioè con  l’invio nel Comune di Sperlonga di una Commissione di Accesso  per verificare l’ipotesi dello scioglimento del Consiglio Comunale”. 

Prefetto cercasi. “Per quanto fin qui illustrato, è proprio a questo punto che l’indice accusatorio si sposta, ineluttabilmente,  da chi esercita un potere malato e dispotico a chi  quel potere dovrebbe controllare , limitare, correggere, inibire. Il ruolo della Prefettura di Latina appare agli occhi di molti osservatori (anche esterni a Sperlonga)come un buco nero di inerzia. Infatti, nonostante le intercettazioni conclamate abbiano delineato  un quadro  di gestione clientelare connessa al reato di “voto di scambio” e di brogli elettorali; nonostante i molteplici esposti e le ripetute denunce e diverse interrogazioni parlamentari, la Prefettura tace, irrimediabilmente tace. 

Nonostante il Partito Democratico di Sperlonga  abbia presentato ben tre  esposti alle autorità competenti e al Prefetto, chiedendo con forza la nomina di una Commissione d’Accesso per fare luce sulla gestione del Comune, tutto sembra colpevolmente fermo: un silenzio istituzionale che lascia la comunità di Sperlonga ancora in attesa di risposte e di legalità.

A fronte di tale impenetrabile  e inspiegabile silenzio, anche il comune cittadino si chiede come possa lo Stato  pretendere la fiducia  dei cittadini se davanti all’evidenza dei fatti nulla accade. Il silenzio delle Istituzioni centrali non può configurarsi come un atto di  neutralità o prudenza, ma diventa il miglior carburante del clima di illegalità, di arbitrio e di sospensione della democrazia”.

La sfida del cambiamento. “Noi diciamo basta. Noi vogliamo spezzare una volta per tutte questa situazione assurda,  nella quale i cittadini si trovano a dover scegliere ogni giorno, giorno dopo giorno,  tra la propria dignità personale e la tranquillità della propria quotidianità di vita.  Non c’è solo da cambiare un’amministrazione ; c’è da sovvertire il clima morale del paese; c’è da abbattere  un feudo e ristabilire i principi costituzionali sui quale si regge la vita di ogni comunità. Il primo passo per abbattere il muro che isola Sperlonga in un tempo sospeso tra paura e  silenzio è proprio quello di  denunciare l’assenza dello Stato, pretendendo che le autorità di controllo facciano il loro dovere previsto dalla Legge”.

Così, in una nota, il Partito Democratico di Sperlonga.

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