Le indagini della Procura, le evidenti preoccupazioni politiche di De Lillis e la presenza della consigliera-moglie di chi ha realizzato l’abuso
Si è tenuta a porte chiuse la discussione in Consiglio Comunale sulle implicazioni politico-amministrative dell’avviso di garanzia notificato alla Responsabile dell’Ufficio Urbanistica del Comune di Cori dopo che il TAR ha inviato gli atti alla Procura della Repubblica di Latina, per le modalità con cui l’Amministrazione ha gestito il procedimento amministrativo.
“Non solo, pur dovendo trattare questioni che interessano un suo diretto congiunto, l’ex Presidente del Consiglio Comunale è rimasta in aula, nonostante il regolamento lo vieti e la minoranza avesse rilevato l’incompatibilità.
La richiesta che il Consiglio affrontasse questa delicata situazione politica è stata avanzata dalle minoranze ed ostacolata in tutti i modi, in primis dalla funzionaria interessata che ha inviato una diffida a sua firma ed a firma del suo avvocato per difendere il proprio diritto alla privacy, che la minoranza non ha mai inteso infrangere, perché la discussione avrebbe dovuto concentrarsi sui risvolti politico-amministrativi della gestione dell’ufficio urbanistica.
La richiesta è subito apparsa singolare visto che il sindaco De Lillis, sui media, avesse già fatto esplicitamente nome e cognome dell’indagata.
Quindi, tutti i consiglieri di maggioranza, seguendo una linea politica già definita, hanno deciso di discutere a porte chiuse, ma alla presenza della ex Presidente del consiglio, moglie del proprietario che ha realizzato la villa al posto della falegnameria.
Ovviamente non c’è stata nessuna discussione, perché la maggioranza si è sottratta alle proprie responsabilità politico-amministrative, come già successo quando ha disertato la precedente convocazione del consiglio comunale.
Tali comportamenti da parte di Sindaco e maggioranza sono comprensibili perché appaiono preoccupati per le possibili ricadute politiche e amministrative che l’indagine potrebbe comportare, in quanto lo stesso TAR riconosce che le responsabilità non sono ascrivibili alla sola responsabile dell’urbanistica. Infatti, nella sentenza dello scorso febbraio, i Giudici Amministrativi manifestano “stupore” per i comportamenti tenuti dal sindaco, dal segretario generale e dal responsabile dell’ufficio legale, i quali, non hanno adottato atti adeguati a fronte delle informazioni disponibili.
E, come minoranza, sottolineiamo che questi soggetti non hanno esercitato le loro funzioni di indirizzo, controllo e garanzia della legalità, oltre che nella fase del sequestro dell’immobile e dell’ordinanza di demolizione verificatesi nel 2018-2019, ma nemmeno più recentemente quando il TAR ha chiesto all’Ente comunale di fornire informazioni, atti e relazioni tecniche puntuali. A proposito delle omissioni davanti al TAR, ci auguriamo che si sia trattato solo di “distrazioni” e di incompetenza, e non invece di un disegno preciso teso a salvaguardare gli interessi privati (e non conformi alle norme) di un membro della maggioranza.
Alle responsabilità dei soggetti citati dai Giudici amministrativi, vanno aggiunte anche le responsabilità in capo agli assessori all’urbanistica ed al personale che non hanno adempiuto in modo pienamente efficace al loro ruolo di indirizzo e controllo dell’operato dell’ufficio urbanistica.
Senza dimenticare le responsabilità dell’ex Presidente del Consiglio Comunale che, in qualità di delegata alle attività produttive per ben due mandati, avrebbe potuto svolgere un ruolo di maggiore attenzione istituzionale sulla regolarità della realizzazione di una struttura produttiva che il proprio coniuge ha trasformato in villa trasferendovi la residenza, “presentando formale richiesta all’amministrazione comunale”, la quale ha rilasciato l’autorizzazione sulla base degli elementi allora disponibili pur non avendo il requisito dell’accatastamento come abitazione.
Quindi le responsabilità sono da individuare direttamente su gran parte della Giunta comunale per non aver vigilato, come dovuto, compreso il sindaco che oltre che vigilare, avrebbe dovuto scegliere con attenzione sia gli assessori sia la responsabile dell’urbanistica.
Ma le responsabilità sono anche di tutti i consiglieri di maggioranza, che, per ben due volte, sono stati resi edotti dalla minoranza sulle omissioni che si stavano perpetrando nelle risposte al TAR: risposte incomplete, “non perspicue” e contraddittorie, come rilevano gli stessi Giudici amministrativi.
L’iter giudiziario farà il suo corso, ma con tutto il rispetto verso il principio di non colpevolezza, è costituzionalmente garantito anche il diritto di informazione dei cittadini e di poter garantire la corretta linearità amministrativa.
Invece, nessun indirizzo è stato dichiarato dal sindaco e dalla giunta su quali iniziative si intenda porre in essere per controllare la correttezza dei procedimenti amministrativi e per indicare soluzioni su eventuali irregolarità o “vischiosità”.
Come minoranze abbiamo svolto il nostro ruolo di controllo portando la questione all’attenzione del massimo organo di governo: il Consiglio comunale.
La maggioranza ha fatto quadrato in difesa di scelte amministrative che sollevano legittime perplessità politiche, e questo non la esime dalle responsabilità politico-amministrative che vanno ben al di là dell’indagine in corso, e delle quali dovranno rispondere”.
Così, in una nota, i consiglieri comunali d’opposizione Evaristo Silvi, Germana Silvi e Aristide Proietti.
