DISCARICA DI APRILIA: “RICORSI AL TAR CONTRO LA REGIONE LAZIO E DESTINI SEGNATI”

“La Direttiva UE 2024/2881, che abroga e sostituisce la Dir. 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente e la Dir. 2004/107/CE, fissa nuove disposizioni in materia di “accesso alla giustizia”, “risarcimento dei danni alla salute umana” e “sanzioni” (artt. 27 -28-29).

“Sebbene la previgente Direttiva 2008/50 non facesse riferimento espressamente ad un diritto all’aria pulita, già la Corte di giustizia (in causa C-361/88; C-237/07; C-723/17; C-752/18) aveva stabilito che la fissazione di valori limite di inquinamento atmosferico determina un diritto soggettivo; in conseguenza di ciò, alle persone fisiche e giuridiche direttamente interessate da un rischio per la salute umana legato al superamento dei valori massimi o delle soglie di allarme deve essere garantita la possibilità di rivolgersi al giudice.” (prof.ssa Giovanna Pizzanelli – ARPAT).

Premettiamo questo, per dire che pensavamo di ottenere tutele almeno dai giudici nei nostri ricorsi, sulla base di un diritto comunitario.

Abbiamo lottato tanto, strenuamente, al limite della credibilità, per anni, soli, senza il sostegno di chi avrebbe dovuto difendere il territorio e la salute dei cittadini.

E infine abbiamo perso, contro una Regione che si è distinta per il proprio virtuosismo nel non-governo del ciclo dei rifiuti e nell’accogliere tutte le proposte degli speculatori in un comune che è, da sempre, il far west della pianificazione. Esaminando infatti le varie tipologie di impianti autorizzati, nessuno sembra appartenere al ciclo virtuoso dei rifiuti: discariche, CSS, TMB, e poco distante, inceneritori. Eppure, ogni sentenza del TAR sui ricorsi dei cittadini contro tali autorizzazioni della Regione Lazio – accidentalmente tutte e tre emesse nel giro di ventiquattro ore e tutte e tre perfettamente allineate – ha visto i cittadini soccombere e gli interessi privati prevalere.

Ci sono verdetti che feriscono la dignità delle persone, soprattutto quando queste hanno visto calare dall’alto la mannaia, senza scampo, senza giustizia e senza possibilità di appello. Non c’è né riscatto, né redenzione in queste sentenze, sincrone, coese, allineate a condannare la popolazione all’inferno in terra, piuttosto che scoperchiare un sistema di governo marcio.

Ma torniamo alle autorizzazioni del TBM, della discarica e del CSS. Per far passare come sostenibili tre IMPIANTI INSALUBRI tra le abitazioni, a pochi metri da esse, attraverso private stradine sterrate, nel paesaggio della Campagna Romana, in aree ricadenti in zona di danno dei due impianti RIR di Campoverde, in una città che ha già dato tanto per i rifiuti, in termini di sacrificio della salute, del paesaggio, dell’ambiente e a fronte del 70% di raccolta differenziata… quali criteri hanno seguito Vito Consoli e Wanda D’Ercole? La mera somma dei pareri favorevoli di chi opportunamente non ha voluto vedere, inclusi i silenzi di decine di enti consultati? Mentre l’elenco delle criticità e delle incoerenze elencate invece nelle osservazioni e nei pareri sfavorevoli non valgono niente? Quale prescrizione, che puntualmente non verrà rispettata, ci restituirà la serenità delle nostre campagne, la qualità e la salubrità dell’aria, il suolo sano dove coltivare cibo genuino, le notti tranquille nella pace delle campagne per i prossimi 30 anni?

Aprilia, condannata alla MAFIA e ai RIFIUTI, regalerà all’ATO4 la sua discarica rifiutata da tutta la provincia di Latina, il CSS nell’area destinata a verde di mitigazione, lo “sperimentale- provvisorio-dal-2000” TBM, impianti sovradimensionati in base al regolamento regionale in materia rifiuti e sovradimensionati anche rispetto all’indifferenziato prodotto, ma non salverà la Regione Lazio dalle procedure d’infrazione europee, aprendo e chiudendo l’intero ciclo vizioso dei rifiuti, coi suoi 21 impianti di trattamento rifiuti, con gli oltre 150 ettari di suolo agricolo consumato per essi e con oltre 2 milioni di tonnellate l’anno di rifiuti di ogni sorta, transitanti sulle nostre disconnesse strade, trattati tra le case, sulle falde, nelle campagne, senza monitoraggio e senza mitigazioni. Al netto del traffico indotto, al netto degli impianti chimici e farmaceutici, al netto delle cattedrali del consumismo.

Con buona pace della SALUTE PUBBLICA, unica vera sconosciuta nel nostro territorio, grazie anche al benestare della ASL LT1 – che fa campagne di “prevenzione” (dando pareri sempre favorevoli agli impianti insalubri) e si rifiuta di fare gli studi epidemiologici di coorte (richiesti dalla popolazione) – e grazie al benestare dell’ARPA Lazio (sempre pronta a rilasciare pareri favorevoli, chiudendo entrambi gli occhi), che da decenni ci ha blandito con una ridicola centralina funzionante al 50%, piazzata artatamente presso un parco del centro, invece di installarne, come ripetutamente richiesto, presso le industrie insalubri da loro autorizzate. Tutto normale. Tornate tranquillamente a seppellire i vostri morti oncologici quotidiani”.

Così, in una nota, l’attivista ambientale, Rosalba Rizzuto.

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