“Quando la prescrizione diventa il trionfo dell’illegalità”, il Partito Democratico di Sperlonga commenta la sentenza sul Piano Integrato
“Con la sentenza di sopraggiunta prescrizione dei gravi reati compiuti con la realizzazione a Sperlonga del cosiddetto Piano Integrato, ancora una volta la Giustizia si è dovuta arrendere al tempo, ma la condanna morale resta scolpita nei fatti e nella memoria collettiva, perché il trionfo dell’illegalità è sempre uno schiaffo ai cittadini onesti.
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Per il sindaco Armando Cusani e per il progettista Luca Conte le accuse di lottizzazione abusiva (“la più grande mai realizzata in Italia”,come ebbe a dire un presidente della Corte dei Conti) sono evaporare nel nulla, grazie all’espediente procedurale della prescrizione. Ma se per i codici questo significa “fine del processo”, per la coscienza civile rappresenta l’ennesima conferma di un fallimento del sistema giudiziario. Tale reiterato fallimento del sistema giudiziario è proprio ciò che consente a coloro che utilizzano la politica come strumento per delinquere di poter continuare a farlo, restando impuniti. A tale riguardo risuonano assordanti le parole taglienti della GIP Mara Mattioli, che di recente (nell’ordinanza con la quale ha emesso le misure restrittive per i soggetti coinvolti nell’ultimo scandalo che ha riguardato l’amministrazione comunale Sperlonga) non ha esitato a definire quello di Cusani come un vero e proprio “stile di vita” improntato all’illegalità. Non un errore isolato, non una svista burocratica, ma un metodo scientifico di gestione del potere. Eppure, oggi, quel sistema festeggia l’ennesimo salvataggio in corner, alla faccia del popolo bue.
La prescrizione non è un’assoluzione: è la vittoria della burocrazia sulla verità. È la dimostrazione che, se si ha abbastanza potere e denaro a disposizione, le regole che valgono per i comuni cittadini possono essere aggirate, elasticizzate e infine annullate solo perché si è avuto la possibilità di lasciar trascorrere il tempo grazie ai costosi avvocati che nelle aule giudiziarie si perdono in mille cavilli. Il tempo che passa non sanerà, invece un territorio che è stato sfregiato per sempre e per sempre resterà un monumento al cemento speculativo con volumetrie gonfiate del 133%. Di tutto questo i cittadini hanno sono stati spettatori distratti o impotenti.
Chi paga le tasse, chi rispetta le distanze edilizie, chi attende anni per una licenza legittima, oggi osserva il “trionfo dell’illegalità” con un senso di nausea. Il messaggio che passa è devastante: l’onestà è un limite per gli ingenui, mentre la spregiudicatezza è la chiave per il successo politico ed economico.
Sperlonga da quasi trent’anni è diventata il simbolo di una gestione della cosa pubblica trasformata in una “fogna di illegalità”. Un trentennio in cui l’interesse collettivo è stato sistematicamente subordinato a logiche di potere personale e affaristico. Ma la magistratura, ostacolata dai tempi biblici della giustizia italiana, non può essere l’unica soluzione. È il popolo che deve riprendersi le chiavi della città. È la comunità che deve dire “basta” a questa era di furbizie e soprusi. Non si può più restare a guardare mentre il bene comune viene svenduto o cementificato all’ombra di processi che finiscono nel nulla. È tempo che i cittadini smettano di subire e tornino a pretendere una politica che profumi di pulito. Il “Sistema Sperlonga” deve finire: non per mano di un giudice, ma per la volontà di chi ama davvero questa terra e non vuole più vederla ostaggio di chi ha fatto dell’abuso la propria bandiera. Ora la storia di Sperlonga deve voltare pagina”.
Così, in una nota, il Circolo PD di Sperlonga.
