Accusato di maltrattamenti, è stato rinviato a giudizio anche per atti persecutori: conclusa l’udienza preliminare per un 33enne di Fondi
Tentate aggressioni sia fisiche che verbali sono quelle contestate al 33enne di Fondi, G.T. (le sue iniziali), che oggi, 12 marzo, è stato rinviato a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Laura Morselli. Il processo per maltrattamenti e stalking inizierà il 24 novembre 2026 davanti al secondo collegio del Tribunale di Latina.
Secondo l’accusa, l’uomo sarebbe stato colto da continui raptus sfogati contro la sua ex compagna, anche alla presenza dei due figli minori: rispettivamente di 7 e 17 anni. In uno di questi raptus, il 33enne avrebbe afferrato per i capelli la ex compagna dopo averla inseguita per le vie di Fondi.
Nel mese di maggio 2024, presso un bar della città di Fondi, l’uomo avrebbe strattonato la donna urlandole frasi molto forti: “Puttana di merda. Tu senza di me non vai da nessuna parte, io ti accoltello, mi vuoi fare fesso? Ti vuoi andare a divertire senza di me?”.
A giugno dello stesso anno, durante una festa di compleanno, la compagna sarebbe stata tempestata di telefonate. “Non ti devi truccare – le avrebbe detto il 33enne – se non fai come ti dico io ti accoltello, ti faccio fare la fine di quelle che si vedono in televisione, ti sciolgo nell’acido, vengo là e prendo un tavolo per vedere quello che fai”.
E ancora: ogni volta che la vedeva con le amiche, il 33enne l’avrebbe fatta salire sulla sua auto, proibendole di uscire da casa da sola anche per recarsi ai consigli di classe per i figli.
Secondo l’accusa, il 33enne avrebbe percosso la donna con calci, schiaffi e pugni in tutte le parti del corpo, minacciando di ucciderla con un coltello: “Sei una zoccola, ti accoltello, non ti do 45 coltellate, te ne do ottanta. Preferisco farmi la galera ma a te ti devo vedere morta”. Non sarebbero mancati insulti di ogni tipo quali “mongoloide e handicappata”.
All’uomo sono imputate tutte condotte abituali dal mesi di dicembre al mese di aprile. La donna, assistita dagli avvocati Pietro Iannitti e Giulio Mastrobattista, si è costituita parte civile nel corso della odierna udienza preliminare. È stato l’avvocato Iannitti a far notare in udienza alcuni elementi che hanno fatto sì che il reato contestato all’uomo fosse riqualificato, tanto che all’uomo sono imputati i reati di maltrattamenti e anche di stalking.
Ad ogni modo, tra le accuse, anche quelle di aver aggredito il figlio minore della donna: “Buttati giù dal balcone”, gli avrebbe detto – “perché non muori, vattene da quel porco di tuo padre”.
L’ossessione dell’uomo si sarebbe esplicitata in continui messaggi Whatsapp, anche 80 in un giorno, dal contenuto compulsivo: urla, minacce e insulti. Tra questi messaggi anche uno particolarmente violento: “Guai se ti alzi dal tavolo e ti metti a ballare, vengo lì e ti riempio di botte davanti a tutti”.
Secondo gli inquirenti, in una indagine condotta dal pubblico ministero Marina Marra, sono state tutte azioni volte a mortificare la donna, assoggettandola e provocando in lei uno stato di perdurante ansia e paura.
L’uomo è tuttora sottoposto al divieto di avvicinamento alla persona offesa, oggi parte civile nel processo che verrà.
