Raggiunto da un provvedimento di divieto di dimora a Latina, l’ormai noto 33enne algerino Mokammed Zakharia
È ormai un volto noto alle cronache giudiziarie, il 33enne algerino Mokammed Zakharia. Negli scorsi mesi, si è “distinto” per furti, risse e atti violenti anche contro se stesse. Una vera e propria furia, completamente proclive all’illegalità.
Ieri, 10 giugno, intorno alle 5 del mattino, il 33enne è stato sorpreso in aperta violazione del divieto di dimora a Latina, in quanto i poliziotti della Squadra Volante lo hanno arrestato in flagranza di reato, bloccandolo mentre era intento a sfondare il vetro del bar Pontesilli nel capoluogo pontino. Zakharia, peraltro, si è ferito, tanto che oggi, 11 giugno, nel corso del rito direttissimo non era presente poiché ricoverato al pronto soccorso dell’ospedale Goretti.
Il giudice monocratico del Tribunale di Latina, Roberta Brenda, ha disposto per il 33enne la misura cautelare del carcere, rinviando il rito direttissimo avendo concesso il termine a difesa all’avvocato dell’uomo.
Lo scorso 20 maggio, Zakharia era stato condannato a 1 anno e 6 mesi dal giudice monocratico del Tribunale di Latina, Clara Trapuzzano Molinaro. A fronte di una richiesta di condanna del pubblico ministero a 1 anno e 2 mesi, la pena era stata poco più altra; tuttavia, su richiesta della difesa, rappresentata dall’avvocato Ernesto Renzi, il giudice aveva sostituito la misura del carcere con quella del divieto di dimora nella provincia di Latina.
Nella scorsa udienza, era stata respinta la richiesta di perizia psichiatrica avanzata dall’avvocato difensore Emanuele Farelli che, però, si era visto accogliere dal giudice monocratico del Tribunale di Latina, Clara Trapuzzano Molinaro, il rito abbreviato con cui era stato giudicato.
Lo scorso 16 aprile, Zakharia era stato condannato a 10 mesi di reclusione nell’ambito di un rito direttissimo per una rapina commessa al Conad di Via Don Torello.
Lo scorso 7 aprile, di notte, i Carabinieri lo avevano tratto in arresto, in flagranza di reato, per i reati di danneggiamento, resistenza a Pubblico Ufficiale, possesso ingiustificato di chiave alterate e lesioni personali.
Nello specifico, durante il servizio, i militari dell’Arma avevano fermato il soggetto mentre si aggirava a piedi per le vie del centro cittadino. Nel corso del controllo, lo stesso era stato trovato in possesso di un kit parodontale, senza fornire alcuna giustificazione circa la detenzione, nonché di una modica quantità di hashish. Una bustina che lo stesso Zakharia aveva consegnato ai militari dell’Arma.
Condotto presso gli uffici del Comando Provinciale dei Carabinieri per la stesura degli atti necessari, il 33enne, che viveva a Latina in una casa abbandonata, aveva dato in escandescenza, danneggiando gli arredi della sala d’attesa della caserma, procurandosi autonomamente delle lesioni e opponendo resistenza ai militari intervenuti per contenerlo. A seguito dell’accaduto, si era reso necessario l’intervento di personale sanitario del 118 che, giunto sul posto, dopo le prime cure aveva provveduto a trasportare l’uomo presso l’ospedale “Santa Maria Goretti” di Latina.
Anche presso la struttura sanitaria, il soggetto aveva mantenuto un comportamento violento e, nonostante i tentativi del personale medico di contenerlo, era riuscito a divincolarsi e a colpire a calci due infermiere, causando loro lievi lesioni: 5 giorni di prognosi per ciascuna delle donne, colpite alle gambe e alle braccia.
Al termine delle formalità di rito, l’algerino era stato posto sotto vigilanza presso il medesimo ospedale. L’8 aprile l’uomo era stato condotto in Tribunale dai Carabinieri. A Piazza Buozzi era iniziata l’udienza col rito direttissimo, al termine della quale il giudice monocratico del Tribunale di Latina, Clara Trapuzzano Molinaro, aveva convalidato l’arresto, disponendo la misura cautelare in carcere, a cui era conseguito l’accompagnamento dell’uomo presso la Casa Circondariale di Latina.
Una notte di ordinaria follia quella di Mokammed Zakharia, peraltro non la prima. Dopo aver consegnato l’hashish ai carabinieri, era stato portato al Comando dove i militari aveva verificato che aveva violato gli obblighi di firma, una misura dovuta al precedente arresto. È in caserma che l’algerino aveva dato di matto, sferrando prima una testata al vetro, per poi danneggiare il quadro elettrico e tentando di provocarsi una scarica elettrica. Voleva suicidarsi, avrebbe detto ai militari.
Accompagnato nella cella di sicurezza, l’uomo aveva colpito di nuovo con una testata la porta di legno, provocandosi una vistosa ferita sulla guancia sinistra. In condizioni precari, erano stati chiamati i soccorsi e erano intervenuti un’ambulanza e un’automedica. Alle ore 23, l’uomo era stato trasportato al pronto soccorso, dopodiché, alle 23,30, era stato condotto in una stanza dell’ospedale dove aveva continuato ad avere un atteggiamento molesto. L’uomo si dimenava, tanto da dover essere immobilizzato dai Carabinieri. Ecco perché i sanitari avevano dovuto sedarlo e, nonostante questo, il 33enne si era liberato così da sferrare due calci alle due infermiere.
Non pago, il 33enne continuava a sputare e a minacciare di morte tutti: dal personale sanitario ai Carabinieri. Per tali condotte, il giudice non aveva potuto far altro che disporre il carcere.
Zakharia, lo scorso 6 aprile, era stato trasportato da un’ambulanza al pronto soccorso dopo essere stato aggredito da un maliano armato di machete. Un’aggressione iniziata al Villaggio Trieste e finita nei pressi del Tribunale. Pochi giorni prima, il 33enne era stato indagato anche per essere stato sorpreso dalla “dashcam” di una vettura a sfondare i vetri per rubare tessera sanitaria e mazzo di chiavi. L’indagine a suo carico era emersa il 3 aprile.
Una volta dimesso dall’ospedale in seguito all’aggressione del maliano, qualche ora dopo era stato arrestato nuovamente in quanto la Polizia, con l’ausilio delle guardie giurate Securitas Metronotte, lo avevano fermato con un alto uomo della stessa nazionalità mentre erano intenti a rubare all’interno del supermercato Conad di Via Don Torello.
