Corruzione a Cisterna, chiusa l’inchiesta di Guardia di Finanza (Nucleo Pef di Latina) e Procura di Latina che ha scosso l’ente amministrato dal sindaco Valentino Mantini
La Procura di Latina ha chiuso le indagini a carico delle persone coinvolte nella inchiesta su corruzione e malcostume che ha interessato il Comune di Cisterna. A febbraio scorso, gli indagati, per cui erano stati chiesti gli arresti, erano stati sottoposti all’interrogatorio preventivo come da riforma Nordio dinanzi all’allora giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Barbara Cortegiano.
Rischiano il processo, al netto di richieste di rito alternativo, otto indagati. Si tratta di Domenico e Renio Monti, Eleonora Boccacci, Gabriele Califano, David D’Ercole, Luca De Vincenti, Gisleno Moretti e Marco Pompili.
Sono due i componenti dell’amministrazione del sindaco di Cisterna, Valentino Mantini, coinvolti nell’inchiesta: il consigliere comunale di “Conosco Cisterna” e consigliere provinciale in quota Partito Democratico, Renio Monti (42 anni), in seguito dimessosi per via di questa indagine, e il dirigente a Lavori Pubblici e Urbanistica, Luca De Vincenti (59 anni). Per entrambi, il pubblico ministero Valentina Giammaria chiedeva gli arresti ai domiciliari, così come per i due imprenditori di Latina, David D’Ercole (55 anni) e Gabriele Calafano (79 anni), e per la professionista Eleonora Boccacci (48 anni) e il padre di Renio Monti, il noto imprenditore nel campo edile, nonché sodale e amico del sindaco Mantini, Domenico Monti (69 anni). Nessuna richiesta di misura cautelare era stata chiesta per i due funzionari comunali Gisleno Moretti (58 anni) e Marco Pompili (50 anni).
Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Angelo Farau, Domenico Volante, Aldo Pomponi, Massimo Caria, Francesco Caroleo Grimaldi, Renato Archidiacono, Enzo e Dino Lucchetti. Gli indagati, nei prossimi venti giorni, potranno decidere se farsi interrogare dalla Procura o presentare una memoria difensiva. Dopodiché sarà la Procura a chiedere o meno il rinvio a giudizio. In quel caso, le difese decideranno se chiedere riti alternativi o patteggiare, oppure pensare di affrontare l’udienza preliminare e l’eventuale processo.

Le accuse sono gravi. Si parla di corruzione e mazzette. Renio Monti e il padre Domenico Monti, in concorso con l’imprenditore della società 3Heads srl, David D’Ercole, e ai due co-indagati Gisleno Moretti e Marco Pompili, sono accusati per l’appunto di corruzione.
Il reato è contestato a Moretti e Pompili, entrambi funzionari presso lo Sportello Edilizia e Attività Produttive al Comune di Cisterna, a Renio Monti, in qualità di consigliere comunale e Presidente della Commissione Urbanistica, e a Domenico Monti, titolare dello studio di architettura associato “Monti” e padre del suddetto consigliere. I quattro avrebbero ricevuto indebitamente denaro per un atto contrario ai doveri d’ufficio. da D’Ercole, titolare della 3Heads srl.
Sarebbero stati i funzionari del Sue, Moretti e Pompili, a caldeggiare a D’Ercole lo studio Monti così da ottenere l’approvazione di un progetto per un centro commerciale (in gergo urbanistico una media struttura di vendita) ubicata in Corso della Repubblica, all’angolo con via delle Province, a Cisterna.
Successivamente, Renio Monti avrebbe accettato l’incarico del progetto da D’Ercole e lo avrebbe presentato al Comune di Cisterna. Un conflitto d’interessi evidente, essendo Monti anche consigliere e a capo della Commissione Urbanistica. Un doppio ruolo che ha fatto drizzare le antenne agli inquirenti. È Monti che avrebbe rassicurato D’Ercole proprio in ragione della sua carica politica, circa l’approvazione della realizzazione del centro commerciale.

Ecco che Renio Monti, dopo aver firmato il progetto come progettista di un’opera già presentata ma mai approvata, si sarebbe adoperato per far adottare la delibera di Giunta del Comune di Cisterna in data 17 ottobre 2022 avente ad oggetto la “Realizzazione di opere urbanistiche primaria a parziale scomputo del contributo per la realizzazione di un fabbricato a destinazione mista (commerciale/servizi privati) su aree ubicate all’interno del PPE denominato il centro della città”, presentato dalla 3Heads di D’Ercole. Una delibera approvata dalla già insediata Giunta del sindado Valentino Mantini.
In cambio della delibera, secondo la Procura, i due Monti avrebbe accettato al promessa, come da contratto, di ricevere da D’Ercole la somma di 75mila euro, dei quali 20mila euro sarebbero stati corrisposti e dissimulati in un corrispettivo a vantaggio di padre e figlio e a soggetti a loro riconducibili. Soldi che sarebbero serviti a pagare fatture per il progetto del centro commerciale realizzato dall’architetto e mai approvato, ma fatto passare in Giunta dall’opera di persuasione di Monti junior. 2500 euro sarebbero andati a Renio Monti, 7500 euro a una collaboratrice dello studio di architettura, infine 10mila in tasca a Domenico Monti.
Accusati di corruzione anche Eleonora Boccacci, Gabriele Califano e Luca De Vincenti. Quest’ultimo è accusato in qualità di Dirigente di Urbanistica e Lavori Pubblici del Comune di Cisterna, insieme all’imprenditore della Califano Carrelli, Gabriele Califono, e a Eleonora Boccacci, architetto e collaboratrice di uno studio professionale dove De Vincenti era socio.
Califano avrebbe elargito a De Vincenti e Boccacci, in contanti e tramite parcella, la somma di 40mila euro. La parcella si sostanzia di due fatture emesse da Califano a favore di Boccacci così da realizzare gli interessi della sua società, ubicata sulla SS Pontina, nel territorio del Comune di Cisterna.
La somma di denaro sarebbe stata ricevuta sia da Boccacci che da De Vincenti. In cambio, ci sarebbe stata la velocizzazione di una pratica d’interesse per Califano: l’istanza di ampliamento del sito produttivo della Califano Carreli, depositata al Comune di Cisterna nel 2021.
Sarebbe stato De Vincenti, secondo gli inquirenti, ad adoperarsi per far approvare al delibera per l’ampliamento dalla Giunta Mantini a dicembre 2021, ossia a due mesi dalla elezione dell’attuale Sindaco. De Vincenti, da Dirigente, ha approvato nei fatti il parere favorevole di regolarità tecnica, omettendo di verificare la regolarità degli edifici esistenti e consapevole dell’esistenza sul sito della Califano Carrellli di una istanza di ampliamento per manufatti abusivi. Un particolare che avrebbe impedito al Dirigente di dare il lasciapassare al parere tecnico.
Non solo, perché De Vincenti, sulla base delle investigazioni della Guardia di Finanza di Latina, si sarebbe adoperato a far approvare dalla Giunta Mantini la delibera numero 5 risalente alla data del 17 gennaio 2023, avente ad oggetto “linee guida e criteri per la valutazione degli interventi in variante al Piano Regolatore”. La manovra ha consentito alla Califano Carrelli spa di ampliare la superficie della propria attività produttiva del 25% rispetto alla superficie esistente.
Una inchiesta che, al di là degli esiti penali, denunciava un viluppo di conflitti di interessi e interessi privati. Tutto davanti a una Giunta, quella del Sindaco Valentino Mantini, che vota delibere quantomeno senza approfondire. La richiesta di arresti domiciliari per i sei indagati risaliva a oltre un anno prima: 9 gennaio 2025.
All’esito degli interrogatori preventivi, il gip Cortegiano stabilì la misura dei domiciliari per Renio Monti e il dirigente all’Urbanistica, Luca De Vincenti. Gli architetti Domenico Monti e Eleonora Boccacci, invece, erano stati destinatari dell’obbligo di presentazione giornaliera alla polizia giudiziaria. Nessuna misura, invece, è stata emessa a carico dei due imprenditori coinvolti, per cui era stat chiesto l’arresto: David D’Ercole e Gabriele Califano.
Successivamente, il Tribunale del Riesame di Roma aveva sostituito gli arresti domiciliari di Renio Monti con la misura dell’interdizione dal lavoro di architetto per un anno. Gli stessi giudici capitolini avevano confermato gli obblighi di firma per il padre Domenico Monti.