SATNAM SINGH, SLITTA L’UDIENZA: IL NODO DELLA CONSULENZA DELLA DIFESA

Antonello Lovato

Riprende il processo che vede alla sbarra per omicidio volontario, Antonello Lovato, il 39enne di Latina accusato di aver ucciso il bracciante indiano

È ripreso dinanzi alla Corte d’Assise del Tribunale di Latina il processo che imputa al 39enne di Latina, Antonello Lovato, la morte del bracciante indiano, Satnam Singh, avvenuta a giugno del 2024. La Corte è composta dal presidente Mario La Rosa, dal giudice Francesca Ribotta e dalla giuria popolare, trattandosi di un processo che contesta il reato di omicidio con dolo.

Il 31enne indiano, deceduto il 19 giugno 2024, è diventato simbolo del malcostume del caporalato e il suo nome, dopo la sua morte, è finito all’attenzione di tutti i giornali e telegiornali nazionali e internazionali. Si può parlare, almeno per la provincia di Latina, di un pre e un post Satnam.

L’arresto di Lovato, tuttora detenuto nel carcere di Frosinone, è stato disposto il 2 luglio 2024, dopo la richiesta pervenuta dal sostituto procuratore di Latina, Marina Marra, il 25 giugno dello stesso anno. Il pm Marra è stata presente anche oggi, 3 febbraio, insieme agli avvocati di parte civile e alla difesa di Lovato, rappresentata dagli avvocati Mario Antinucci e Stefano Perotti.

Sono otto le persone offese tra cui la madre di Satnam, Jasveer Kauril padre, i fratelli di Satnam Singh, il padre, Gurmukh Singh, tutti difesi dall’avvocato del foro di Santa Maria Capua Vetere, Giuseppe Versaci. Le altre persone offese sono i sindacalisti Giovanni Mininni della Flai Cgil e Giuseppe Massafra della Cgil di Latina. I sindacalisti sono difesi dagli avvocati Simone Sabbattini, Antonio Valori e Andrea Ronchi. Indicata, naturalmente, come persona offesa, anche la moglie del bracciante, Soni Soni, la 27enne difesa dall’avvocato del foro di Latina, Gianni Lauretti. Parti civili anche i Comuni di Latina e Cisterna, rispettivamente assistiti dagli avvocati Cinzia Mentullo e Maria Concetta Belli.

Nell’udienza odierna a rappresentare l’accusa, oltreché al pubblico ministero Marina Marra, anche la procuratrice aggiunta di Latina, Luigia Spinelli, per la prima volta presente nel processo in qualità di pubblico ministero. È stata proprio la procuratrice aggiunta a sollevare una serie di eccezioni alle rinunce della difesa per due testimoni tecnici e ad altri operatori medici, oltreché a obiettare che ad essere ascoltato oggi, 24 febbraio, fosse il neurologo Igino Tancredi che ha ha svolto una perizia psichiatrica su Antonello Lovato in carcere. Prima del consulente della difesa Tancredi, infatti, secondo la procuratrice aggiunte, è necessario ascoltare altri medici del pronto soccorso. Una mossa, quella dell’accusa, sulla base della consulenza medica della difesa, resa dal professore Ciallella nella scorsa udienza del 3 febbraio. L’accusa non si oppone che venga esaminato il consulente Tancredi, non prima però di conoscere il contenuto della consulenza non messa a disposizione dalla difesa.

La medesima difesa, a sua volta, Antinucci, si è opposta a tali eccezioni della pubblica accusa, puntualizzando che sulla richiesta di ascoltare i testimoni rinunciati già alla precedente udienza si è opposta ritenendo che le parti avrebbero potuto manifestare tale interesse alla precedente udienza. Per quanto riguarda la consulenza Tancredi, la difesa ha proposto che lo stesso venga ascoltato, concedendo un congruo termine di tempo alle parti per visionare l’elaborato.

La Corte d’Assise, dopo la camera di consiglio, ha spiegato che la rinuncia dei testimoni è un atto delle parti previsto dal codice di procedura penale che incide sull’assunzione delle prove nel processo, a prescindere dall’intervento del giudice che della rinuncia si limita a prendere atto. Inoltre, nel caso in cui una parte rinunci all’esame di un proprio testimone, le altri parti hanno diritto a opporsi solo se questi sono presenti nelle loro liste testimoniali; se vi è rinuncia del testimone e l’altra parte di oppone, il giudice è tenuto a valutare la necessità del testimone ammesso, tenuto conto dell’efficacia dimostrativa delle prove già assunte. La revoca dei testimoni deve essere motivata da ordinanza.

Alla luce di tali principi, la Corte d’Assise ritiene fondata l’opposizione della pubblica accusa e della parti civili limitatamente ai testimoni, ossia gli operatori sanitari, tenuto conto delle circostanze su cui dovrebbero riferire ossia sui soccorsi e sulle cure riservata a Satnam Singh dopo l’incidente avvenuto nell’azienda di Lovato a Borgo Santa Maria. È diverso, invece, per i due consulenti tecnici per cui la difesa ha diritto a rinunciarvi. Sulla questione del consulente Tancredi, la Corte d’Assise ha disposto il rinvio alla prossima udienza già calendarizzata, consentendo alle parti civili e all’accusa di procedere al contro-esame.

Si riprende il prossimo 31 marzo con la testimonianza di uno degli operatori sanitari del San Camillo e al consulente tecnico Tancredi.

Leggi anche:
SATNAM SINGH, IL CONSULENTE DELLA DIFESA: “ERA GIÀ IN COMA VEGETATIVO, IL BRACCIO PROBLEMA MARGINALE”

Antonello Lovato
Antonello Lovato

I FATTI E IL PROCESSO SINO A OGGI – “Navi”, come era chiamato Satnam da amici e conoscenti, era venuto in Italia nel 2016. Dopo aver ottenuto il primo permesso di soggiorno, era diventato, a scadenza del lasciapassare, un vero e proprio invisibile come tanti extracomunitari sfruttati nei campi dell’agro pontino e oltre. Feritosi lo scorso 17 giugno, con la macchina avvolgi-plastica per i meloni nell’azienda della ditta individuale di Antonello Lovato a Borgo Santa Maria, il 31enne lavoratore in nero è stato caricato su un furgone dal medesimo Lovato, suo datore di lavoro, e trasportato con la moglie via dall’azienda.

Dopo sette chilometri, senza essere portato in ospedale, “Navi” è stato abbandonato con la moglie in Via Genova, a Castelverde (già comune di Cisterna) davanti alla casa dove era ospitato da una coppia di italiani. Copiosa la perdita di sangue dal braccio mutilato e dalle gambe in condizioni gravissime, Navi è morto due giorni dopo in un letto dell’ospedale San Camillo di Roma dove era stato elitrasportato.

Lovato è imputato per i reati omicidio doloso e per diverse violazioni del decreto legislativo 81/2008 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Secondo il sostituto procuratore di Latina, Marina Marra – che ha chiesto la misura cautelare in carcere al Gip Giuseppe Molfese che l’ha condivisa – Lovato, “con plurime condotte”, ha causato con colpa, violando le norme di sicurezza sul lavoro, il ferimento di Satnam Singh, 31enne indiano irregolare e privo di permesso di soggiorno.

Nella scorsa udienza di aprile, la Corte d’Assise ha ammesso la costituzione di parte civile di dodici dei richiedenti. Si tratta, innanzitutto, dei quattro famigliari di Satnam Singh e della compagna convivente more uxorio, Soni Soni. Accolte anche le parti civili di Inail, Comuni di Cisterna (presente in aula, come nella scorsa udienza, il sindaco Valentino Mantini) e Latina, Regione Lazio, Flai Cgil, Cgil Latina Frosinone e Anmil (Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro). Escluse, invece, le associazioni di Libera, “Antonino Caponnetto”, Ona e Lavoratori Stranieri. Esclusa anche la richiesta della difesa di Lovato di chiamare come responsabile civile l’assicurazione Axa, ossia la compagnia che aveva assicurato il trattore che trainava l’avvolgi-plastica. In aula, il processo si è aperto lo scorso 1 aprile e sin da subito è stata battaglia tra la difesa di Lovato, rappresentata dagli avvocati Mario Antinucci e Stefano Perotti, e la Corte d’Assise.

Leggi anche:
SATNAM SINGH: “SE SOCCORSO, POTEVA ESSERE SALVATO”. IL BRACCIO TRANCIATO FU CAUSA DELLA MORTE

Articolo precedente

SABAUDIA, PD: “I GIOVANI: QUESTI SCONOSCIUTI. IL FALLIMENTO DELLE POLITICHE GIOVANILI”

Articolo successivo

AREE INDUSTRIALI DEL LAZIO, SAMBUCCI (FDI): “BENE I BENEFICI PER IMPRESE E COMUNITÀ LOCALE”

Ultime da Giudiziaria