Accusato di violenza sessuale aggravata dalla minorata capacità della vittima: pesante condanna per un 28enne della Costa d’Avorio
È stato condannato a 6 anni di reclusine per violenza sessuale aggravata il 28enne della Costa d’Avorio, I.B. (le sue iniziali), difeso dall’avvocato Giovanni Codastefano. A stabilirlo è stato il terzo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici La Rosa-Mongillo-Ciccone, che ha emesse la sentenza dopo che il pubblico ministero Giuseppe Miliano aveva chiesto una condanna a 8 anni. Il Tribunale ha stabilito per la vittima costituitasi parte civile e assistita dagli avvocati Giuliana Marano e Nicodemo Gentile il risarcimento da stabilirsi in separata sede civile.
I fatti risalgono all’agosto 2020 quando il 28enne avrebbe trascinato in un fabbricato abitato da altri immigrati la giovane di Latina. Lo scenario è quello di Via Romagnoli, a Latina, nella zona Autolinee. L’ivoriano, dopo aver conosciuto precedentemente la giovane, l’avrebbe contattata via Whatsappa. Dopodiché, il giorno successivo al loro primo incontro, il 28enne avrebbe portato la ragazza, affetta da disabilità in quanto certificata con un deficit du apprendimento, nel fabbricato.
È proprio in quel luogo appartato che l’ivoriano avrebbe violentato la ragazza. Secondo quanto esposto in requisitoria dal pm Miliano, il 28enne avrebbe utilizzato una crema lubrificante per non lasciare segni di violenza sull’organo sessuale della ragazza.
L’avvocato difensore ha spiegato, invece, che non si è formata la prova nel corso del dibattimento in quanto, in quel fabbricato, vivevano una ventina di immigrati e il 28enne non è stato scambiato per un altro. Ad essere individuato come lo stupratore è un ragazzo dai capelli lunghi con “dreadlock”, ossia un look che mai sarebbe appartenuto all’imputato.
Fatto sta che nel corso del processo, era emerso che i due – vittima e imputato -, prima dello stupro, si sono scambiati messaggi Whatsapp. L’imputato, ascoltato in udienza, ha spiegato di aver bloccato la ragazza sulla app di messaggistica, accorgendosi che la stessa aveva un deficit mentale.
Dal canto suo, la ragazza ha spiegato nel corso del processo le fasi dell’episodio di cui è stata vittima. La ragazza è stata ritenuta dai medici consulenti della Procura capace di intendete e volere. Dopo essere stata trascinata nel fabbricata, più volte avrebbe detto all’uomo di lasciarla stare. “Piangevo e gli chiedevo di smetterla”, ha dichiarato quando era stata ascoltata in Tribunale.
