MINACCE MAFIOSE AL MAGISTRATO ANTIMAFIA: RINVIATI A GIUDIZIO I CIARELLI

Luigia Spinelli
Luigia Spinelli

Minacce mafiose alla Procuratrice Aggiunta di Latina, Luigia Spinelli: conclusa l’udienza preliminare al Tribunale di Perugia

Nei giorni scorsi, il giudice per l’udienza preliminare al Tribunale di Perugia ha rinviato a giudizio Antoniogiorgio Ciarelli e i due famigliari, accusati di aver minacciato per interposta persona l’attuale Procuratrice Aggiunta di Latina, Luigia Spinelli. Il reato è contestato col metodo mafioso e in ragione di quei fatti, sin dall’ottobre 2024, l’ex sostituta della DDA di Roma è sotto scorta. A giudizio, per il processo che si svolgerà presso il Tribunale di Perugia (competente per materia in ordine a ogni procedimento che riguardi un magistrato pontino), anche i cugini di Antoniogiorgio, Francesco e Ferdinando Ciarelli.

A settembre scorso, peraltro era stata data esecuzione alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nel Comune di Latina per la durata di tre anni, disposta dal Tribunale di Latina – Sezione Misure di Prevenzione, nei pluripregiudicato, Antoniogiorgio Ciarelli, appartenente all’omonimo clan e fratello del deceduto Carmine Ciarelli, detto “Porchettone”.

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Antoniogiorgio Ciarelli, membro e famigliare dell’omonimo clan latinense di origine rom – protagonista di un quarantennio criminale nel capoluogo – dovrà rispondere del reato, in quanto, secondo gli inquirenti, ha minaccito l’attuale Procuratrice Aggiunta di Latina, all’epoca dei fatti magistrato in servizio alla Direzione Distrettuale Antimafia e firmataria di tutte le maggiori inchieste antimafia che hanno coinvolto la città pontina e oltre. Le minacce in forma indiretta furono pronunciate a ottobre 2024 quando la dottoressa Spinelli era impegnata, peraltro, nel maxi processo Reset a carico del clan Travali e nel quale era imputato anche Luigi Ciarelli, fratello di Antoniogiorgio. L’episodio delle minacce, rilevato dai Carabinieri di Latina, ha causato la decisione di porre sotto scorta il magistrato antimafia, oggi alla guida della Procura di Latina.

La circostanza emerse in una udienza nel capoluogo pontina, celebrata lo scorso 25 giugno 2025, dinanzi al primo collegio del Tribunale di Latina, in cui erano contrapposti il pubblico ministero Valentina Giammaria che chiedeva l’applicazione della sorveglianza speciale per Antoniogiorgio Ciarelli e il suo avvocato difensore Alessandro Farau, il quale aveva richiesto la non applicabilità della misura di prevenzione, in ragione delle assoluzioni incassate dal suo assistito nei processi per l’omicidio di Massimiliano Moro (assoluzione rimessa in discussione dalla Cassazione) e in quello derivante dall’inchiesta antimafia denominata “Purosangue”.

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Per capire la vicenda occorre fare un passo indietro. Antoniogiorgio Ciarelli (46 anni), fratello dei più noti Carmine detto Porchettone, Ferdinando detto Furt e Lugi Ciarelli, esce dal carcere nel 2024, dopo aver scontato la condanna a 14 anni di reclusione per associazione a delinquere, tentato omicidio, porto abusivo di arma da fuoco, estorsione. Una condanna rimediata nel processo Caronte, il procedimento che aveva posto all’attenzione la nota guerra criminale pontina tra i clan rom e la malavita non rom di Latina e che, sopratutto, costituisce l’origine delle più importanti inchieste sulla criminalità latinense, le quali sarebbero arrivate dopo, anche con la stagione dei collaboratori di giustizia.

Dopo aver scontato la pena, la Procura di Latina chiede che sia applicata la sorveglianza speciale ad Antoniogiorgio Ciarelli, una misura pendente da prima che entrasse nel carcere. A ricorrere contro l’applicazione della sorveglianza speciale è la difesa del 45enne, rappresentata dall’avvocato Farau, che richiama le assoluzioni nei processi Moro e Purosangue e ritiene che non vi sia disparità tra quanto posseduto da Ciarelli e i suoi redditi

Succede, però, che il Tribunale di Latina chiede un supplemento di approfondimento per capire la pericolosità sociale di Antoniogiorgio Ciarelli ed è in questo momento (nei giorni scorsi) che esce fuori un avviso di conclusione indagine della Procura di Perugia a carico dell’uomo per il reato di minacce aggravate dal metodo mafioso contro il magistrato Luigia Spinelli e il gestore di un locale in zona pub a Latina.

L’indagine perugina è stata avviata perché, ad ottobre 2024, Antoniogiorgio Ciarelli, insieme ad altri due membri del clan – i cugini Ferdinando e Francesco, rispettivamente di 50 e 46 anni -, si reca nel locale dell’uomo. I due si conoscono già e Ciarelli gli chiede se è lui ad essere il compagno del magistrato, al che il gestore del pub gli risponde di essere il fratello del compagno della dottoressa Spinelli.

È da questo momento che Ciarelli dice a chiare lettere che, a causa del magistrato antimafia, ha dovuto subire diversi processi, rischiando anni di condanne. Parole pronunciate a ottobre 2024 quando l’uomo è in attesa, insieme ad altri famigliari, della sentenza derivante dall’inchiesta “Purosangue”, che peraltro fu di assoluzione.

Dopodiché, andando via dal locale in zona pub, Ciarelli si rivolge ai suoi famigliari e dice: “Tanto il locale è questo“. È il gestore del locale che sporge denuncia ai Carabinieri i quali ritengono di avviare una indagine i cui atti sono trasmessi per competenza alla Procura di Perugia che si occupa di ogni circostanza che riguardi i magistrati di Latina.

Le frasi di Ciarelli sono considerate una minaccia perché riferibili a processi istruiti dal magistrato verso la quale nutre una forte rancore. Ecco perché, a ottobre 2024, scatta la scorta per la dottoressa Spinelli e il procedimento per minacce nei confronti di Antoniogiorgio Ciarelli. Il fascicolo entra direttamente nel procedimento collaterale che vede per il 46enne la possibilità che gli sia applicata la sorveglianza speciale. Successivamente, è arrivata la decisione del Tribunale di Latina che ha applicato la misura in capo a Ciarelli, prendente dall’anno 2013, prima di entrare nel carcere per scontare la condanna rimediata nel processo Caronte.

Dirimente per il Tribunale di Latina l’indagine perugina che contesta ad Antoniogiorgio e agli altri due Ciarelli la minaccia aggravata dal metodo mafioso. Accade tutto il 20 settembre 2024 quando i tre Ciarelli si presentano nel locale in zona pub gestito dal fratello del compagno della dottoressa Spinelli. Per Antoniogiorgio sono stati da poco chiesti dieci anni di carcere per il processo Purosangue, istruito dallo stesso magistrato all’epoca in servizio alla Direzione Distrettuale di Roma.

Era passata l’una di notte e Antoniogiorgio fa al gestore: “Sei tu il fidanzato di Luigia?”. L’uomo chiede: “Luigia chi?”. E Ciarelli: “Luigia il magistrato”. C’è chiaramente un errore da parte di Antoniogiorgio Ciarelli: non è il gestore il compagno del giudice, ma è il fratello. Poco importa, perché l’intimidazione, per i Carabinieri di Latina e la Procura di Perugia che ha avviato e concluso le indagini, è chiara: sono minacce mafiose.

Antoniogiorgio, dopo aver appurato l’identità del gestore, gli spiega che aveva già preso 15 anni a un processo condotto dal magistrato (omicidio Moro) e che se “avesse continuato, in questo caso, ne avrebbe rischiati altri dieci”. È prima di allontanarsi dal locale che Ciarelli, parlando con i due parenti, dice ad alta voce: “Tanto il locale è questo”. Una frase che serve a marcare il territorio e che causa a Ciarelli il nuovo processo e la sorveglianza speciale.

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