TACCHI A SPILLO: ARRESTATO IL PADRONE DEI MINI APPARTAMENTI DELLE SQUILLO TRA IL LIDO E BORGO SABOTINO

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Prostituzione ed estorsioni con tanto di minacce di morte a Latina: a finire nei guai un 40enne di Latina, Daniele Sciotti, e la sua famiglia

Sembra il segreto di pulcinella nella città di Latina poiché tutti, da sempre, sanno che al Lido di Latina e nelle strade limitrofe si esercita la prostituzione veicolata da siti di incontri sessuali ben noti come bakekaincontri, peraltro citato nell’ordinanza odierna firmata dal Gip del Tribunale di Latina Pierpaolo Bortone che ha dato seguito all’operazione della Squadra Mobile di Latina (Sezione Reati contro la persona, minori e sessuali) denominata “Tacchi a Spillo”.

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Una misura agli arresti domiciliari per Daniele Sciotti indagato per estorsione e sfruttamento alla prostituzione, e un obbligo quotidiano di presentarsi alla Polizia Giudiziaria nei confronti dei suoi genitori, Teodoro Sciotti e Patrizia Giammatteo. Indagata anche la nonna 87enne di Sciotti che, al pari dei genitori, sarebbe stata a conoscenza degli affari del 40enne e della prostituzione che avveniva negli appartamenti da lui gestiti, ma verso la quale, considerata l’età, non è ritenuta necessaria alcuna misura cautelare.

Il Gip Bortone su richiesta del Procuratore Aggiunto della Procura di Latina Carlo Lasperanza (non è la sua prima inchiesta in provincia riguardo alla prostituzione) ha inoltre disposto il sequestro preventivo sugli immobili dove le donne, per lo più rumene, ma anche una sudamericana e un’italiana, esercitavano la prostituzione: si tratta di di case ubicate in Strada Litoranea a Borgo Sabotino e in due civici in Via Palmarola, una delle traverse del lungomare di Latina.

Il complesso immobiliare dove veniva esercitata la prostituzione su Strada Litoranea, Borgo Sabotino

È lì che Sciotti, secondo gli investigatori della Squadra Mobile e la Procura, gestiva i suoi beni patrimoniali affittando i mini appartamenti (in un civico di Via Palmarola, sono ben nove) alle squillo: 250 euro a settimana oltreché 20 euro per ogni prestazione sessuale.

Il giro di affari è stato scoperto grazie alle attività investigative della Polizia, una denuncia e le dichiarazioni rese a sommarie informazioni dalla donna, oggetto di estorsione e minacce da parte di Sciotti, e da altre cinque squillo.

Le prostitute ricevevano i clienti dopo essere state contattate mediante il noto sito di incontri in cui mettevano a disposizione i loro numeri di cellulare esibendo forme e corpi più o meno esplicitamente. Sulla loro attività, Sciotti lucrava pretendendo pagamenti anche minacciando e presagendo scenari inquietanti. Era lui stesso a fotografare gli interni dei mini appartamenti mettendo in risalto le ragazze che si prostituivano.

Alcuni di questi appartamenti, inoltre, erano stati dati in affitto a personaggi legati al mondo dello spaccio di stupefacenti e al medesimo ambito dello sfruttamento della prostituzione.

È “Cristina” (nome con cui si faceva chiamare dai clienti), la prostituta rumena le cui dichiarazioni hanno fatto scattare le indagini a cui, poi, sono seguiti riscontri anche nel contenuto dei messaggi che si scambiava con Sciotti.

Alle ragazze, Sciotti chiedeva i soldi dell’affitto dimostrando di conoscere la loro attività, come quando, intercettato con un possibile cliente, questo gli chiedeva: “Ma qualche zoccola?“. E Sciotti: “Ando? Al mare? Sì ci stanno…ce ne è una che è bellina e viene anche a casa…non è che mo’ ci sta sto’ granché“.

Latina. Nel tratto che va da Capo Portiere a Foce Verde, le strade che si immettono all’interno, sul lato opposto alla spiaggia, vedono da anni gli appartamenti occupati da libere professioniste (o inserite in qualche racket) della prostituzione. Di fatto, un vero e proprio quartiere a luci rosse

Non meno esplicative del quadro, le intercettazioni con la prostituta rumena a cui Sciotti chiedeva i soldi per affitto e prostituzione.
Me ne vado! Che dico! Sto qua da stamattina…da quando sono venuta non è entrato nessuno“.
Sciotti: “E come vuoi fare con questi cazzo di soldi?“.
Daniele – gli rispondeva la prostituta – te li do piano piano, tranquillo, non ti preoccupare…non è che…sai due settimane sono…ti giuro che non mi sono intascata un soldo…tutto quello che ho fatto ti ho dato a te…non è che mi ammazzi adesso“.

Anche la madre, il padre e la nonna di Sciotti, secondo gli inquirenti, hanno dimostrato di conoscere l’attività che si faceva nei mini appartamenti. È la medesima madre che sollecita il figlio a riscuotere nei confronti di una prostituta, indietro con i pagamenti: “Vatti a fare dare i soldi…io 50 euro non li voglio. Dammi sti cazzo di soldi, non mi rompe il cazzo. Prima che te ne va, “mi metto qua”, le devi dire. Gli annunci ce li ha (ndr: riferendosi a quelli postati sul sito di incontri sessuali a pagamento), li ho visti…”ti sei messa a lavora” e intanto comincia a darmi qualche soldo“.

Negli immobili di loro proprietà, gli Sciotti avrebbero imposto alle squillo un prezzo più alto, circa 700 euro come per una delle prostitute ascoltate a sommarie informazioni che hanno detto di occupare uno dei mini appartamenti da 10 anni.

È con Cristina, però, che Sciotti ha utilizzato metodi molto spicci per ottenere i soldi a tal punto che gli inquirenti ritengono che vi sia un reato di estorsione con tanto di minacce di morte. Da lei, il 40enne pretendeva 300 euro relativamente ad affitto e prostituzione, intimandole il pagamento e ribadendo che l’avrebbe trovata dovunque. Se poi avesse deciso di battere sulla Pontina, il 40enne le avrebbe sparato.

È a giugno 2019 che Cristina, come riferito da lei stessa, è stata aggredita da Sciotti: “Fammi entrare dammi quello che mi spetta, dammi soldi“, le avrebbe detto il 40enne, minacciandola di fare presto altrimenti le avrebbe spaccato la faccia. In seguito, Sciotti si sarebbe reso protagonista di una vera aggressione colpendo la donna e tirandole i capelli. “Puttana di merda, puttana ti ammazzo“, questo il tenore delle frasi rivolte alla rumena.

È sempre Cristina a spiegare che il 40enne pontino pretendeva la somma di 20 euro per ogni cliente. Una richiesta da lei accettata perché Sciotti – che in un’occasione le aveva offerto anche la droga (cocaina) – le aveva detto che se non lo avesse fatto, non le avrebbe consentito di esercitare l’attività di prostituta, oltreché minacciandola e vantando di conoscere persone potenti in città, come “alcune famiglie di zingari”. Nella stessa palazzina dove la prostituta accoglieva i clienti, ossia nell’appartamento in Via Litoranea, è lei stessa, inoltre, ad aver riferito agli investigatori che ci sono altre squillo che si prostituivano sulla strada e gestite “dagli amici zingari dello Sciotti”.

Particolare evidenziato dall’inchiesta “Tacchi a Spillo” è anche la pandemia che inficia sulle attività della prostituzione. È Sciotti che, parlando con la nonna – in tutto, la famiglia è risultata avere in dote 3 immobili in Via Litoranea e 6 in Via Palmarola -, le spiega che il virus sta intaccando gli affari: “Mo’ queste qua stanno andanto tutte via co’ sta paura de’ sto’ virus…non lavorano più co’ sto’ virus“.

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