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Latina. Il Palazzo di Vetro, uno dei luoghi più frequentati dai clienti abituali e non. La zona che cerca il riscatto della qualificazione dopo anni di abbandono è, certamente, uno degli agglomerati più interessanti dal punto di vista della commistione sociale.

PROSTITUZIONE A LATINA: WANDA NON SE N’È MAI ANDATA VIA

in Cronaca/Focus

Ospedali, galere e puttane: sono queste le università della vita. Io ho preso parecchie lauree. Chiamatemi dottore. Charles “Hank” Bukowski

Eccoci qui, ancora soli. C’è un’inerzia, in tutto questo, una pesantezza, una tristezza…Fra poco sarò vecchio. E la sarà finita, una buona volta. Gente n’è venuta tanta, in camera mia. Tutti han detto qualcosa. Mica m’han detto gran che. Se ne sono andati. Si son fatti vecchi, miserabili e torpidi, ciascuno in un suo cantuccio di mondo. Louis-Ferdinand Celine

Alcuni la chiamano la schiavitù del basso ventre, un’insana voglia matta che aggredisce gli uomini e li dirige lì dove molti vanno a totale discrezione di se stessi e, forse, di qualche amico stretto.

I bordelli, i postriboli, i lupanari, le case di tolleranza sono da sempre esistiti. Fino al 1958, anche in Italia, la prostituzione esercitata in un luogo chiuso da un gruppo di donne, o sarebbe meglio dire colleghe, era consentita. Nessuno, nel Regno d’Italia, e poi nella Repubblica, aveva dovuto ricorrere alla pratica scomoda e pericolosa, sotto ogni punto di vista, di fermarsi in qualche svincolo di strada regionale, provinciale ecc. per comprare il sesso e stare vicino a una donna per l’”incantevole imboscata”.

Il dibattito nell’Italia dalla fine degli anni quaranta fino all’approvazione della legge fu acceso e senza esclusioni di colpi, e ancora continua, dividendo le persone, con accenti manichei, in proibizioniste e libertarie nei riguardi del più vecchio mestiere del mondo, come si suol dire con una venatura maschilista.

Il Parlamento italiano approvò la Legge n.75, più nota con il nome della sua ispiratrice, la senatrice socialista Lina Merlin che, a dispetto della sua laurea in Lingua e Letteratura Francese, non aveva mai preso sul serio il paradosso dei galletti: “Le putains son le saint femmes”.

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Lina Merlin

La legge abolì la regolamentazione della prostituzione e, di conseguenza, portò alla fine delle case chiuse con l’intento di contrastare lo sfruttamento. L’iter della legge Merlin fu molto lungo (la prima bozza risaliva al 1948) e tortuoso: la proposta creò una spaccatura trasversale nell’opinione pubblica italiana. Fra gli oppositori, Indro Montanelli pubblicò nel 1956 il puntuto pamphlet “Addio, Wanda!” che, in qualche maniera, rispondeva al libro pubblicato l’anno precedente da Carla Voltolina, moglie del futuro Presidente Pertini, e dalla stessa Lina Merlin, intitolato “Lettere dalle case chiuse”.

Montanelli effigiò così il proprio gusto sapido per il motto lapidario: “I bordelli sono la sicura garanzia dei tre fondamentali puntelli italiani: la Fede, la Patria e la Famiglia“. Dal 1958 ad oggi, il tema della prostituzione rimane al centro del dibattito politico e innumerevoli sono state le proposte, anche recentemente, di variazione e revisione della legge n.75.

In quell’Italia degli anni cinquanta, si diceva che il divieto alle case chiuse avrebbe provocato la fine di molti matrimoni. Alcuni ambienti vicini alla Chiesa, contrariamente a quanto in genere si pensi, erano in disaccordo: una passionaccia di tanto in tanto, sostenevano, toglie dalla casa il pericolo delle amanti fisse attentatrici del sacro vincolo.

Cavilli, leggi e racket

La legge Merlin è una esecuzione della Convenzione ONU del 1949-1951 sul meretricio che l’Italia ha definitivamente ratificato nel 1980. Uno degli impedimenti per una nuova legalizzazione è dovuto al fatto che l’Italia ha definitivamente siglato la suddetta norma internazionale e da quel momento non è più raccomandabile per il medesimo Paese violare i principi della stessa Convenzione. Quest’ultima, come tutte quelle del Consiglio delle Nazioni Unite, non ha l’obbligo di ratifica per gli Stati membri. Per tale motivo alcuni Stati continuano ad avere i bordelli legali, senza avere alcuna limitazione nelle politiche ONU.

In Italia, dunque, non è un reato andare a prostitute né è reato esercitare il meretricio. Al netto di ordinanze sindacali, contigibili e urgenti, che possono vietare i luoghi pubblici, gli spazi aperti o visibili al pubblico, e “i comportamenti diretti in modo non equivoco a offrire prestazioni sessuali a pagamento mediante atteggiamenti o modalità comportamentali, compreso l’abbigliamento, che ingenerino la convinzione che si stia esercitando la prostituzione; oppure vietare di contrattare, concordare prestazioni sessuali, consentendo la salita sul proprio veicolo oppure intrattenendosi, anche dichiaratamente solo per chiedere informazioni con soggetti che esercitano l’attività su strada o che, per i loro comportamenti, abbigliamento o modalità di approccio manifestino l’intenzione di esercitare prestazioni sessuali”.

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Latina. Nel tratto che va da Capo Portiere a Foce Verde, le strade che si immettono all’interno, sul lato opposto alla spiaggia, vedono da anni gli appartamenti occupati da libere professioniste (o inserite in qualche racket) della prostituzione. Di fatto, un vero e proprio quartiere a luci rosse.

È ovvio, però, che qualsiasi ordinanza sindacale può stabilire, al massimo, delle sanzioni amministrative (multe), ma non può, invece, sostituire la legge vigente in Italia che vieta, sì, i luoghi chiusi in cui più prostitute esercitano ma non proibisce la prostituzione in sé; punisce, invero, il favoreggiamento, l’induzione e lo sfruttamento della prostituzione, oltre che la prostituzione minorile. Può succedere, come caso limite, che un cliente venga chiamato a testimoniare da una Procura nel caso in cui le prostitute da lui frequentate siano organiche a un giro di prostituzione (gestito da prostitute stesse che affittano le stanze negli appartamenti), a un racket gestito da delinquenti o, talune volte, alla criminalità organizzata, spesso di matrice straniera come la Black Axe (la criminalità nigeriana), i nuovi cartelli salvadoregni o, in generale, del Latinoamerica, le congreghe cinesi, le mafie emergenti come la rumena oppure l’albanese (che, nella zona pontina, è più dedita al narcotraffico).

Gli altri Paesi

In Europa le leggi divergono sostanzialmente poiché si va dal modello svedese che ha vietato severamente ogni forma di prostituzione colpendo penalmente il cliente e non la prostituta, al sistema tedesco e olandese dove la prostituzione è legale, regolata per i luoghi preposti ad esso – sono famosi il quartiere a luci rosse di Amsterdam dove le donne si mostrano in vetrina al miglior “acquirente” di turno o i casermoni del sesso tedeschi dotati di tutti i comfort tra saune, cibo, spettacoli, cinema e ovviamente sesso a pagamento. Non mancano, negli esempi libertari come quello teutonico o dei Paesi Bassi, le storture e i cortocircuiti poiché, sovente, dietro la prostituta, esistono commerci tollerati di traffico di esseri umani e balordi di ogni genere – nel 2016 fece scalpore lo scandalo all’Artemis, il maxi bordello berlinese, che ha visto la scoperta di un giro di prostitute, esercitanti nella struttura, gestito dal gruppo criminale degli Hell’s Angels.

Nella così definita civilissima Svizzera, la prostituzione minorile, che era concessa dai sedici anni, è stata abolita solo cinque anni fa.

La fenomenologia del punter

Discorrere di prostituzione, d’altronde, è difficile poiché si assume il rischio di essere strumentalizzati o risultare politicamente corretti oppure di venire scambiati per pervertiti. Non di rado, in molti servizi giornalistici o di infotainment sui media (vedi “Le Iene”), l’argomento viene trattato moralisticamente con una punta di pruriginosità voyeuristica a favore dello spettatore, del genere: “condanno la prostituzione ma un servizio sulle mignotte non lo perdo per tutto l’oro del mondo”.

Tutto ciò che ha a che vedere col sesso fa scattare emozioni celate, malcelate o dannatamente manifeste. Ci si nasconde, non lo si confessa oppure si espone il pubblico apprezzamento e l’esaltazione un po’ goffa per l’euro in cambio di un amplesso, come suggeriscono i siti su Internet dove i punter si scambiano i loro pareri.

La parola “punter” che in inglese si muta in più significati – da conduttore di barchino a scommettitore d’azzardo fino a cliente – viene utilizzata dai frequentatori di prostitute per definirsi. Un punter è convinto di non essere un semplice puttaniere, bensì una sorta di cacciatore avventuriero, un vagabondo di siti Internet e un uomo della strada che chiama la prostituta, le chiede le informazioni di rito su luogo, tempi, modi e spesa, e poi si lancia alla conquista di quella scappatella generata da istinti subitanei e che concede il brivido dello sperato e dell’ignoto. Non è un caso che sulle recensioni che vengono compilate dai punter sui siti quali gnoccaforum.com et similia, la griglia dei parametri di fruibilità del “servizio” prevede le segnalazioni di eventuali barriere architettoniche. Non una sottigliezza, se si pensa che l’assistentato sessuale per disabili, già presente in vari Paesi europei, in Italia è una chimera.

Nella griglia, i punter, prima di descrivere, più o meno realisticamente, la propria missione ormonale, si accingono a compilare schematicamente, e dettagliatamente, alcune voci relative alla donna con cui si è consumato un rapporto sessuale: l’ammontare del pagamento per la prestazione, la città dell’incontro, la nazionalità, l’età, la conformità all’annuncio, i servizi offerti, il rate (valutazione) di partenza (prezzo), il rate concordato, la descrizione fisica, l’attitudine, la reperibilità e/o le barriere architettoniche.

Le dinamiche tra punter sono caratterizzate da un forte cameratismo, una totale idolatria per il sesso e un vero e proprio “codice etico” che tiene assieme quei profili che non accettano di essere presi in giro da chi descrive la propria avventura. Il codice non scritto stabilisce che nessuno debba mentire, pur includendo la loro vita parallela menzogne e omissioni al cospetto di mogli o fidanzate. Coloro che utilizzano siti come gnoccaforum – simili a tripadvisor o ad agenzie di rating concernenti il sesso – sono sempre sul chi va là quando sentono puzza di galoppini. Nel momento in cui qualcuno viene sospettato di sponsorizzare una prostituta con una descrizione troppo sbilanciata a suo favore – di solito le recensioni più credibili sono quelle che parlano crudamente di esperienze finite male, di odori non desiderati o trappole di vario genere -, qualcuno dei più esperti del forum, o l’amministratore stesso, utilizza l’espressione “cloppete, cloppete”, una forma onomatopeica degli zoccoli del cavallo che manifesta la non serietà della valutazione poiché il galoppino è forse interessato affinché la prostituta, di cui viene messo a disposizione il link al sito in cui si possono ammirare le sue presunte forme, venga visitata dal maggior numero di clienti. Il galoppino fazioso è, per la maggior parte delle volte, un pappone, un magnaccia che non può essere considerato parte del branco che lo emargina bannandolo poiché parte di una consorteria criminale o di un semplice giro di favoreggiamento della prostituzione.

In Rete, si possono trovare numerose testimonianze di punter che rivelano un’ordinarietà scontata: sono professionisti o giovani, anziani o precari, la sociologia dei punter non esclude nessuno, a parte le classi meno abbienti che preferiscono, per ovvi motivi di disponibilità economica, la strada. Non è un caso che ci sia, nelle recensioni dei punter, la specificazione di escort OTR che sta per “on the road”, sulla strada.

Non mancano in Rete alcune confessioni che rivelano la solitudine del punter, con passaggi ironici che mostrano lo spirito dei clienti. In questo breve scritto, redatto da un navigatore della Rete, ci sono alcuni aspetti che raffigurano compiutamente la psicologia del cliente abituale di escort, la sua umanità stiracchiata e al contempo così vera: un sentimento goliardico e fallocrate che non tiene mai conto della complessità femminile (ogni punter vede la prostituta in un solo determinato aspetto: la libido), la sincerità frutto dell’omissione della propria reale identità (utilizzano nickname), l’amara scoperta del risultato finale, ossia una riflessione frammista di compiacimento e rassegnazione alla stitica condizione umana.

Dal sito di punterforum: “Per chi di voi non lo sapesse, Punterforum è un noto forum in cui i punter (puttanieri o altrimenti detti abituali frequentatori di prostitute) si scambiano pareri e opinioni sulle varie escort da loro frequentate. Su Punterforum è possibile quindi trovare recensioni o semplici consigli sul mondo del sesso a pagamento. Io ero un utente abbastanza punterconosciuto su Punterforum (sebbene per motivi di privacy preferisco non rivelare il mio nick) e ciò significa semplicemente che ero un puttaniere degno di questo nome. Come vedete parlo al passato e lo faccio a ragion veduta, visto che l’era di Punterforum si è conclusa per me ed una fase della mia vita l’ha susseguita. Non sono più un puttaniere! E su Punterforum non mi collego più! Ne sono orgoglioso, credo di aver raggiunto un traguardo importante ed è per questo che ho deciso di mettere su questo blog e di condividere con tutti voi la mia storia ed esperienza. Ho smesso finalmente. Con tutti i siti di escort e recensioni escort (quali per l’appunto Punterforum ma anche Gnoccaforum o Escortforum ecc. ecc.)! Quello che posso cominciare a dire e che ho sempre sofferto di ipersessualità e frequento le prostitute da quando sono molto giovane, da molto prima che i siti come Punterforum esistessero. Allora si usava il passaparola ed avevo molti amici con cui ci scambiavamo consigli ed opinioni. Con l’avvento di internet molte cose sono cambiate e per non restare indietro mi sono iscritto a tutti i siti di escort ed ovviamente anche a siti come Punterforum dove si trovano numerose recensioni. Nella mia carriera di punter ho frequentato esattamente: 223 escort. Sono abbastanza direi! Non trovate? Eppure non sono mai riuscito a sentirmi felice ed appagato dopo un incontro”. Una dichiarazione che avrebbe potuto essere del protagonista di Shame, il conturbante film di Steve McQueen dedicato alle ossessioni del sesso.

I punter hanno sviluppato un linguaggio di idioma inglese o adattato alla lingua del proprio Paese molto simile alla messaggistica per social: una estesa terminologia di nicchia e comprensibile solo ai frequentatori.

Di seguito, alcuni dei simboli o degli acronimi più battuti dai recensori dei forum. Le fantasiose sigle, da semiologia del porno, dovrebbero evitare il linguaggio scurrile che, ad ogni modo, viene ampiamente recuperato nelle descrizioni discorsive che lasciano sui siti riguardo alle imprese sessuali. Una forma leggermente ipocrita che mal si addice a un mondo che di ipocrisia è intriso come in ogni ambito della vita sociale in cui sia implicato il sesso.

66, in italiano Rai 2: disponibilità al sesso anale della prostituta

AMP: asian massage parlor – centro massaggi asiatico

BJ: blowjob – sesso orale

B&S: bait and switch – esca e cambio (la persona che si presenta è diversa dal previsto)

BBJ: bareback blowjob – sesso orale senza preservativo

BLS: ball licking and sucking – succhiare e leccare i gioielli di famiglia

BS or BodySlide: scivolata sul corpo (la ragazza massaggia il corpo del cliente)

Balloons breast implants: tette rifatte

Bondage: giochi sado-maso

CIF: cum in face – venire sul viso

CIM: cum in mouth – venire dentro la bocca

Cougar: donna cinquantenne

DATY: dinner at the Y – cunnilinguo

FBSM: full body sensual massage – massaggio sensuale completo

BJ + Sex: servizio completo, orale + Rai1

FK: french kiss – bacio in bocca

GFE: girl friend experience – rapporto sessuale come con la propria ragazza

GSM: g-spot massage – massaggio del Punto-G

Missile: escort dalle prestazioni scadenti o inferiori alle aspettative

Outcall: l’escort raggiunge il cliente in albergo, a casa o in automobile

Rai1: lato a – vagina

Rai2: lato b – culo

Rate: tariffa o regalo, il prezzo dell’escort

Vomit play: doccia Romana (giochi col vomito)

SOMF: sat on my face – lei si siede sulla faccia

Sex Toys: vibratori, strumenti di gomma, palline, ecc.

Sexy talks: linguaggio sconcio

Shot: orgasmo

TG: transgender – transessuale

TGTBT: too good to be true – troppo bello per essere essere vero

TUMA: tongue up my ass – lingua nell’ano

Trampling: pratica sessuale che consiste nel farsi calpestare

VU: velocità urbana, ad esempio 50 km/h equivalenti a 50 Euro per la prestazione sessuale.

Mamma Roma a Latina

Nel capoluogo pontino, la legge Merlin tranciò di netto le abitudini di ragazzi che falsificavano il documento per entrare nel bordello (si poteva usufruire solo se maggiorenni) o signori di alto lignaggio sociale che disperdevano le loro ansie giornaliere in una visita alle cocotte di Via Milazzo. Lì si trovava la casa chiusa di Littoria/Latina. Le ragazze, nel Dopoguerra, erano controllate dall’ente comunale che disponeva le visite e le cure mediche del caso. Via Milazzo nella Latina ante legge Merlin costituiva la periferia profonda, una zona battuta da classe proletaria e piccola delinquenza. La casa delle malene pontine fu demolita, e oggigiorno non rimangono che abitazioni e una scuola che, solo qualche tempo fa, fu oggetto di un dibattito montato e semiserio sull’immigrazione.

La Marina di Latina per la toponomastica, o Lido di Latina come tutti i cittadini latinensi hanno sempre chiamato il mare, è uno dei centri maggiori di prostituzione della città. Il fatto è noto, tutti in città sanno che in quelle case arroccate come in un quadro di Maurits Cornelis Escher, tra abusi palesi e brutture estetiche, esiste la città di un sottosuolo, un mondo di mezzo praticato dai punter che vede la presenza, per lo più, di donne sudamericane, dell’Est Europa o di cinesi che si spacciano per giapponesi. Le vie delle isole sono quelle più bazzicate: in quelle traverse che si aprono a labirinti di cemento, roulotte e catapecchie, gli uomini trovano le escort che avevano ricercato sui siti o sui giornali locali che pubblicano gli annunci a pagamento.

Relatività di Escher
Nell’immagine, la litografia di Maurits Escher dal titolo “Relatività”. Il disegno ritrae un ambiente dove si muovono e vivono i personaggi simili a pedoni degli scacchi. Tutto si confonde in questo caos organizzato: una parete diventa un pavimento, una finestra una botola, le scale stesse cambiano verso.

Proprio come l’ultimo episodio di prostituzione finito nelle cronache il 12 ottobre scorso, grottesco e singolare fu il caso risalente al settembre del 2012 quando furono arrestati due lenoni (un uomo e una donna). Campeggiava, il giorno a seguire, il titolone di Latina Oggi sul loro arresto: i due papponi gestivano un appartamento in Via Emilia, nell’elegante zona residenziale Cucchiarelli, dentro il quale alcune prostitute esercitavano fatturando fino a novemila Euro al mese esentasse (la Corte Europea ha stabilito che anche la professione delle lucciole è soggetta a IVA).

Il giornale evidenziava la “grande” operazione dei Carabinieri che, dopo lunghe e complesse indagini, avevano scoperto l’alcova peccaminosa. Una totale condanna nei confronti della prostituzione, nonostante il meretricio era (ed è) legale in civilissimi Paesi europei. La notizia non presentava alcun elemento strambo considerando il nostro grado di ipocrisia generale, se non fosse stato che, come noto a tutti in città, i quotidiani pontini – e di ogni media o grande città della Penisola – pubblicano da anni gli annunci con annessi numeri telefonici delle cosiddette donnine che ricevono in svariati appartamenti del capoluogo: una prassi rintracciabile in ogni città di media demografia fino alle metropoli dove, in virtù dell’enorme domanda, sono reperibili escort del più alto bordo. Veniva da domandarsi, allora e oggi, se fosse servita, con tutto il rispetto dei Carabinieri, una lunga indagine per scoprire il covo della lussuria, oppure se fosse stato sufficiente comporre qualche numero telefonico offerto, quotidianamente, nelle ultime due pagine del giornale.

Addirittura, un altro periodico latinense dell’epoca, “La Provincia”, oltre che agli annunci e ai numeri telefonici, metteva in risalto anche i visi e/o le procaci forme delle professioniste – nel 2012, vigeva un’ordinanza del sindaco che puniva gli utilizzatori finali (copyright di Niccolò Ghedini). Si potrebbe sostenere che questa è la strana forma di proibizionismo alla pontina (e non solo), da una parte indignato e vibrante, dall’altra cedevole e lascivo.

La mappa della prostituzione a Latina

La situazione dal 2012 a oggi non è cambiata. I luoghi più battuti sono, ad esempio, il Palazzo di Vetro, al centro di un’area urbana che da anni si divide tra le case dell’Ater a Viale Nervi, feudo di clan e voti di scambio, e la volontà alla riqualificazione con il centro commerciale e il cinema. Su, al Palazzo di Vetro, vivono famiglie, immigrati e prostitute, in un coacervo di appartamenti e bagni ricavati, e sottaciute consapevolezze.

Ma gli appartamenti dove le donne esercitano sono sparsi in tutto il tessuto della città: se ne possono rinvenire nella periferia di Campo Boario o del Piccarello, fino alle zone più centrali, e persino nei quartieri più insospettabili come i giardinetti pubblici o il Corso Matteotti. Nei borghi la situazione non è affatto diversa e sui siti di escort ci sono le sezioni dedicate ad essi in cui le prostitute e, più di rado, i prostituti si offrono – non manca, infatti, il mercato gay. Per inciso, è importante sottolineare che i siti in cui vengono pubblicati gli annunci, così come i quotidiani che li divulgano giornalmente non commettono un reato. Se il luogo di pubblicità, che sia virtuale o cartaceo, si attiene esclusivamente a far conoscere l’offerta gli estensori non hanno nulla da temere. Diversa questione quando, sopratutto sui siti, gli amministratori degli spazi indirizzano i clienti verso una prostituta o un gruppo di prostitute poiché, in quel caso, si materializza il reato di favoreggiamento e/o induzione. I punter dei forum cacciano i galoppini di cui si è detto perché, oltre che a fornire dritte parziali e ciarliere, commetterebbero un reato penale. Il rischio di un amministratore di un forum è di essere coinvolto, a sua insaputa, in una rete illegale di meretricio.

In Via Litoranea, la via che collega Borgo Sabotino a Via Del Lido, è conosciuto dai più un villino dove le prostitute accolgono e cambiano vorticosamente, così come accadeva tempo fa nei piani superiori delle torri di Latina Fiori.

Non mancano le case di scambisti, come New Vanilla Club Privè sulla Via dei Monti Lepini oppure la misteriosa residenza sulla Bassianese. E non si contano i centri massaggi per tutta la provincia che delle rilassanti pratiche da spa hanno solo la facciata.

Qualcuno potrà domandarsi come sia possibile conoscere una mappatura così dettagliata: è sufficiente comporre i numeri pubblici delle prostitute con cui intrattenere delle conversazioni che si limitano a lapidarie forme di informazioni tra cui la zona in cui esercitano. Oppure leggere i commenti dei forum, commettendo così un’infrazione grave per i punter: l’attività di lurking. In inglese, il verbo to lurk in gergo significa: “entrare in un gruppo su internet senza contribuire”. Non è tanta la paura, che sarebbe comunque infondata, di subire delazioni o invasioni della privacy (difficile, anche perché i punter hanno tutti un profilo con il nickname), piuttosto è la comunità che si sente sfruttata da qualcuno che vuole andare a farsi un giro e approfittare delle recensioni degli altri, e non condividere le esperienze delle sue zingarate.

A cavallo degli anni sessanta e settanta, in una Latina sempre più in espansione, era di pubblico dominio un giro di prostituzione che aveva come sede centrale una famosa boutique vicino alle autolinee vecchie: La Finestrella. In quel negozio elegante, la città bene non si riforniva solo di abiti. Frequentata dalla classe borghese, non era insolito trovarvi celebrità del mondo sportivo pontino.

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La Finestrella era sita qui, di fianco alle Autolinee vecchie.

E un altro episodio fece scalpore negli anni settanta, quando una bisca/alcova con ninfette a carico faceva da orpello in una traversa del centralissimo Corso Matteotti; peraltro ancora sede di prostituzione.

Non solo le case. Nelle zone più improbabili della città, le prostitute hanno battuto per strada di fronte agli occhi esterrefatti di cittadini sprovvisti di malizia oppure semplicemente ipocriti. Alle autolinee nuove, di tanto in tanto, in una zona degradata da spaccio e siringhe, alcune giovani donne si alternano in periodi variabili in un’area tutto sommato centrale; di fronte alla vecchia Università, su Viale Le Corbusier, qualche anno fa sbucò dal nulla una squillo che ammiccava alle auto sfreccianti e che, solo dopo la protesta dei gestori dei pochi esercizi commerciali presenti, fu allontanata, in seguito, probabilmente, all’ordine del mezzano di turno; o, ancora, in molti ricordano un giro di passeggiatrici nel centro urbano di Borgo Montello di fronte a un noto negozio di una catena di mobili.

Non di minore rilevanza, le molteplici vicende accadute a Latina riguardo alle giovani che adescavano anziani con la promessa del sesso e che invece si palesavano ladre in cerca di bottino.

La particolarità della prostituzione latinense è che il racket non è stato mai gestito direttamente dal clan rom o da altri clan presenti in provincia. Come è noto, i clan si concentrano di più verso altri core business sebbene più di un appartenente alla mala locale è stato colto nell’atto intollerabile di sfruttare le ragazze senza pagarle, attraverso azioni di violenza sessuale e prevaricazione vigliacca.

Casi che hanno coinvolto l’attuale pentito di Alba Pontina, Agostino Riccardo, o Alessandro Zof, sotto processo per aver sparato contro altri due soggetti all’American Bar al Circeo, e con un curriculum criminale “discreto” (subì una gambizzazione durante la guerra criminale del 2010 ad opera del clan Ciarelli-Di Silvio), che fu protagonista di una mascherata codarda, insieme a un suo sodale di scorribande balorde: vestiti da forze dell’ordine si recavano nelle strette viuzze delle isole tra Capo Portiere e Foce Verde e, in cambio della finta benevolenza, facevano sesso con le giovani malcapitate senza il corrispettivo in denaro.

Non c’è il bianco non c’è il nero

Le belle di giorno non sono tutte uguali. Alcune esercitano per conto proprio, altre sono inserite in meccanismi di gang criminali, altre ancora vengono utilizzate per spogliarelli e pratiche portate all’eccesso che gli uomini si permettono di sperimentare proprio in antitesi alla loro vita di mariti o fidanzati.

Non parlano tutte allo stesso modo. Alcune sono cattive e ciniche, in attesa di dare il loro corpo senza passione, come si cede alla meccanica della vita di ogni giorno. Altre hanno lo sguardo che prova ad essere dolce. Le parole sono abbondanti o quasi mute. Dipende dalla varietà del genere umano.

Condannare o perdonare, accettare o censurare non fa parte di questo mondo. Tutto quello che si può fare è non chiamare una puttana “puttana”.

*questo reportage è stato pubblicato a novembre 2016 su Latina 5 Stelle Magazine

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