STACCA L’ORECCHIO DEL PUSHER A MORSI: MASTRACCI CONDANNATO A 8 ANNI E 6 MESI

Gianfranco Mastracci
Gianfranco Mastracci

Una feroce aggressione ai danni di  un uomo che si trovava agli arresti domiciliari: alle battute finali il processo a carico di Mastracci e Tornese

Concluso il processo che vede alla sbarra Gianfranco Mastracci e Alex Tornese, difesi dagli avvocati Sandro Marcheselli, Alessia Vita e Stefano Iucci, accusati davanti al terzo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici La Rosa-Mongillo-Ribotta, di essere gli aggressori del pusher di Latina, Luca De Bellis, a cui fu staccato brutalmente un orecchio: devono rispondere del reato di deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso. L’aggressione avvenne la notte del 1 aprile 2025 in casa di De Bellis, in Via San Carlo da Sezze, dove si trovava ai domiciliari per una misura eseguita relativamente a fatti di spaccio di droga.

La vicenda giudiziaria delinea un contesto oltremodo violento, inserito probabilmente in una guerra per i proventi dello spaccio. A settembre scorso, la Procura di Latina ha chiuso le indagini a carico del 24enne di Latina, Alex Tornese, e del 40enne Gianfranco Mastracci, accusati dell’aggressione ai danni del 32enne pusher Luca De Bellis.

Il Tribunale ha condannato a 8 anni e 6 mesi di reclusione Gianfranco Mastracci e a 2 anni e 6 mesi Alex Tornese, assolvendolo dal reato più grave della deformazione. Tornese, per effetto di questa pronuncia, viene liberato dalla misura dei domiciliari.

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Oggi, 16 luglio, il pubblico ministero Marco Giancristofaro, prima di svolgere la requisitoria, ha chiesto l’acquisizione degli atti per una testimone chiave: la giovane ragazza che si trovava nella sera incriminata insieme a De Bellis all’interno dell’appartamento dove avvenne l’aggressione e il morso bestiale dell’orecchio del pusher. Per il pubblico ministero, ci sono evidenti discrasie tra quanto dichiarato in sede di indagini e detto in aula: “La giovane è stata oggetto di intimidazione e ha testimoniato il falso”. Ecco perché il pm ha chiesto il trasferimento degli atti in Procura per falsa testimonianza.

“Luca De Bellis mi disse solo di rimanere dentro la stanza e lui prese un coltello. Ho sentito un forte trambusto, qualche voce e quando sono uscita fuori ho visto il degrado. La casa era tutto a soqquadro, mentre Luca perdeva sangue dall’orecchio staccato. De Bellis mi disse che erano stati Alex Tornese e Gianfranco Mastracci”. Era stato questo il racconto dell’amica del pusher di Latina, Luca De Bellis. Una narrazione che introduceva l’elemento del coltello che sarebbe stato preso precedentemente all’assalto in casa da parte di Mastracci e Tornese. Lo scontro con la difesa che si è opposta alla nuova acquisizione si è consumato sull’altro particolare del televisore: nel racconto reso in indagine dalla giovane l’apparecchio e dalle foto investigative si trovava per terra, nella prospettazione della difesa il televisore potrebbe essere stato scagliato da De Bellis contro i due aggressori. Secondo i difensori, non è dimostrabile che la giovane testimone sia stata intimidita.

Sarebbe stata la ragazza lei ad aprire la porta dopo aver sentito citofonare e fu lo stesso De Bellis a dirgli di aprire, dopodiché il giovane corse a prendere un coltello. La ragazza, che non aveva il permesso di andare a trovare De Bellis trovandosi ai domiciliari, ha spiegato di conoscere Mastracci per nome e di persona Tornese con cui non ha buoni rapporti: “Fu Luca ad aprire la porta e fu lui a dirmi che era stato Mastracci a staccare l’orecchio”.

Una testimonianza che più o meno è simile a quella riferita da Luca De Bellis in aula lo scorso gennaio, tranne per la parte del coltello che, secondo la ragazza, fu preso volontariamente dal 32enne, e non invece trovato in cucina come spiegato dal medesimo De Bellis. In teoria, la ragazza testimone sarebbe dalla parte di De Bellis. In aula, però, finita la sua testimonianza, la giovane aveva dimostrato una certa confidenza sia con Tornese che con la fidanzata di Mastracci.

Il Tribunale ha però ritenuto che non ci sono elementi da cui sono emersi tentativi di condizionamento della giovane testimone affinché riferisse fatti diversi da quelli resi in indagine.

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Il pm Giancristofaro, nella sua requsitoria, ha ritenuto provate le responsabilità dei due imputati. Il magistrato ha sottolineato che De Bellis non sapeva chi stava citofonando e dopo aver visto Torese allo spioncino della porta si è trovato addosso Mastracci. Il pusher fu aggredito da un colpo al viso da Mastracci e poi spintonato fino a subire il morso che gli ha staccato il padiglione dell’orecchio. Nel corso della colluttazione, De Bellis ha afferrato un coltello della cucina, cercando di sferrare fendenti contro Mastracci, senza contare che Tornese avrebbe scagliato in testa a De Bellis il televisore. La giovane testimone che si trovava in casa era stata chiusa in una camere e avrebbe visto la scena ad aggressione conclusa.

In ospedale non fu possibile ri-attaccare l’orecchio, tanto che il pusher ha dovuto subire una ricostruzione chirurgica. In casa gli investigatori trovarono indumenti sporchi di sangue. Mastracci e Tornese sono entrati in casa contro la volontà di De Bellis il quale non ha potuto far altro che difendersi con il coltello. Erano due contro uno, ha ribadito il pm Giacristofaro. “Mastracci disse: domani torno con il ferro”. Peraltro, ha sottolineato il pubblico ministero, i due imputati scapparono e l’uno, Tornese, fu trovato fuori da Latina, l’altro, Mastracci, si costituì giorni dopo al carcere di Rebibbia: “Staccare l’orecchio non è una mera azione difensiva”.

Secondo il pubblico ministero non vi è ragionevole dubbio, entrambi devono essere condannati: 10 anni di reclusione per Mastracci e 7 anni per Tornese, con la concessione delle attenuanti generiche.

L’avvocato difensore di Mastracci, Sandro Marcheselli, ha sottolineato che in quell’appartamento sono salite altre tre persone mai identificate, oltreché al fatto che De Bellis ha scritto sul balcone con il sangue la scritta “Ciao” dopo essere stato aggredito. “Abbiamo la certezza che questo orecchio sia stato strappato con un morso oppure reciso con un coltello?”, si è domandato in aula l’avvocato Marcheselli: “Non c’è nessuna perizia, ma solo le dichiarazioni di De Bellis”. Per il difensore, De Bellis, con le coltellate al fianco di Mastracci, avrebbe potuto commettere un tentato omicidio.

L’avvocato difensore ha invocato la legittima difesa o, al più, l’eccesso colposo, menzionando alcune sentenze del 2019: “Qualcosa è successo tra De Bellis e Mastracci ma non siamo riusciti a capire”. Ecco perché l’avvocato difensore ha chiesto l’assoluzione per un capo d’imputazione e l’eccesso colposo/legittima difesa per l’aggressione.

Anche l’avvocato difensore di Tornese, Alessia Vita, ha puntato sulla lacunosità delle indagini. Secondo il difensore, non ci sarebbe stato l’accertamento sul sangue trovato in appartamento: né se fosse stato di Mastracci, né di Tornese. “Non è stata accertata la verità”. De Bellis, secondo l’avvocato difensore, sapeva che sarebbero arrivati Mastracci e Tornese, tanto da prepararsi con tre coltelli e chiudere a chiave dentro la camere la sua giovane ospite. In aula, l’avvocato difensore ha fatto alzare in piedi Mastracci il quale, sollevando la sua camicia, ha fatto vedere ai giudici del collegio penale le cicatrici sul suo fianco sinistrato che sarebbe stato attinto dai fendenti di De Bellis. Non credibile, per la difesa, neanche la circostanza per cui Tornese avrebbe tenuto aperta la porta di casa di De Bellis, in considerazione del suo fisico esile. “De Bellis mente e lo dimostra il fatto che non dice alla sua giovane ospite di chiamare i Carabinieri. Non urla e non chiede aiuto”. Insussistente anche la fuga, in quanto Tornese è stato trovato a Sezze dove viveva con la compagna.

L’altro avvocato difensore di Tornese, Stafano Iucci, ha puntato sulla circostanza che, nel corso della sequenza più violenta della colluttazione tra Mastracci e De Bellis, il 24enne non avrebbe partecipato: “Un contributo passivo, a dircelo è lo stesso De Bellis”. Tornese sarebbe intervenuto solo successivamente. Per il difensore, sarebbe stato Mastracci ad essere vittima dell’aggressione di De Bellis, tanto da doversi difendere.

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FATTI – I fatti sono avvenuti in Via San Carlo da Sezze, a Latina, dove, all’epoca, si trovava ristretto ai domiciliari De Bellis. I due soggetti – Mastracci e Tornese – avrebbero suonato alla porta del ragazzo riuscendo ad entrare in casa con un espediente. Parrebbe che la vittima conoscesse di persona solo Tornese e che Mastracci, noto al 32enne per fama criminale, sia arrivato insieme al primo.

Entrati nell’abitazione, sarebbe stato proprio Mastracci a colpire il proprietario di casa con un violento pugno al volto e ne sarebbe nata una colluttazione feroce. I due, De Bellis e Mastracci, si sarebbero scambiati diversi colpi, ma a soccombere, cadendo a terra, sarebbe stato il 32enne De Bellis. Dopodiché, Mastracci avrebbe morso all’orecchio la vittima, provocandogli il distacco di metà dell’orecchio per poi darsi alla fuga subito dopo insieme a Tornese il quale, nel corso del pestaggio violento, avrebbe lanciato in testa della vittima anche un televisore.

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A seguito dell’immediato intervento della Squadra Volante e delle cure prestate al soggetto ferito, gli investigatori della Squadra Mobile hanno iniziato le ricerche degli aggressori che nel frattempo si erano dileguati. Sul posto si sono recati anche i poliziotti della Scientifica per gli accertamenti del caso in un contesto piuttosto scioccante. De Bellis, infatti, ha perso sangue e al Santa Maria Goretti non è stato possibile riattaccare la metà orecchio strappato dal morso ferino di Mastracci.

Uno dei due, Tornese, ritenuto il complice, è stato individuato nonostante il tentativo di fuga e, alla luce degli indizi acquisiti dagli agenti,  è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto e condotto in carcere.

Il vero aggressore è Mastracci, coinvolto in più fatti di malavita pontina e da sempre alle prese con fatti violenti. Sarebbe stato lui ad aggredire De Bellis con ferocia, fino a tirargli un pugno in pieno viso e a prenderlo a morsi sull’orecchio. L’uomo sarebbe spuntato improvvisamente dopo che De Bellis aveva aperto la porta a Tornese che conosceva già. Alla base dell’aggressione, questioni che probabilmente hanno a che fare con affari criminali sul versante dello smercio di droga. Il principale aggressore avrebbe desistito dalla violenza contro De Bellis perché sarebbe stato colpito alla schiena dalla vittima con un paio di fendenti di un piccolo coltello trovato in cucina.

Mastracci, pluripregiudicato di Latina Scalo, è stato condannato in via definitiva nel filone romano di “Alba Pontina”, processo nato dall’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma e che ha messo alla sbarra, condannandoli per associazione mafiosa, il ramo dei Di Silvio capeggiato da Armando detto “Lallà”.

In carcere sin da minorenne, Mastracci si è reso protagonista di diversi episodi violenti, anche in carcere come ha evidenziato al condanna subita nel processo denominato “Masterchef”. A giugno 2023, il 40enne è stato rinviato a giudizio per estorsione, minacce e lesioni insieme al 38enne Francesco Iannarilli, entrambi noti a cronache giudiziarie e forze dell’ordine. I due dovranno rispondere alle accuse di aver soverchiato e pestato diversi detenuti dentro il carcere di Latina, vessati e minacciati al fine di pagarli in termini di soldi e altri beni materiali.

Solo alcuni esempi del lungo curriculum criminale di un personaggio che appare anche nella maxi indagine tra Fondi e Latina, condotta dalla DDA di Roma ed eseguita da Carabinieri e Polizia. In quel caso, mentre in un primo momento, sembrava alleato di soggetti quali Alessandro Artusa e Roberto Ciarelli, affiliati al clan di Fondi, retto da Massimiliano Del Vecchio, alla fine lo stesso Mastracci rischiò di essere vittima di un attentato punitivo sempre per affari inerenti allo smercio di droga.

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