SABAUDIA, CHIOSCHI LUNGOMARE: “GARA D’APPALTO E STAGIONE BALNEARE SEMPRE PIÙ NEL CAOS”

L’intervento congiunto dei Consiglieri Comunali Giancarlo Massimi, Simone Brina e del Segretario del Circolo Luca Mignacca (Partito Democratico)

“Dopo l’approvazione della deliberazione riguardante la gara per “la concessione del servizio di pubblica utilità” di nove chioschi adottata ieri dal Consiglio Comunale con il solo voto della maggioranza e con la minoranza che abbandona l’aula per protesta, si annuncia una stagione balneare all’insegna del caos e dei disservizi.

Nonostante le molte sollecitazioni (interrogazioni e richieste di convocazione della commissione demanio) che non hanno sortito effetti, è approdato in Consiglio Comunale un provvedimento che certifica la confusione in cui si trova la maggioranza.

Un atto che desta perplessità sotto diversi aspetti, formali e sostanziali fino a considerare la presenza di un bagnino come fosse una prestazione di servizi in parte remunerata con biglietto, tanto per intenderci modello Cotral!

Appare evidente la incapacità dell’attuale maggioranza di affrontare il nodo della programmazione e gestione del lungomare, mentre si spendono risorse pubbliche in consulenze: ai 30 mila euro per l’attuazione della direttiva Bolkstein, si aggiungono i 36 mila euro destinati ad una società per supportare il Rup in questa gara che riguarda nove chioschi, gli otto dello scorso anno ed un altro oggetto di rinuncia da parte del titolare. Oneri economici, che a detta dell’Amministrazione, sono a carico dei futuri assegnatari dimenticandosi, come ha avuto modo di chiarire l’Anac, che tali costi devo essere essere sostenuti dall’Amministrazione e quindi non imputanili a terzi. (eccetto le spese per la publicazione).

Ma veniamo al merito della deliberazione. Non c’è nessun corrispettivo tra la prestazione (assistenza alla balneazione) e l’utente: è del tutto evidente l’assenza del rapporto di servizio, il pagamento del costo (tariffa per il servizio) e l’esercizio di una prestazione, con il trasferimento del rischio operativo a carico del concessionario. La tutela della sicurezza dei bagnanti, infatti, configura un obbligo a

carico dell’ente locale (non dell’utente) che, in assenza del servizio, deve comunicare, attraverso l’apposizione di apposita cartellonistica, la situazione di pericolo per la pubblica incolumità.

Il provvedimento, inoltre, appare contraddittorio anche nelle tipologie individuate, con riferimento all’ambito di applicazione del Regolamento regionale n.19/2016 che rimane di fatto disapplicato.

L’impressione che si ricava è che la Giunta, non volendo assumere su di sè le responsabilità di fronte ad una situazione delicata anche in considerazione di quanto accaduto lo scorso anno, abdichi alla propria funzione scaricando, impropriamente, le proprie responsabilità sul Consiglio Comunale.

Dubbi e perplessità rileva altresì l’indizione di una nuova gara a stagione balneare iniziata a fronte della possibilità, prevista nel precedente avviso, di poter procedere ad eventuali proroghe: peraltro la convenzione sottoscritta dal Comune e dai vincitori della gara dello scorso anno “ha validità fino al 30 settembre 2027 e comunque per tutta la durata della concessione”.

Il nuovo bando riapre, paradossalmente, la possibilità ai cinque concorrenti esclusi di tornare in gioco penalizzando chi ha vinto e si è visto accogliere dal Tar Lazio l’istanza di annullamento della decadenza dell’aggiudicazione dichiarata dagli uffici comunali, senza che il Comune abbia provveduto a ricorrere al Consiglio di Stato. Un modus operandi che apre la strada a possibili impugnative, oltre che ad un’azione risarcitoria nei confronti del Comune da parte degli aggiudicatari legittimati dalla obbligazione sorta a carico dell’ente con la sottoscrizione della convenzione valida fino al 30 settembre 2027, prevista come opzione nel bando di gara.

Lo stesso Piano economico finanziario appare inadeguato, sia in relazione gli investimenti, ai costi di gestione che difficilmente potranno trovare remunerazione in quattro anni, anzi in tre considerati i tempi per l’espletamento delle procedure di gara. Un modus operandi che crea una disparità di trattamento tra gli stessi operatori: mentre per le nuove attività dovrebbe applicarsi il Regolamento Regionale obbligando la stipula di apposita convenzione (che tra l’altro dovrebbe prevedere un’area per mero deposito delle attrezzature, delimitata e sottoposta a rilascio di concessione demaniale), dall’altro si confermano autorizzazioni dove si consente il deposito su area demaniale di una parte di dette attrezzature, in conformità al parere rilasciato dall’Ente Parco nel 2004, ma in assenza del titolo di occupazione procurando così un danno erariale (l’importo della concessione minima in 3.444,87 € a favore dello Stato e 516,73 € come imposta regionale).

Resta aperto infine, il tema delle proroghe delle concessioni balneari. Sia l’Anac che il Consiglio di Stato sostengono (e molte amministrazioni stanno accelerando in tal senso) la non validità delle proroghe delle concessioni balneari in essere e che si possa procedere ad eventuali prosecuzioni o affidamenti diretti solo ed esclusivamente in pendenza di gara. A Sabaudia, peraltro, tali proroghe risultano rilasciate con un semplice atto di Giunta Comunale, in assenza del bando di gara.

E mentre nel Lazio le Amministrazioni hanno una linea coerente, l’esempio al quale guarda impropriamente Sabaudia è Maiori, sulla costiera amalfitana”.

Così, in una nota, i consiglieri Comunali Giancarlo Massimi, Simone Brina e del Segretario del Circolo Luca Mignacca (Partito Democratico).

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