La Direzione distrettuale antimafia di Bari ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini riguardanti l’operazione Erebus a 27 persone e dieci società, indagate o chiamate a rispondere, a diverso titolo, degli illeciti contestati nell’ambito di una filiera organizzata per il traffico illecito di rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi. Tra di loro anche l’imprenditore pontino, Aurelio Proia.
Invece di essere trattati in impianti dedicati, i rifiuti sarebbero stati abbandonati in cave, terreni agricoli e capannoni dismessi in Puglia, Campania e Lazio. Alcuni scarichi avrebbero interessato anche il Parco nazionale dell’Alta Murgia e un’area del Parco regionale delle Dune costiere. L’accusa ipotizza l’impiego di codici EER non corrispondenti alla reale natura dei rifiuti, formulari contenenti indicazioni false e operatori privi dei titoli necessari o attivi al di fuori delle autorizzazioni possedute.
Il profitto complessivo contestato, calcolato sommando i compensi ricevuti e i costi di trattamento risparmiati, ammonta a circa 2,38 milioni di euro.
Lo scorso 27 maggio, nelle province di Foggia, Salerno, Napoli Benevento, Roma e Latina, i Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli, unitamente ai Carabinieri dei Comandi Provinciali territorialmente competenti, avevano dato esecuzione ad una ordinanza di applicazione di misura cautelare nei confronti di 19 soggetti (6 arresti domiciliari, 7 obblighi di presentazione alla Polizia Giudiziaria e 6 interdizioni per un anno dall’esercizio dell’attività imprenditoriale), ritenuti responsabili a vario titolo del reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti.
L’ordinanza cautelare era stata emessa dal GIP del Tribunale di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e faceva riferimento ad una serie di condotte illecite che sono state accertate nell’ambito di una complessa e articolata attività investigativa che aveva avuto inizio nell’ottobre 2023 e che si era poi protratta per un consistente ambito temporale.
Era stato possibile ricostruire una vera e propria filiera organizzata dedita al compimento di reiterate azioni finalizzate allo smaltimento di ingenti quantità di rifiuti speciali– in prevalenza scarti provenienti dal trattamento dei rifiuti speciali/industriali, rifiuti tessili e frazione indifferenziata di RSU – provenienti da impianti di trattamento/recupero dislocati nelle province di Roma, Napoli, Caserta, Brindisi e Salerno.
L’organizzazione dell’attività illecita, che si avvaleva di società di intermediazione del settore, era orientata al conseguimento dell’ingiusto profitto rappresentato dal risparmio di spesa, derivante dalla mancata attivazione delle corrette procedure di gestione dei rifiuti, prescritte dalla legge.
In particolare, migliaia di tonnellate di rifiuti sono state illecitamente trasportate e smaltite presso cave in disuso, nonché aree agricole (vigneti e uliveti) e capannoni dismessi, ubicati nelle province di Foggia, della BAT, di Bari, di Napoli e Frosinone, con conseguente imponente deturpamento e danneggiamento delle aree interessate (alcune di particolare pregio naturalistico) e rischio per la salute stessa.
L’attività criminale consentiva agli indagati di acquisire un illecito profitto di cui è stato disposto il sequestro. In particolare, venivano sequestrate 10 società (per lo più aziende produttrici di rifiuti), 60 automezzi, nonché beni mobili e immobili fino al raggiungimento della cifra riconosciuta quale provento dell’attività criminosa. In precedenza, erano già state sequestrate una cinquantina di aree utilizzate per l’illecito sversamento dei i rifiuti.
Lo schema operativo del traffico criminale era caratterizzato dall’adozione di procedure collaudate, fondate sulla classificazione fittizia dei rifiuti da parte degli impianti di produzione, con redazione di falsa documentazione indicante siti di destino solo sulla carta esistenti, che consentissero di giustificare il trasporto dei rifiuti ed il successivo illecito abbandono, invece, in siti abusivi.
Alcune aree di campagna erano diventate delle autentiche discariche abusive a cielo aperto dove sono stati smaltiti, soprattutto in orari notturni, quantità impressionati di rifiuti urbani e speciali; i rifiuti una volta scaricati, in alcune circostanze, venivano dati alle fiamme, rendendo l’aria irrespirabile. Questo fenomeno criminale si era progressivamente intensificato e diffuso, destando molto clamore nell’opinione pubblica.
L’ordinanza firmata dal Gip del Tribunale di Bari Ilaria Casu disponeva tre diverse misure. Gli arresti domiciliari hanno colpito sei persone: Ilario Vernieri, di Pellezzano (SA), intermediario dei rifiuti e figura centrale della filiera; Giacomo Campese, di Cerignola, gestore della società di trasporti “Ceva Service – Società Cooperativa”; Mauro Campese, di Cerignola, autista e trasportatore della stessa società; Francesco Pio Losurdo, di Cerignola, cognato di Lucia Calvio, che si occupava di individuare i siti di sversamento; Cosimo Roma, di Brindisi, socio e procuratore speciale della “Bri. Ecologica s.r.l.”; Daniele Mastrullo, di Foggia, genero di Domenico Di Corcia, con il compito di reperire siti e fare da staffetta.
L’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria è stato applicato a sette persone: Lucia Calvio, di Cerignola, amministratrice unica della “Calvio Trasporti s.r.l.s.” e moglie di Mauro Campese; Giuseppe Calvio, di Cerignola, cugino di Lucia, basista e vedetta nelle operazioni notturne; Matteo Antoniciello, di Cerignola, basista e trasportatore; Matteo Carosiello, di Cerignola, basista e trasportatore; Domenico Di Corcia, di Foggia, basista e responsabile delle condotte principali; Biagio Campiglia, di San Pietro al Tanagro (SA), intermediario e gestore della “LC Consulting s.r.l.”; Luca D’Ambrosio, di Battipaglia (SA), intermediario dei rifiuti.
Il divieto di esercizio dell’attività imprenditoriale per un anno è stato invece inflitto a cinque soggetti: Stefano Falzarano, di Airola (BN), amministratore unico della “Ambiente & Metalli s.r.l.”; Aurelio Proia, di Latina, amministratore unico della “MP Recuperi S.r.l.s.”; Roberto Antonio Stanziano, di Cerreto Sannita (BN), amministratore unico della “Waste Services S.r.l.”; Domenico Memoli, di Baronissi (SA), amministratore unico della “Memoli Domenico s.r.l.”; Gino Lori, di Guidonia Montecelio (RM), gestore della “San. Eco. Recuperi s.r.l.”; Giovanni De Simone, di Sant’Anastasia (NA).
